A Radio Punto Nuovo nel corso di Punto Nuovo Sport Show è intervenuto Giancarlo Abete, ex presidente FIGC e vicepresidente UEFA:

“Italia-Argentina a Napoli non può non stuzzicare la fantasia di un amante del calcio come me. Ci sono tre riferimenti fondamentali come l’Italia, l’Argentina e la città di Napoli accomunati nel nome di Maradona. Parliamo di due nazionali che in questo momento che, grazie ai successi ottenuti, sono in grande spolvero. Ci sono, per l’eventuale match tra Italia ed Argentina, i problemi legati all’organizzazione ed alle tempistiche: ci sono da considerare la Nations League e le qualificazioni ai Mondiali oltre che ai Mondiali, abbiamo tante partite della Nazionale concentrate che così non ci sono mai state.

Vittoria dell’Europeo? Ho assistito dal balcone del mio appartamento ai festeggiamenti per la vittoria dell’Italia. È stata una grandissima gioia, il primo Europeo vinto l’ho vinto da tifoso all’Olimpico nel 1968. Sono stato Presidente della Federazione negli altri due appuntamenti persi. Dobbiamo solo cercare di evitare il Brasile in finale (ride, ndr). Anche i rigori stanno girando un po’ diversamente rispetto al passato.

Contratto a vita a Mancini? Ci ha quasi pensato Gravina con un contratto fino al 2026, operare come presidente della federazione è molto più complesso che operare come presidente di un club. Il presidente di un club è azionista di riferimento ed hai una responsabilità collegata ad un periodo che può essere anche lunghissimo, per la Federazione hai dei mandati di periodo e devi essere attento. Un contratto così lungo a Mancini è la dimostrazione di come Gravina abbia creduto in Mancini. Questa vittoria è vissuta come una ripartenza per tutto il paese nel senso della costruttività dopo tutto quello che è successo. Dopodiché, è naturale che un Mondiale sia un Mondiale, con una dimensione planetaria anche se nulla toglie il peso di questo Europeo vinto.

Negli ultimi tempi abbiamo fatto molto meglio agli europei rispetto a tutti gli altri Mondiali post 2006 vinti a Berlino. In questo periodo storico sembra che soffriamo molto di più le competizioni con Nazioni non europee che quelle con Nazioni solo del nostro continente”.