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Della lunga carriera di Diego Armando Maradona, in pochi si ricordano il periodo con la maglia del Siviglia, esperienza piuttosto negativa per il Pibe de Oro, che nel 1992-93 rientrava dopo la squalifica di un anno e mezzo per doping. Nella squadra andalusa Diego ritrovò Carlo Bilardo, allenatore del vincente mondiale del 1986. Nonostante questo, la sua condizione fisica era ai limiti della decenza, pertanto la seconda esperienza in Spagna segnò praticamente la fine della sua carriera. 

Come tutte le cose della sua carriera, anche il trasferimento al Siviglia non fu affatto semplice. Il presidente Ferlaino non aveva nessuna intenzione di passare per colui che aveva lasciato andare Maradona e così tiro per le lunghe la trattativa. Alla fine le due società si accordarono per la cifra di sette milioni e mezzo di dollari, ma il club spagnolo ne sborsò alla fine solo quattro grazie all’autorizzazione della Fifa a non completare il pagamento. Così, alla fine, Ferlaino riuscì nell’intento di far passare l’idea che fosse stato Diego a voler lasciare Napoli, quando invece aveva tutte le intenzioni di sbarazzarsi di un calciatore con seri problemi di droga.

L’esordio col Siviglia fu comunque promettente, ma a lungo andare la condizione fisica lo portò a giocare di meno e senza mostrare sue le qualità. Nella prima trasferta riuscì a regalare l’assist per il gol della vittoria contro l’Atlethic Bilbao, mentre nella successiva gara casalinga contro il Real Saragozza segnò il rigore che decise il match. Nel club spagnolo figurava a quell’epoca anche Davor Šuker, con cui Diego formava una coppia offensiva incredibile, almeno sulla carta.

Alla fine però l’acquisto Maradona si rivelò semplicemente un operazione di marketing, dato che comunque il fenomeno col numero dieci anche in condizioni precarie fece sì che lo stadio si riempisse ad ogni partita solo per vederlo giocare. 

Alla fine il suo grande ego lo allontanò sia dai tifosi sia dai compagni di squadra, che, al contrario degli ex compagni napoletani, lo consideravano come un giocatore come tanti e lo stesso presidente non gli concedeva tutti i lussi che a Napoli gli concedeva Ferlaino. Il primo scontro con il club arrivò nel febbraio del 1993, quando decise di partecipare a tre partite con la nazionale, mentre il Siviglia gli aveva imposto di giocarne solo una per essere in forma in campionato. Come spesso è successo nella sua vita, Diego fece di testa sua, firmando l’inizio della fine dell’esperienza in Spagna. 

Al rientro dalla nazionale Maradona ritornò alle sue vecchie abitudini, spendendo la maggior parte del suo tempo in discoteca più che negli allenamenti. Lo stile di vita poco consono dell’argentino portò il presidente Luis Cuervas a rivolgersi a un detective privato per cercare di tenerlo in riga, ma Maradona era semplicemente incontrollabile. Riuscì a litigare anche con Bilardo fino ad arrivare alle mani a causa di una sostituzione mancata. 

Dopo essersi bruciato l’amore dei tifosi, dei compagni e anche dell’allenatore con cui aveva vinto il mondiale, decise che per avere un affetto simile a quello napoletano doveva tornare in patria e così alla fine della stagione passò al Newell’s Old Boys. 

L’esperienza al Siviglia è stata probabilmente il peggior momento della carriera di uno dei giocatori più forti e fragili della storia, che tra eccessi e una condizione fisica sempre al limite riuscì comunque anche in Spagna a dare spettacolo e riempire gli stadi. 

 

Gianluca Imparato