Gordon Banks, la banca d’Inghilterra

Pelé racconta la parata di Gordon Banks: Pelè: "Banks è saltato come un salmone che risale le cascate".

Come noto, oggi è l’anniversario numero 50 della parata di Gordon Banks su Pelé. Il portierone inglese, che si è spento nel 2019, è definito “la banca d’Inghilterra” ed è reputato il miglior portiere britannico di sempre e uno dei migliori di tutti i tempi.

Il suo nome è legato indissolubilmente alla parata del secolo, quella su Pelé ai mondiali di Messico ’70. Jairzinho scatta sulla destra, arriva sul fondo e mette in mezzo un cross preciso, Pelé sale in cielo e lo piazza nell’angolino. O Rei sta per esultare, vista la forza e la precisione del suo colpo di testa, ma il suo urlo è strozzato dal prodigioso intervento di Gordon Banks.

Più tardi l’asso brasiliano racconterà: “Banks è saltato come un salmone che risale le cascate”.

Dopo quella prodezza, Bobby Moore sollevò le braccia e diede una pacca sulla spalla al compagno, autore di quel prodigioso gesto atletico. Dopo la parata, con la sua consueta modestia, Banks affermò che l’intervento fu frutto esclusivamente della fortuna.

«Vidi Jairzinho caricare il cross e iniziai a muovermi sulla linea di porta, pensando che avrebbe messo il pallone verso il dischetto del rigore: ero convinto che sarei stato in grado di anticipare Pelé, che era appena entrato in area. Ma Jairzinho mise il pallone dall’altra parte, subito fuori l’area piccola. Girai la testa e vidi nuovamente Pelé che colpiva il pallone di testa: appena la sfera lasciò la sua testa, lo sentii urlare “Golo!”. In una situazione come quella, tutto diventa chiaro nella tua mente. L’esperienza e la tecnica hanno il sopravvento. Mi trovai all’improvviso in un angolo di quaranta gradi con la mano allungata verso il palo e i miei occhi sul pallone che scendeva. Capii che non sarei stato in grado di bloccarlo. Istintivamente, sapevo che avrei dovuto colpire la sfera verso l’alto. In quel modo, Pelé non avrebbe potuto realizzare in tap-in. Il pallone toccò terra a meno di due metri da me, la mia preoccupazione era capire l’altezza del rimbalzo. Riuscii a toccare il pallone con le dita, era la prima volta che indossavo un nuovo tipo di guanti, molto utilizzati in Sudamerica: erano più grandi dei nostri, coperti di gomma. Fecero il loro dovere, riuscii ad arrivare sul pallone. Ora la preoccupazione era non spedire la palla sulla parte alta interna della rete: ruotai leggermente la mano, usando il terzo e il quarto dito come leva. La mia prima reazione fu guardare Pelé, non avevo idea di dove fosse il pallone. Aveva la testa tra le mani, capii quello che avevo bisogno di capire. Mentre mi rimettevo in piedi, Pelé venne da me, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse “Pensavo fosse gol”; “Siamo in due”, gli risposi. Le immagini TV della partita mi mostrano ridere mentre mi giro e riprendo la posizione per il calcio d’angolo. Ridevo alla battuta che Bobby Moore mi aveva appena fatto. “Stai diventando troppo vecchio Banksy, una volta queste le bloccavi”. Eccome se le bloccavo!».

Il portiere inglese è rimasto incastonato nella storia esclusivamente per quel gesto meraviglioso. La sua carriera è legata in maniera indissolubile alla fotografia e al video di quella prodezza.

Banks è originario di Tinsley, area industriale di Sheffield, nota per le acciaierie e l’inquinamento. La sua famiglia era poverissima. «La sera del venerdì era la nostra bath night. Mettevamo una tinozza su dei giornali e mio padre la riempiva di acqua calda. Per primo entrava lui, poi Jack, quindi David, Michael e infine toccava a me. Ero il quinto a usare la stessa acqua, era un miracolo uscire meno sporco di quanto fossi prima di entrare».

La sua carriera ebbe inizio al Chesterfield nel 1953. Il portiere inglese firmò un contratto molto sui generis: doveva allenarsi con la squadra il martedì e il giovedì sera mentre doveva rendersi disponibile per qualsiasi formazione del Chesterfield nel weekend, che si trattasse della prima squadra (impegnata nella Third Division North), delle riserve o della selezione giovanile. Il suo compenso era di tre sterline a settimana.

