Come Gianni Brera racconterebbe Ibra

Ibra ha rivitalizzato il Milan alla grandissima, segnando anche contro la Samp. Abbiamo immaginato le varie definizioni che il celebre Gianni Brera gli assegnerebbe

Gianni Brera è uno dei giornalisti sportivi italiani più celebri di tutti i tempi. Il leggendario raccontastorie di San Zenone al Po è purtroppo tragicamente scomparso in un incidente stradale nel 1992. Ha raccontato tanti fuoriclasse, ma non Ibra, che aveva 11 anni quando Brera morì.

Nel parlare di Ibra, affermerebbe che il suo pensiero secondo cui “Non esistono uomini normali che siano indifferenti alla paura” non si applicherebbe al fuoriclasse svedese. Continuerebbe con “Nel vasto petto gli ruggono diavoli spietati, che paiono realizzarsi solo nel gusto vandalico della distruzione” delle difese avversarie.

Dovrebbe rivedere anche la celebre frase “La vecchiaia è bella, peccato che duri poco”, visto che Ibra sembra intramontabile.

Ibra sarebbe un “goleador” (brerismo, anche se in pochi lo sanno), viste le caterve di gol che segna, bravissimo a “incornare” di testa e a “insaccare” le “palle gol ricevute”.

Da attaccante completo sarebbe definito anche un “rifinitore”, eccellente nella “rifinitura” e nell'”imbeccare” i compagni, nonché uno “stilista” abile a servire i compagni con passaggi “invitanti”. La sua completezza lo fa sentire anche a suo agio nella cosiddetta “acciaccapesta”, situazione di grande caos e confusione in campo. E anche in una “podomachia”, partita in cui prevale l’aspetto agonistico.

Con la sua intelligenza calcistica, Ibra sarebbe un “tachipsichico”, ovvero un calciatore particolarmente scaltro e furbo nel capire il gioco. Brera lo considererebbe “muscolare”, ma anche dotato di “cerebro”, chiaramente di “cervello”. Le “pennellate” sono uno dei suoi marchi di fabbrica da buon “prestipedatore”, ovvero calciatore capace di grandi giochi di prestigio, nascondendo la palla e servendola al momento giusto ai compagni.

Visto il fisico imponente e la forma fisica impeccabile anche a 39 anni, lo svedese sarebbe un calciatore di “stamina”, “nerbo”, “ginger”, “zenzero” o “pepe”. Data la sua personalità, è inoltre un calciatore “tripallico”, ovvero con gli attributi, che pone rimedio a situazioni in cui la sua squadra “arraffa calcio” o “cianciuglia calcio”.

Data l’esperienza e la maturità, Ibra riesce anche a “giocare in folle”, ovvero andare al risparmio, per conservare le energie per quando è chiamato a uno scatto decisivo.

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