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Nell’ultimo impegno annuale degli azzurri, a Genk, cambia 7/11 della squadra scesa in campo contro il Portogallo Roberto Mancini che cerca segnali importanti anche da coloro che in questo momento sembrano un passo indietro nelle gerarchie con un occhio di riguardo in particolare per i debuttanti.

L’aria non sembra quella di un amichevole, se i nostri hanno necessità di mostrare nuovi  segnali di ripresa dopo le recenti delusioni non si può dire il contrario degli statunitensi che vengono come noi dalla clamorosa disfatta della mancata qualificazione mondiale.

Uno degli esordienti parte dal primo minuto, si tratta di Stefano Sensi che si rende autore di una prova di grande sicurezza padroneggiando il ruolo in maniera superlativa, gestendo con grande qualità la palla e dando dimostrazione di essere un giocatore intelligente e coraggioso. Farebbe piuttosto comodo al Milan che dopo i numerosi infortuni sembra più che semplicemente interessato ad acquistarlo per Gennaio.

Nel secondo tempo spazio anche per i debutti di Grifo e Kean (primo Millenial ad esordire con la nazionale maggiore).

Se in questo senso arrivano segnali positivi non si può dire lo stesso delll’osservato speciale di questa partita: il nostro attacco. Il Mancio è infatti l’allenatore con la peggiore percentuale realizzativa nelle prime 9 partite da CT. 

Anche oggi niente svolta sotto questo punto di vista con il gol (meritatissimo) che arrivo soltanto a tempo praticamente scaduto ad opera del subentrato Politano.

La difesa e il centrocampo sembrano sulla buona strada mostrando segnali di crescita partita dopo partita, in particolare al centro nonostante la forte densità proposta dagli americani ne siamo usciti con una buonissima qualità e con un’altra grande prestazione di Verratti che finalmente si sta prendendo questa nazionale.

Tuttavia non si può dire che non sia assolutamente necessario un cambio di rotta in termini offensivi.

L’allenatore ha un compito non affatto facile per invertire questa tendenza.

Le occasioni ci sono ma si fa una tremenda fatica a trasformarle in gol e proprio per questo stupisce la scelta del CT di non concedere neanche uno scorcio di match ad uno degli attaccanti che meglio occupano l’area del nostro campionato ossia Leonardo Pavoletti.

Importante però l’atteggiamento e la voglia rabbiosa di cercare la rete fino alla fine cosa che quest’Italia sta ritrovando e non può che essere una bella notizia.

Gli azzurri chiudono un 2018 che ci ha fatto a dir poco soffrire, vedere un mondiale senza i nostri colori non può che essere un colpo al cuore e una macchia che non può essere mai cancellata, ma che dopo le ultime prestazioni e il lavoro di Mancini ci regala la convinzione di aver ritrovato certezze importanti dopo anni difficili e l’auspicio di poter, già magari a partire dal 2019, portare a casa qualche soddisfazione e ritrovare la nostra nazionale ai livelli che merita

Migliore dei nostri: Sensi

Peggiore: Lasagna (troppi gol sbagliati)

Alessio Maria Giannitti