La Juventus non è nuova a celebrare i campioni che l’anno resa grande, non a caso proprio ieri un’altra colonna tutt’ora in attività, ha festeggiato le nozze d’argento dal suo primo esordio in Serie A, Gianluigi Buffon.

Dopo Buffon, grande protagonista dei recenti successi bianconeri, facciamo un salto nel passato. La Juventus ha difatti celebrato quelli che oggi sarebbero stati i 119 anni di Giampiero Combi.

Combi, una vera e propria leggenda, nasce a Torino il 20 novembre 1902. Il “portiere con i maglioni” ha suddiviso la sua carriera tra Juventus e Nazionale con le quali ha alzato numerosi trofei. In bianconero ha giocato dalla stagione 1921/22 alla 1933/34, portando a casa cinque scudetti, compreso quello del 1925/26 (campionato a gironi) e gli altri quattro di quel quinquennio.

Eppure al termine della stagione 1924/1925 ha rischiato di lasciare il calcio. «Voleva quasi lasciare – racconta il fratello Maurizio – lui rappresentava la parte commerciale della nostra distilleria di liquori e doveva partire per l’America. Ne parlò alla Juventus e così diventò professionista. Ha avuto la prima macchina ed è diventato grandissimo. Io mi ero dato al canottaggio. Mi attirava quella disciplina seria, e ho vinto due titoli italiani; ma mio fratello è stato un vero campionissimo. Ha giocato con tre costole incrinate, dopo una partita con il Modena; con la Cremonese ha giocato con la vertebra coccigea incrinata, stava appoggiato al palo e interveniva quando era necessario. Non voleva perdere il posto, si preoccupava sempre di perderlo. Forse più si è bravi meno si è sicuri di esserlo. Ha giocato anche con l’itterizia, tutto fasciato, nel gran freddo; ha giocato con i polsi e le dita e la faccia scassati; ha giocato».

Ha appeso gli scarpini al chiodo ad appena 32 anni, ma non lo fa in maniera banale, bensì dopo aver alzato al cielo di Roma La coppa Rimet vinta con la maglia azzurra.

A riguardo, Vittorio Pozzo ricorda la scelta di richiamare in extremis il portiere bianconero al posto di Ceresoli, estremo difensore dell’Ambrosiana. «In quell’occasione Combi mi colpì soprattutto per la tenacia, la forza di volontà, il coraggio. In meno di due settimane riuscì a ritornare in forma perfetta. Si allenava dieci, dodici ore al giorno. Questa massacrante preparazione gli permise di affrontare in modo esemplare le terribili partite del campionato. La vittoria italiana ai Mondiali del 1934 dipese in larga misura dalle sue spettacolose parate».

Terminata la carriera da calciatore, ha intrapreso quella da dirigente. Secondo alcuni era una persona ponderata e competente, con tanto senso di appartenenza verso ciò che svolgeva. Negli organi dirigenziali bianconeri portò qualità, organizzazione e saggezza, e non a caso venne chiamato anche nella direzione azzurra.

La sua scomparsa avvenne ad appena 54 anni (13-08-1956). Una perdita che di fatto privò i bianconeri di una delle sue stelle più significative. Tuttavia, nonostante ciò, i ricordi di quanto di buono ha fatto resteranno sempre tali.

Il tweet ufficiale della società:

https://twitter.com/juventusfc/status/1329711428207579141?s=19