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Oggi il Corriere dello Sport e uscito con un titolo sensazionalistico: “Turnover, chi non lo fa vince di più”.

Il titolo è volto chiaramente ad attirare l’attenzione del lettore, ma ai fini di un’analisi imparziale e scevra da facili conclusioni, bisogna valutare i contesti.

A riguardo sono molto interessanti le parole di Cesare Prandelli, intervistato proprio dal quotidiano romano: «Dobbiamo distinguere il turnover. Se viene fatto da una squadra che lotta per non retrocedere o da una squadra che non è impegnata in Europa, allora non ha senso. È controproducente, come indica la statistica. Se invece consideriamo le squadre che hanno impegni in Europa League, Champions League, Coppa Italia, è normale secondo me utilizzare e valorizzare quei giocatori che giocano meno in campionato. Vedi quest’anno Napoli, Inter o Milan. Fare 7 partite in 15 giorni è una cosa molto impegnativa, fisicamente è difficile che i giocatori possano recuperare la fatica di un impegno importante in 2-3 giorni. Ripeto, se il turnover viene fatto da squadre che devono lottare per non retrocedere o che non hanno impegni di Coppa è deleterio nella maniera più assoluta».

Partiamo da queste parole per la prima parte della nostra riflessione, concentrandoci sul contesto attuale.

A inizio campionato non conviene tornare troppo, anche perché i calciatori non hanno tanti impegni nelle gambe e, fatti salvi i casi di squadre già rodate, una formazione più o meno stabile è fondamentale per entrare a regime. Tutto ciò fermo restando il fatto che anche i tecnici meno avvezzi al turnover difficilmente confermano 11 giocatori su 11 o fanno entrare i subalterni solo nel finale. Molto dipende dalla qualità della rosa. Una Juventus può apportare tanti cambi senza che la squadra ne risenta troppo. Cuadrado, Bentancur o Benatia sono subalterni di livello, fermo restando il fatto che anche Dybala, Bernardeschi o Douglas Costa rischiano spesso di finire fuori dai titolari.

LE TRE COMPETIZIONI

Di solito una big porta avanti un maggiore turnover nella gara ravvicinata tra le due che reputa meno importante. Con le tre competizioni si è gioco forza costretti a ruotare maggiormente. Qui subentrano tanti fattori, tra cui forma fisica, abbondanza o meno nel ruolo, caratteristiche dell’avversario, tipo di partita che il tecnico vuole portare avanti, etc… La storia recente ci ha mostrato che le squadre hanno fatto bene in più competizioni utilizzando il GIUSTO numero di calciatori, ovvero né troppi né troppo pochi. Nel lontano 2002 Eriksson dichiarava: «Guardi che il turnover è indispensabile nel calcio moderno. Tra campionato, Coppe europee e Coppa nazionale si arriva a giocare una partita ogni tre giorni per mesi. Adesso so che le principali squadre italiane, fino alla sosta di Natale, vanno in campo 9 volte in 28 giorni: uno stress incredibile». «Allora cambiare giocatori è fondamentale, si deve fare. Il turnover indispensabile, per sostenere questi ritmi, avere una rosa di almeno 22-23 giocatori. E non solo in Italia. Io credo ancora in questo metodo, oggi più che mai».

LA DIFFERENZA CON GLI ANNI PRECEDENTI

Il Corriere dello Sport ha fatto quest’analisi basandosi su uno studio del CIES, il quale parte addirittura dal 2005. Periodo di tempo troppo esagerato per poter tracciare un’analisi fedele e univoca. Negli ultimi anni i fatturati sono aumentati e i top club possono permettersi di ruotare più giocatori di livello. In Italia ad esempio la Juve 2005-2006 (scudetto, poi revocato) ha giocato le competizioni con 22 giocatori, mentre negli anni successivi, nelle stagioni in cui ha vinto, il numero è leggermente aumentato. Un Aston Villa sesto in Premier con l’utilizzo di soli 21 giocatori (10 anni fa) sarebbe improponibile allo stato attuale, considerato l’aumento della competitività del campionato inglese e, gioco forza, delle altre due competizioni nazionali. Leggendo il prospetto CIES emerge che negli ultimi 7 anni solo il Bayern 2016/2017 ha utilizzato meno di 23 giocatori. E il tecnico di quel Bayern era paradossalmente Carlo Ancelotti (mettiamo una bandierina).

LE PICCOLE UTILIZZANO SPESSO TANTI CALCIATORI E FALLISCONO

I 41 giocatori utilizzati dal Benevento e i 38 dal Parma nelle sciagurate stagioni culminate con un’inappellabile retrocessione si spiegano con il fatto che la pochezza media della rosa aveva impedito ai tecnici di trovare una quadratura del cerchio. A gennaio le squadre sono state rivoltate come un calzino mentre altri nuovi calciatori hanno esordito con la situazione già compromessa.

L’INVERSIONE DI TENDENZA DI ANCELOTTI

Perché Ancelotti ha cambiato drasticamente la gestione della rosa in sole due stagioni? Quel Bayern aveva una rosa polivalente, il campionato fu dominato e, a differenza del 2017/2018, non ci furono tantissimi infortuni. Il Napoli ha invece pochissimi calciatori “multiskill” e Ancelotti ha voluto tracciare una linea di demarcazione con Sarri, non a livello di gioco, ma in termini di gestione della rosa. Il tecnico di Reggiolo ha deciso di puntare sulle tre competizioni, anche su esplicita richiesta della società. A quel punto si è reso necessario turnare molto. Al contrario, Sarri ha fatto all-in sullo scudetto e, vista l’inadeguatezza della rosa per fare al meglio le tre competizioni, ha deciso di mettere molte riserve nelle coppe. Il gioco lo ha premiato ma ha appunto dovuto rinunciare alle coppe. Molti tuttavia dimenticano che gli infortuni di Milik e Ghoulam gli hanno tolto due calciatori che avrebbe comunque utilizzato.

TRA I PRECURSORI

Sven Goran Eriksson fu tra i precursori. Nel 2002 dichiarava:  «No, mi ricordo solo che quando ricorrevo alla rotazione dei giocatori, nella Lazio, le polemiche fioccavano». E su Cuper: «Ho letto le dichiarazioni di Moratti, ma non voglio entrare nel merito delle scelte di Cuper. Dico solo che anche il Manchester United fa parecchio turnover. E sabato ha lasciato in panchina Veron contro il Newcastle: Sebastian è entrato soltanto negli ultimi minuti».

CONCLUSIONI

Come possiamo evincere, una big deve saper gestire i calciatori, operando un giusto mix tra zoccolo duro (non vi è un numero fisso di calciatori indispensabili o quasi) e le giuste turnazioni. Il turnover deve essere fatto in maniera scientifica e laddove ne ricorrano le esigenze. Una piccola, che non ha le coppe, deve piuttosto pensare appunto a creare una spina dorsale ed aggiungere delle riserve che possono essere utili. Impiegare 30 giocatori potrebbe essere deleterio ai fini della stabilità e dell’entrata a regime.