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Gira a vuoto Immobile, Ciro non riesce proprio a essere la versione “laziale” di se stesso. Il centravanti, irresistibile con il suo club, con la Nazionale appare sbiadito, generoso ma allo stesso tempo impreciso, mentalmente schiavo di critiche che lo stanno logorando sin dalle fasi finali dell’Europeo. Il ragazzo è “nel gruppo” e Mancini lo tutela come tale: è uno degli “eroi” di Euro 2020 e come tale viene trattato. Gode di credito, ancora.

Nelle due uscite contro Bulgaria e Svizzera è stato l’ombra di sé stesso. I pensieri hanno la valigia e Ciro se li è portati a Basilea dove i mugugni della critica alla sua astinenza da gol hanno bloccato un bomber che resta di razza, ma che non riesce a trovare la chiave di volta per sbloccarsi in Azzurro.

Mancini crede in lui e, probabilmente, vede nella Scarpa d’Oro movimenti che noi “non addetti” ai lavori non vediamo. Immobile parte sempre titolare e non si discute: per certi versi l’atteggiamento del Mancio ricorda quello di Bearzot con Paolo Rossi.

Il mitico Enzo ignorò per due Mondiali il bomber del campionato Roberto Pruzzo, evidentemente incapace di “fare gruppo” a causa della sua spigolosità caratteriale, per dare spazio al compianto Pablito. Al termine del girone del Mondiale di Spagna, Rossi fu bollato come “giocatore finito” dopo lo scandalo scommesse. Poi esplose, cambiò la storia del Mundial e anche la sua assurgendo a leggenda, Pallone d’Oro e chi più ne ha più ne metta.

La differenza tra la situazione di Immobile e quella di Rossi è nelle alternative. Ciro non ha alternative valide: Belotti è allo stesso livello, dietro il nulla se non un acerbo Raspadori, un Kean in rampa di lancio e un Balotelli che per giocare è dovuto emigrare in Turchia. Ben diversa la situazione di Rossi che dietro aveva Bettega, Pruzzo, Pulici e Graziani, tanto per fare qualche nome.

L’augurio dell’Italia intera, alle prese con gli spettri di un ennesimo spareggio che terrorizza, dopo il trauma vissuto contro la Svezia a San Siro (anche lì nessuno la buttò dentro), è che Mancini abbia ancora una volta ragione ad insistere sull’attaccante laziale e che si sblocchi già mercoledì contro la Lituania dove complicarsi la vita sarebbe un peccato quasi mortale.

Il CT, dopo la partita con la Svizzera, ha tuonato un generico “bisogna buttarla dentro, la palla non vuole entrare”. Ha provato Zaniolo prima e poi Chiesa falso nove, ha tentato la qualunque per abbattere il muro svizzero.

La sensazione è che per Immobile il tempo stia per scadere, o si trasforma in… Paolo Rossi o esce fuori dal giro.