Nel 1954-1955 subì 122 gol in 42 partite. «Mettiamola così, ero un portiere molto impegnato. Prendevamo più di cento gol a stagione, ma le mie parate ne evitavano altrettanti. Più venivamo martellati, più il mio entusiasmo rimaneva invariato: amavo giocare in porta, soprattutto quando incontravo alcuni dei miei idoli. Contro le riserve del Leeds mi trovai davanti il grande John Charles, in via di recupero dopo un infortunio. Sapeva che ero un giovane con poche presenze e venne da me: “Figliolo, non preoccuparti. Fai del tuo meglio, quando ci sarà un pallone volante non andrò a saltare contro di te. Divertiti e dai il massimo per il tuo club, nessuno ti infastidirà oggi pomeriggio”. Perdemmo 5-0, segnò tre gol, ma fu di parola».

L’esordio in prima squadra avvenne nel 1956 a 19 anni. Banks era non solo agilissimo, ma dotato di un grande senso della posizione e capacità di lettura dell’azione fuori dall’ordinario. Grazie ai suoi allenamenti continuì, riuscì a migliorare anno dopo anno. Peter Shilton, suo erede al Leicester, ricorda: In quel periodo non esisteva la figura del preparatore dei portieri e lui lavorava duramente per migliorare. Gli allenamenti per i portieri consistevano in una serie di tiri da respingere, tutto qui. Lui lavorava come un pazzo. Dai suoi sforzi in allenamento ho capito che non bisogna mai dare per impossibile una parata. Cercava sempre di rispondere, anche quando il pallone era destinato alla rete: non si arrendeva mai».

Si fece subito notare e nel 1959 fu prelevato dal Leicester per 7.000 sterline. Iniziò a guadagnarsi la sua fama nella semifinale del 1963 tra Leicester e Liverpool, disputatasi a Hillsborough. Con l’infortunio del portiere McLaren divenne titolare delle Foxes: «Volevo continuare a progredire. Dopo il normale allenamento, che di fatto era lo stesso svolto dal resto della squadra, senza tener conto del mio ruolo, chiedevo sempre a un paio di ragazzi delle giovanili di rimanere con me. Volevo mettermi alla prova, gli chiedevo di tirare in tanti modi diversi. Cercavo di lavorare sulla migliore posizione possibile da tenere in relazione all’angolo del tiratore».

Nell’aprile 1963 giunse la chiamata del CT inglese Alf Ramsey. La prima con la nazionale fu sfortunata: i rivali della Scozia ebbero la meglio per 2-1. Ai mondiali casalinghi del 1966, il CT non ebbe alcun dubbio nel consegnargli i guantoni di portiere titolare. Nella coppa del mondo vinta in casa, Banks fu pressoché perfetto e sollevò il tanto agognato, e finora unico, trofeo della nazionale dei Tre Leoni.

Banks fu nominato portiere FIFA dell’anno dal 1966 al 1971, quindi per ben sei anni consecutivi.

Intanto al Leicester si faceva largo un giovanissimo Peter Shilton, portiere su cui decise di puntare la società. A quel punto Banks dovette trovarsi una nuova sistemazione. Shankly lo voleva al Liverpool e Banks ci sarebbe andato di corsa, ma la chiamata dalla società non giunse mai. I Reds non erano disposti a pagare le 50.000 sterline richieste dalle Foxes. A quei tempi i club erano molto riluttanti a investire cifre importanti sui portieri. Non fu dello stesso avviso lo Stoke, che lo prelevò nel periodo post-mondiale.

Nonostante il cambio di casacca, Alf Ramsey decise di confermare Banks come portiere titolare. Nel 1970 gli inglesi erano chiamati a difendere il titolo. La difesa del titolo non fu possibile, anche perché nel match dei quarti contro la Germania Ovest Gordon Banks non scese in campo a causa della “Montezuma Revenge”, la famosa “Vendetta di Montezuma”. Al suo posto partì titolare Peter Bonetti, estremo difensore del Chelsea, la cui performance incerta fu determinante ai fini della sconfitta per 3-2 contro i tedeschi dell’Ovest.

L’assenza di Banks in quel match diede adito a teorie della cospirazione. Qualcuno affermava convinto che a Banks fu messa una dose leggera di veleno nel cibo, proprio per non farlo scendere in campo. Lo stesso Banks rigettò con forza queste affermazioni, spazzando via la teoria del complotto.

Viste le squadre con cui ha giocato, Banks non ha vinto molto a livello di club. Il suo palmares con Leicester e Stoke conta appena due coppe di lega.

Nel 1972 la sua carriera dovette interrompersi a causa di un incidente d’auto. Banks si era recato presso un centro medico per curare un infortunio, ma al ritorno a casa avvenne l’incidente. Il portiere inglese perse parzialmente la vista a un occhio. Nel 1977 decise di tornare in campo, accettando l’offerta degli statunitensi dei Fort Lauderdale Strikers, con cui vinse la lega NASL.

Come altre leggende del calcio inglese, Banks fa parte della National Football Museum Hall Of Fame.

 

Vincenzo Di Maso

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