Ecco come Gattuso ha stravinto la sfida su Conte

Conte e Gattuso si somigliano molto. Entrambi, non calciatori dai piedi delicato, hanno costruito la carriera sull’agonismo e la concentrazione. Gattuso come giocatore ha vinto qualcosa in più, soprattutto un mondiale, e ha raggiunto sicuramente picchi più alti. Come allenatore il discorso al momento non si pone proprio. Ma Conte ha 10 anni in più, aspettiamo.

Gattuso ha vinto la partita perché ha giocato in funzione dell’avversario. Ha disegnato sul campo una squadra fatta su misura per contrastare l’Inter. Può sembrare una cosa quasi logica, ma nel calcio di oggi è un’anomalia. Ci sono tanti che si riempiono la bocca parlando di giocare senza badare a chi si ha di fronte. Sarri, il miglior allenatore del Napoli di sempre, probabilmente, magari avrebbe perso questa partita. Lui gioca sempre allo stesso modo, a prescindere. Questa è la sua forza ed il suo punto debole. Avere l’umiltà di giocare pensando anche all’avversario ha fatto la differenza.

Gattuso la partita l’ha vinta quando, dopo il forfait di Insigne, ha deciso di mettere dentro un centrocampista. Poteva far giocare Milik, con Mertens sulla fascia. C’era l’opzione Politano, senza dimenticare Lozano. Gattuso ha sostituito una punta con un centrocampista. E’ per altro questo l’unico modo per far convivere Zielinski e Fabian Ruiz. Molti hanno sottolineato anche la marcatura di Mertens su Brozovic. Ma questa è una cosa che fanno quasi tutti. Far marcare il regista da una punta è tipico del calcio italiano.

Alla resa dei conti il Napoli ha giocato con un centrocampo a cinque, visto che come sempre anche Callejon si abbassava. Ma di questi cinque quattro era incursori, che a turno affiancavano Mertens. Ed arrivando da dietro sorprendevano spesso la difesa avversaria. A rivedere il film della gara l’Inter ha avuto una sola occasione da rete. Lautaro di testa (anzi di spalla, questo ha fatto la differenza) ha mancato un gol facile da pochi passi. Il Napoli, gol a parte, ha avuto almeno tre altre nitide occasioni. La prima in apertura con Mertens che tutto solo dal limite ha girato alto. La seconda con Zielinski (clamorosa) e c’era pure un mezzo rigore (ma sarebbe stato assurdo darlo, onestamente). Poi una con Elmas, solo davanti a Padelli, sia pure defilato.

Attenzione, non è stato solo un Napoli catenacciaro. Perché è sempre ripartito. Il gol è la fotografia della partita. Azione che nasce in contropiede. Ma dopo che l’Inter ha chiuso tutti gli spazi, gli azzurri hanno fatto girare palla. Per poi arrivare alla conclusione con Fabian da posizione centrale.

A proposito di Fabian: è bastato riportarlo nella sua posizione per far vedere il suo valore. Regista basso è una bestemmia. Ma quando parte 30 metri avanti, dalla destra, è un’ira di Dio.

Conte a fine partita ha parlato di un Napoli catenacciaro, che si è difeso in 10 uomini. Il che è vero. Come è vero che lui in 96 minuti di gioco non ha saputo trovare rimedio alla situazione.

Liberato Ferrara

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