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Josè Mourinho scoppia in lacrime dopo la fantastica vittoria contro il Leicester City che permette alla Roma l’ingresso in finale alla Conference League.

Dopo ben 31 anni, i tifosi romanisti riassaporeranno il gusto di giocare una finale europea, il club giallorosso giocherà la finale contro il Feyernood il 25 maggio a Tirana, in Albania.

Dopo la fantastica vittoria giallorossa, Mister Mourinho è stato intervistato, queste le sue parole di gioia: “Ci sono diversi livelli di aspettative, di responsabilità e di speranza. Ovviamente, la storia della Roma è una storia di sofferenza: non vince tanto, il numero di finali non è in linea con l’incredibile dimensione sociale del club e questo per noi significa tanto. Questa finale per noi e per il Feyenoord è come la Champions per il Liverpool o il Real Madrid. Dal primo giorno ho la sensazione di essere in una famiglia, con il club, nello spogliatoio, con i tifosi… siamo una famiglia. Non abbiamo fatto una stagione spaventosa, stiamo di cercando di fare la miglior stagione possibile, ma 14 partite di Conference il giovedì ci hanno fatto perdere alcuni punti la domenica. Questa è una vittoria da famiglia, il Leicester è una squadra di grande qualità. Abbiamo fatto due partite contro di loro, una pareggiata e una vinta, ma Rui Patricio non ha mai lavorato tanto e questo significa che la squadra è stata compatta. Abbiamo giocato con i tempi, con gli spazi, accettando di giocare bassi quando era necessario negli ultimi minuti: la squadra è molto intelligente e posso solo ringraziare i giocatori per avermi reso felice come lo sono oggi. Mi sono commosso perché non siamo una squadra che vince sempre… Vincere è sempre vincere, Ciro Ferrara lo sa. Il primo, il secondo, il terzo, il quarto Scudetto, è sempre un titolo, è sempre gioia ed è sempre ricompensa per il tuo lavoro, però in una squadra che non vince mai e che non arriva in finale con semplicità, con questi tifosi incredibili, con lo stadio sempre pieno, che appoggiano sempre la squadra, in questo momento questi successi non li sento più per me stesso, per avere una vittoria in più o un titolo in più. Lo faccio per i miei giocatori, per la proprietà che è entrata nel calcio da poco, lo faccio ovviamente per i tifosi e per la loro gioia. Sono emozionato, ma non per me, ma per la loro gioia. Ancelotti? Gli ho mandato i miei auguri, che sono doppi: per il Real Madrid che è nel mio cuore, io sono blanco blanco blanco in Spagna e lo considero il club più grande del mondo, e per Carletto, perché siamo amici e so che in questo momento lui è contento per la sua Roma e per il suo amico José. Lui va nella sua finale e io vado nella mia, vediamo se questi due giovani allenatori possano vincere qualcosa. Si vince questa finale? Ciao…”