Nella trasmissione “Città Segrete” di Corrado Augias in onda su Rai 3 nella serata di sabato 17 aprile, è stata affrontata la figura di Diego Armando Maradona.

Campione indiscusso sul terreno di gioco, vincitore di numerosi trofei individuali, con i club e con la nazionale dell’Argentina. Di lui si ricordano soprattutto le stagioni passate con la maglia del Napoli e il gol siglato al Mondiale, la cosiddetta Mano de Dios.

Grazie a lui il Napoli era leader indiscusso nel campionato italiano: due scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa dalla stagione 1986-1987 fino alla stagione 1989-1990.

La questione sollevata dalla RAI è “Ma chi era Diego fuori dal campo? Era davvero un campione? Merita tutto l’elogio che gli viene attribuito?”. Una questione che sta facendo molto discutere e ha fatto sollevare cori di proteste nei confronti della trasmissione.

Augias ha cercato di sviscerare la questione nel suo programma raccontando non solo il Maradona in campo, ma anche fuori da esso.

“Maradona a Napoli, oltre alla squadra, frequentava anche gente poco raccomandabile, boss della mala della città per uno scopo su tutti, la cocaina. Una persona, come è ben noto, è campione non solo nel momento in cui riesce a compiere prodigi con il pallone tra i piedi, ma lo è soprattutto nella sua vita sociale. E il far uso di sostanze stupefacenti, di certo non aiuta né l’immagine, e neanche la persona in salute”.

Il Mondiale del 1980 l’Argentina non lo vince. Arriva fino alla finale e viene sconfitta dalla Germania all’Olimpico di Roma.

Quella Coppa del Mondo, dunque si giocava in Italia e gli azzurri incontrano proprio Maradona nella gara della semifinale giocata a Napoli allo stadio San Paolo.

“Maradona, prima del match, chiese ai tifosi del Napoli, club nel quale militava, di tifare per lui e per l’albiceleste, insomma Napoli doveva essere anti-italiana per quella partita. E ciò accadde. Un gesto di sicuro non da vero campione mettere i tifosi contro la propria squadra. Ma Diego subì immediatamente le conseguenze di questo suo gesto, proprio in finale a Roma: al momento dell’inno nazionale argentino, i tifosi fischiarono e lamentarono la presenza in campo del numero 10 che rispose con rabbia e violenza al momento di essere inquadrato dalle telecamere. “iHijos de puta!” (Figli di puttana!) gridò e la Germania alzò il trofeo in faccia al “campione” argentino”.

Una volta ritiratosi, prese il patentino di allenatore, ma la sua carriera non durò assai. Infatti il 25 novembre 2020 Maradona muore a seguito di un’insufficienza cardiaca. I medici infatti non facevano altro che somministrargli farmaci per placargli la sua “fame” di droghe che continuavano a rovinare la salute dell’ex-calciatore. In seguito alla sua scomparsa lo stadio di Napoli assunse il nome dell’argentino che viene osannato dall’intera città ancora oggi.

“Maradona sarà stato sicuramente bravissimo a compiere numeri d’alta classe sul terreno di gioco, però il suo stile di vita l’ha condannato a non poter essere classificabile tra gli eccellenti del calcio, quali anzitutto Pelé, Del Piero, Totti, Nedvěd, Maldini, Baresi e tantissimi altri che la droga e il mettere i tifosi contro la propria squadra non passava loro di mente neanche per sbaglio”.

Commenti sicuramente opinabili, tacciati di “luoghi comuni” e che hanno scatenato la protesta di tante persone che hanno visto la trasmissione.

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