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Sono passati ormai ben tre anni da quando si parla del nuovo stadio a Milano. Uno stadio moderno, green, che andrà a sostituire San Siro.

Uno Stadio che potrà ospitare tra i 60 e i 65 mila tifosi, contro gli attuali 80 mila del Meazza. Si parla di un investimento intorno ai 1,2 miliardi di euro per la creazione dello stadio, e avrà un beneficio sia per il Milan che per l’inter di 100/120 milioni all’anno.

Si era prefissata anche la data in cui i due club milanesi potevano esordire nello stadio, ovvero nella stagione 2026/27.

Però, ancora non è arrivato il si definitivo per avviare il progetto. Quando sembra tutto fatto per iniziare i lavori, c’è sempre qualche problema e quindi si ritorna nella linea di partenza, rallentando, o meglio bloccando le prospettive che i due club e il comune di Milano avevano in mente.

Tutti spingono per accelerare i tempi e che si trovi un accordo al più presto, tra questi anche i tifosi sono impazienti e un tifoso rossonero e nonchè anche il leader della Lega, ovvero Matteo Salvini, ha scritto una lettera al sindaco di Milano, ovvero Giuseppe Sala, sulla questione stadio.

Questo è il contenuto della lettera pubblicata nella Gazzetta dello Sport: “Milano merita il nuovo stadio che porterà 1,2 miliardi di investimenti (capaci di cambiare la faccia alla parte occidentale della città), ma se la prospettiva è quella di un estenuante braccio di ferro tra i club e il sindaco Beppe Sala che pronuncia solo dei Nì, meglio correre a Sesto San Giovanni dove l’amministrazione ha già dato il via libera e individuato un’area ad hoc (quella dell’ex Falck) collegata col Duomo in appena 15 minuti di metro. Per Milano sarebbe una beffa dolorosa. Perderebbe Milan e Inter e si ritroverebbe con la Scala del Calcio senza calcio ma affamata di milioni ogni anno per la sola manutenzione ordinaria (oltre al mancato incasso dell’affitto, per un salasso complessivo che lieviterebbe sopra i 10 milioni).

Sala dice che ha altro a cui pensare oltre allo stadio, ma nella triplice veste di leader politico, tifoso e milanese ricordo che la città s’è imposta grazie alla cultura del fare: City Life, Porta Nuova, Garibaldi-Repubblica sono esempi vincenti che hanno piegato i No ideologici di certa sinistra. Milan e Inter hanno proprietà straniere interessate a investire in Italia: giustamente pretendono chiarezza e tempi certi per non vedere lo stesso brutto film andato in onda per lo stadio della Roma. Milano è città internazionale, ambiziosa, coraggiosa e moderna: confermi di esserlo anche dentro Palazzo Marino. Un nuovo stadio, col rifacimento della zona San Siro ed evitando la totale cancellazione del Meazza, è un’opportunità da cogliere. Milano ha fretta e le sue grandi squadre anche.

La Juventus, in Italia, ha confermato quanto sia decisivo un impianto di proprietà per migliorare gli incassi e quindi i risultati sportivi. All’estero è opinione largamente diffusa che nel nostro Paese sia difficile investire e impossibile realizzare. Milano non può confermare questo andazzo. In questi giorni stiamo assistendo a una specie di finalissima sul futuro della città e del suo calcio: sarebbe interesse di tutti vincere questa partita, il tempo stringe ma il sindaco aggredisce Milan e Inter. Beppe Sala e la sua giunta somigliano pericolosamente a un incrocio tra Egidio Calloni e Darko Pancev, quando servirebbero Ronaldo o Ibrahimovic“.

Non si è fatta attendere subito la risposta del Sindaco Sala a Salvini: “La questione è meno misteriosa di quello che a volte si ritiene e qualcuno vuol fare ritenere, per me è molto lineare. Abbiamo fatto una serie di atti e continuiamo a farne per far sì che questo stadio ci sia, abbiamo già approvato tre delibere e fatto tutti i passi necessari per il dibattito pubblico, aspettiamo dalle società il progetto esecutivo. Sesto? C’è già una gloriosa squadra, la Pro Sesto. Vogliamo il nuovo stadio a Milano, il nuovo San Siro resti a Milano, ma niente scorciatoie e compromessi. A Salvini risponderò domani sullo stesso quotidiano in riferimento anche a questo paragone calcistico, non so in che mondo viva ma deve fare pace con se stesso.”