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Lo dico subito: sto con Sarri. E non solo perché chi ama non dimentica. Sto con Sarri perché a Napoli ha fatto un miracolo. E anche perché col Chelsea, che non è all’altezza delle rivali, e che non è stata costruito sulle sue indicazioni, sta facendo bene. Sto con Sarri addirittura perché non ha stretto la mano a Guardiola a fine gara. Se hai sangue nelle vene, se per te il tuo lavoro non è solo un modo per impegnare il tempo tra uno stipendio e l’altro, certe cose ti mandano in bestia. Se perdi 6-0 sei incazzato nero, non vuoi vedere nessuno, tanto meno chi ti ha battuto in quel modo. C’è tempo per congratularsi con l’avversario, dopo. Dopo che ti sei sfogato negli spogliatoi, dopo che la rabbia è scesa sotto il livello di guardia.

Francamente non capisco, specialmente a Napoli, questo accanimento contro chi ci ha reso, per tre anni, orgogliosi della squadra. Attenzione: parlare bene di Sarri non significa criticare Ancelotti. L’attuale tecnico del Napoli merita gli applausi solo perché ha accettato una panchina terribile. Sapendo che era impossibile fare meglio del suo predecessore. Ha accettato di allenare una squadra giunta a fine ciclo (se ne stanno accorgendo in molti), senza neanche fare cambiamenti importanti.

Sta di fatto che quello che ha fatto Sarri ha dell’incredibile. Una buona squadra che con lui ha toccato vette inimmaginabili. Lasciate perdere il bel gioco, quello lascia il tempo che trova. Il Napoli, con un organico nettamente inferiore a quello della Juve, e non così superiore a quello di Inter e Roma, stava per vincere il campionato. Senza le sviste di Orsato e il gol finale di Higuain, si sarebbe laureato campione, al netto di assurde interpretazioni su “Lo scudetto perso in albergo”. Ha vinto imponendo ovunque il suo gioco, creando tantissimo, e concedendo poco o nulla agli avversari.

Fu giusto rinunciare alle Coppe per il campionato

Certo ha dovuto fare scelte dolorose. Competere su più fronti con un organico limitato (Ancelotti li fa giocare tutti, ma il rendimento giustifica le scelte di Sarri) era impossibile. Ha scelto il campionato. E senza i gol allo scadere della Juve a Milano avrebbe vinto. Avrebbe vinto con 96 punti (diamo per scontate le vittorie con Fiorentina e Torino), dopo aver fatto per tre gironi consecutivi 48 punti. Sarri per primo sapeva che era impossibile ripetersi a quel livello. Ed avendo trovato un muro in società ha scelto di andare via.

Fa male leggere le critiche in questo momento al tecnico che ci ha fatto sognare. La verità è che Sarri è nella storia del Napoli. Tra 40 anni si parlerà del Napoli di Sarri, come oggi si parla ancora del Napoli di Vinicio. Nessuno dei due ha vinto nulla, ma sono nella leggenda. Nessuno parla del Napoli di Bigon (quel Napoli sarà indissolubilmente legato a Diego”, eppure…

Io sto con Sarri e lo sarò sempre. Anche quando non si complimenta con l’avversario che l’ha battuto 6-0. Sarri è uno che ha sangue nelle vene, e se ne frega dei perbenisti. Grande Comandante!

Liberato Ferrara