Durante il programma “Taca La Marca” in onda su Radio Musica Television qualche mese fa abbiamo avuto l’onore di parlare con Franco Causio, ex centrocampista di Juventus e Udinese, al quale abbiamo posto alcune domande. Causio si è soffermato sulla crisi del calcio e su tanti altri temi. Ecco quanto emerso:

Decurtazioni:Deve essere l’associazione dei calciatori a risolvere tale questione, ma di certo non è possibile paragonare la Serie A con le altre categorie. Un calciatore della massima categoria non ne risente se gli vengono detratte due mensilità, se invece si utilizza lo stesso metro nel calcio minore si vanno a creare enormi difficoltà”.

Ricordi con la Juventus:Avevo iniziato a giocare con la maglia numero 8, la maglia numero 7 arrivò con Trapattoni, quando fui spostato a destra e Tardelli faceva il trequartista. Quella variazione tattica è stata la mia consacrazione, ero un regista con la maglia numero 7. La Juventus è stata la mia vita, sono arrivato a 16 anni e ho avuto le giuste persone che mi hanno insegnato lo stile Juventus come l’avvocato Agnelli e il presidente Boniperti. Lo stile Juventus non riguardava solo l’aspetto esteriore, ma dovevamo essere un esempio di professionalità per i ragazzini più giovani”.

Franco Causio (Foto Twitter)

Passaggio all’Udinese:Quando mi hanno mandato via dalla Juventus, mi sono trasferito all’Udinese dove ho trascorso tre anni alla grande. La prima telefonata ricevuta fu di Bearzot che avevo già incontrato precedentemente quando ero molto vicino al passaggio al Torino a 16 anni, periodo in cui militavo nella Sambenedettese. Nel frattempo feci un provino a Forlì con la Juventus e decisero di prendermi. Finito il campionato andai in vacanza e mi arrivò una telefonata di mio padre che mi informò di un telegramma da Torino, mi aspettavo la chiamata dei granata ma invece era la convocazione della Juventus. Non sarei mai andato via dalla Juventus, ma mi ritrovai all’Udinese, ripeto la prima telefonata fu di Bearzot, che mi disse di giocare al meglio e di realizzare ottime stagioni perché  avrei fatto parte dei 22 per il mondiale in Spagna, dove avrei dovuto dare una mano allo spogliatoio e farmi trovare pronto”.

Vincere e giocare bene:Il progetto Sarri è stato interrotto dal virus, Allegri ha avuto più tempo, ha vinto e ha fatto buone cose, penso che la sconfitta con l’Ajax gli sia costato il posto. Il gioco di Sarri non è stato ancora assimilato dalla squadra, ci auguriamo che nella ripresa si veda il suo calcio, ma non è facile perché l’allenatore toscano necessita di continuità, lo vedremo al meglio l’anno prossimo“.

Soprannomi:I soprannomi che mi sono stati affibbiati furono due, il primo “Brazil”, inventato dal poeta Vladimiro Caminiti, per il mio estro e il mio talento, mentre il secondo “Barone”, per la mia eleganza, per il mio stile dentro e fuori dal campo, ed infine per il mio essere uomo del Salento dove si utilizza il termine barone”.

La famosa partita di carte:Dopo la vittoria del mondiale e dopo le interviste e le fotografie di rito, il presidente Pertini decise di voler giocare una partita di scopone, chiedendo come compagno di squadra il capitano Zoff mentre io proposi di fare coppia con Bearzot. Mi ricordo quella partita visto che vincemmo grazie ad un mia mossa estrosa, come quelle che facevo in campo, giocando proprio il 7, il mio numero, riuscendo così a prendere il sette di denari. Il presidente Pertini era arrabbiatissimo ma parliamo di un uomo unico e speciale”.