L’impatto colossale di Mark Viduka bazooka

Mark Viduka viene ricordato tra gli appassionati della Premier League come un “attaccante bulldog”, reputato un colosso dai piedi buoni. L’australiano ha regalato alla Premier la parte migliore della sua carriera. Nonostante una stagione da 25 gol con il Celtic prima del suo trasferimento in Inghilterra, prima a Elland Road, e più tardi al Riverside Stadium, Viduka ha dato il meglio di sé in Premier League.

Nato a Melbourne, figlio di un immigrato croato, i primi anni da professionista di Viduka sono stati plasmati dalle sue radici croate. L’Australia divenne un noto luogo di migrazione per i croati in fuga dalle persecuzioni in patria, e il governo australiano li aveva accolti a braccia aperte e con agevolazioni per i visti.

Il primo club di Viduka a 18 anni è stato quello dei Melbourne Knights, precedentemente noto come Melbourne Croatia, e dopo due stagioni in cui si è messo in mostra con il club dello Stato di Victoria, Viduka ha fatto il suo grande passo verso l’Europa. La Croazia Zagabria – ora conosciuta come Dinamo Zagabria – non poteva che essere la destinazione naturale per Viduka. Le performance di quel gigante australiano hanno aiutato la squadra della capitale a contendere il dominio nazionale all’Hajduk Spalato.

Viduka ha stretto un’ottima partnership offensiva con l’attaccante della nazionale Igor Cvitanović, vincendo tre titoli consecutivi con la Dinamo, in un’epoca d’oro per il club. Le sue performance hanno attirato l’attenzione di tutta Europa e nel dicembre 1998 Wim Jansen si è lanciato in picchiata per ingaggiarlo per fargli fare coppia con Henrik Larsson.

Dopo un periodo di adattamento in Scozia, Viduka ha fatto sfracelli in Scottish Premier League nel 1999/00. Nonostante abbia giocato in un Celtic che doveva contrapportsi a uno dei migliori Rangers di sempre, Viduka ha fatto la differenza nella squadra dei cattolici di Glasgow, spiccando anche rispetto a Larsson. L’australiano ha conquistato la Scarpa d’oro scozzese, vincendo anche il riconoscimento come miglior calciatore del campionato. Grazie alla sua esplosione, si è guadagnato il passaggio il Leeds United. Le sue performance in Scozia avevano attirato tanti club. Viduka era fortissimo nel gioco aereo e dotato della capacità di combinare con i compagni di squadra più agili e veloci.

David O’Leary lo ha ingaggiato tenendo in considerazione tutto ciò, avendo chiesto espressamente un attaccante centrale che permettesse alla sua giovane e creativa squadra di avere una maggiore presenza fisica in zona offensiva. Viduka è stato anche incaricato di fungere da apriscatole per il compagno di squadra australiano Harry Kewell, che all’epoca sembrava pronto a conquistare la Premier League.

Lo stile di Viduka ha immediatamente conquistato i tifosi di Elland Road, con il suo gioco avvezzo ai contatti fisici e la sua forza aerea. A Leeds sembrava di essere tornati ai tempi di Allan Clarke e Mick Jones. Il suo periodo nello Yorkshire ha continuato a dimostrare che Viduka era molto più che un centravanti d’area, in quanto combatteva con i difensori in aiuto della squadra, mettendo in campo malizia, cattiveria e carattere. Già a guardarlo, visto il suo aspetto imponente, i difensori dovevano prepararsi a ingaggiare una battaglia per 90 minuti. Come se non bastasse, la capacità di tenere palla, una volta controllata, e di riuscire a segnare con entrambi i piedi creava un ulteriore grattacapo ai difensori.

La squadra di O’Leary è stata costruita sul ritmo e sull’attitudine al contropiede, e Viduka ha fornito la costante minaccia offensiva per poter competere in Europa. Viduka è stato il miglior realizzatore del Leeds nelle quattro stagioni nello Yorkshire. L’australiano è stato fondamentale per il raggiungimento della semifinale di Champions League nel 2000/2001, alla sua prima stagione nello Yorkshire. Non potendo contare sull’infortunato Bridges, O’Leary, optò per un solo centravanti, Viduka, con calciatori leggeri ai lati. Alan Smith, Harry Kewell e Robby Keane erano elementi capaci di garantire un buon numero di gol. Il Leeds ha avuto problemi finanziari e nel 2003/2004 è retrocesso mestamente in Championship. Viduka è passato quindi al Middlesbrough.

L’australiano ha portato il Boro fino alla finale di Coppa UEFA 2006, dimostrando di avere ancora benzina nel serbatoio. D’altra parte nel 2006 aveva 31 anni ed era ancora nel pieno della carriera. I suoi gol sono stati fondamentali per salvare il Middlesbrough nel 2006/2007, ma ha deciso di trasferirsi al Newcastle. A St James’ Park si è ritrovato coinvolto in un’altra battaglia per evitare la retrocessione, ma i suoi gol e la sua esperienza hanno contribuito a salvare i Magpies nel 2007/08. L’ultima stagione della sua carriera, quando eramai logoro fisicamente, è stata invece negativa, con zero gol all’attivo.

In nazionale la sua carriera sembrava essere stregata. Eppure l’inizio era stato promettente, con un buon girone alle Olimpiadi di Atlanta. L’Australia fu comunque beffata, facendosi rimontare dal 2-0 al 2-3 contro la Spagna. In quel periodo l’Australia ha perso ben tre spareggi per qualificarsi ai mondiali. La fortuna è girata nel verso giusto per i Socceroos nel 2005 quando Viduka è stato nominato capitano dell’Australia dall’allenatore Guus Hiddink, dove ha guidato la nazionale ai mondiali di Germania. Gli oceanici si sono fermati solo agli ottavi, proprio contro gli Azzurri, che hanno vinto allo scadere grazie a un rigore di Francesco Totti.

Affiancato da Kewell e Tim Cahill, Viduka ha segnato una nuova era per il calcio australiano, dando gioie praticamente mai vissute ai propri tifosi. Il suo ruolo nelle qualificazioni, e nella stessa Coppa del Mondo, ha consolidato lo status di Viduka come leggenda australiana, che si è trovato a suo agio come leader esperto della Golden Generation. Una gioia, quella australiana, comunque effimera, in quanto, una volta offuscate le stelle di Viduka e Kewell, la nazionale è diventata molto meno competitiva. Considerando anche il suo impatto nel Regno Unito e quanto fatto vedere anche nelle competizioni europee, non ci dovrebbero essere dubbi sul suo status di calciatore australiano più forte e influente di tutti i tempi.

 

Vincenzo Di Maso

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