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La Roma non va oltre il pari in casa contro il Bodo/Glimt. Il 2-2 maturato nel finale premia i norvegesi, autori di una partita consapevole e audace, giocata in maniera ordinata e senza sbavature. I campioni di Norvegia in carica dimostrano che quanto successo a Bodø due settimane fa non è frutto del caso ma di un’organizzazione e una struttura da squadra che può andare avanti in questa competizione.

La Roma è “influenzata”, impaurita, povera di idee e anche sfortunata. Mourinho fa riposare Pellegrini e la sua assenza, nel 4-2-3-1 disegnato inizialmente dal portoghese, viene sopperita da Mkhitaryan, con El Shaarawy a sinistra e Zaniolo a destra. Per garantire maggiore palleggio Cristante scala in difesa al fianco di Mancini con Ibanez terzino sinistro. La fisicità del giocatore brasiliano viene preferita a Calafiori per arginare il solito Solbakken, vera spina nel fianco della partita di andata.

I postumi della gara di “andata” sono più forti della voglia di rivincita dei giallorossi che partono con il freno a mano tirato, abbassando la linea di pressing per poi cercare improvvise verticalizzazioni. Il Bodø dimostra di saper palleggiare bene e non soffre i padroni di casa, riuscendo ad arginare senza patemi le folate giallorosse che scaturiscono soprattutto dall’intraprendenza di Zaniolo e dalle discese di Karsdorp. Mkhitaryan si perde come è oramai consuetudine nonostante la posizione centrale mentre El Shaarawy è molto attivo, cercando spesso la profondità e sfiorando il gol su calcio d’angolo. Dopo venti minuti soporiferi la Roma alza il baricentro ma i frutti non si vedono: i padroni di casa non si muovono tra le linee, Abraham gioca la solita partita tanto generosa quanto inconsistente in fase di realizzazione. L’inglese da l’impressione di sacrificarsi troppo in fase di non possesso, perdendo di vista il suo lavoro principale, cioè attaccare gli spazi in area sui cross e, particolare non indifferente, segnare. La partita diventa “tossica” quando Solbakken con una giocata decisamente fuori dalle sue corde, realizza una rete da antologia con un mancino bruciante a giro che lascia immobile Rui Patricio e porta avanti i norvegesi. I fischi, primi della gestione Mou, piovono sulla Roma all’intervallo: il tecnico toglie l’impalpabile Mkhitaryan accentrando Zaniolo e inserendo Carles Perez mentre Darboe, anch’esso in difficoltà, viene sostituito da Villar, chiamato a dare ordine alla manovra.

Il brusio dell’Olimpico viene scosso da una fiammata di El Shaarawy che al 54’ brucia Daikin con un destro a giro di rara difficoltà e ripristina il risultato di parità. Chi si aspetta che la Roma alzi il ritmo dopo il pareggio si sbaglia di grosso; la squadra aspetta l’uscita dei centrali difensivi e invita i norvegesi al palleggio, pratica che riesce bene: da un’azione manovrata arriva il gol dell’1-2 che gela l’Olimpico: il concorso di colpe che porta al gol è così lungo che servirebbe un articolo a parte. Sul cross di Sampsted, Mancini e Cristante chiudono ambedue il primo palo, Villar non segue l’inserimento e Karsdorp non accorcia a centro area; da questo caos spunta la testa di Botheim che, indisturbato, realizza di testa completamente libero da marcature.

Mourinho reagisce inserendo Shomurodov prima, Borja Mayoral poi, e la Roma reagisce allo schiaffo, spinta da un tifo encomiabile. Gli ultimi venti minuti si trasformano in assedio che partorisce il pari di Ibanez e altre potenziali occasioni da gol, tra cui una meravigliosa girata al volo di El Shaarawy deviata con la punta delle dita da Haikin in calcio d’angolo.

Al triplice fischio, fissato il risultato sul 2-2, sulla Roma di Mourinho piovono fischi, ma attenzione a pensare che abbia giocato con una squadra scarsa o come spesso detto “che in Serie A lotterebbe per non retrocedere”. Il Bodø ha dimostrato di saper giocare a pallone con chiare idee di gioco, alla Roma non resta che guardare avanti, cercando di mantenere il vantaggio sullo Zorya per accedere alle fasi finali della competizione: a questo punto da prima o da seconda non fa differenza.