Finché è esistita, l’Unione Sovietica ha mantenuto una forte identità di squadra nazionale. È stata la squadra “scientifica” di calciatori molto ben allenati e fisicamente preparati per valorizzare il loro talento. E che quasi sempre hanno vantato tra le proprie fila un portiere di primo livello. Lev Yashin è stato l’apripista di una scuola diventata illustre, grazie alle innovazioni e al duro lavoro quotidiano. Il suo erede non apparve subito dopo il ritiro del Ragno Nero.

Rinat Dasaev si è guadagnato il soprannome di Cortina di ferro, un vero e proprio ginnasta con i guantoni. Per molti, il migliore al mondo nel suo ruolo negli anni ’80, combinando freddezza, agilità e sicurezza.

Come con Blokhin qualche anno prima, l’eco delle imprese di un altro celebre sovietico aveva travalicato la famosa Cortina di Ferro ed era giunto a noi. Rinat Dasaev è ingiustamente noto ai più per aver subito quel gol da Van Basten, ma ha avuto una carriera talmente brillante che qualcuno lo paragona addirittura al leggendario Lev Yashin.

Direttamente dalla foce del Volga emerse questo portiere alto, slanciato e dotato di riflessi fuori dall’ordinario. Dasaev è entrato nella leggenda come e più di altri celebri portieri degli anni ’80. Era l’estremo difensore della nazionale dell’URSS, che riuscì a deliziare il palato degli spettatori pur senza vincere trofei.

Rinat Faïzrakhmanovitch Dasaev è nato esattamente 64 anni fa, il 13 giugno 1957, a due passi dal Kazakistan da una famiglia di origini tartare. Come altri illustri calciatori sovietici, l’estremo difensore della nazionale iniziò con un alto sport, per l’esattezza il nuoto, al quale rinunciò a causa di un infortunio a una mano. Da ragazzino si avvicinò al calcio come divertimento. All’inizio giocò come attaccante, poi decise di cambiare posizione, grazie anche alla crescita di 14 cm in appena un anno.

Giocava su campetti improvvisati e il padre riuscì a intravederne qualità importanti, al punto da iscriverlo alla scuola calcio del Volgare, piccola squadra della città di Astrakhan. Non era certo una squadra famosa in ambito sovietico, ma per il giovane Rinat costituì il trampolino di lancio.

Dopo l’esordio nel Volgar, avvenuto a 18 anni, Dasaev attirò l’attenzione della “squadra del popolo”, quello Spartak Mosca che era caduto in disgrazia e retrocesso nel 1976. Il tecnico era Konstantin Beskov.

Dasaev e Beskov

Igor Rabinev è un noto scrittore e giornalista di calcio russo cresciuto sostenendo la squadra più popolare dell’Unione Sovietica, lo Spartak Mosca, e descrive la rivalità che è stata caratterizzata dalla mentalità opposta di Lobanovskyi rispetto a quella di Konstantin Beskov, il tecnico dello Spartak.

Nell’estate del 1990 ho fatto un viaggio lungo il fiume Volga e ho incontrato un ragazzo della mia stessa età di Kiev”, ha scritto su The Blizzard. “Per due settimane abbiamo discusso tutto il giorno di ciò che è più importante nel calcio: prestazioni spettacolari (lo stile di gioco dello Spartak) o puro risultato (lo stile di gioco Dinamo), un esteta del calcio come Beskov o un matematico rigoroso come Lobanovskyi”.

Questo dibattito prese piede in tutta l’Unione Sovietica tra i sostenitori. Il fatto che nel periodo in cui Dinamo vinse 17 importanti trofei, lo Spartak vinse solo 3 campionati sovietici e una sola coppa, ma ottenne comunque un seguito più ampio e diffuso, la dice lunga.

L’esordio di Dasaev con Beskov arrivò il 23 maggio 1978, quando il portiere di origini tartare aveva 21 anni. Beskov di grandi portieri se ne intendeva, avendo già allenato elementi del calibro di Lev Yashin e della Tigre Alexei Khomich. Grazie all’esperienza con questi due portieri, Beskov riuscì a dare al giovane Dasaev alcune dritte. Utilissimo fu anche l’esperto Aleksandr Prokhorov, che all’inizio dell’avventura del portiere di origini tartare allo Spartak ricopriva il ruolo di titolare.

Nel 1979 lo Spartak si laureò campione dell’Unione Sovietica, grazie soprattutto alle splendide parate di Dasaev, a seguito di un testa a testa mozzafiato con la Dinamo Kiev. E dire che soli tre anni prima, lo Spartak giocava in seconda divisione. A seguito di quella stagione memorabile, per il giovane portiere si aprirono le porte della nazionale sovietica e il suo esordio avvenne contro la Germania Est.

Era “pulito” e, allo stesso tempo, audace tra i pali. Era dotato di velocità, sicurezza nelle uscite alte e in quelle basse. Era dotato di una capacità fisica decisamente superiore a quella dei portieri dell’epoca, per la sua “apertura alare e la sua potenza”. Grazie alla lunga gittata del suo rilancio, riusciva a servire palloni lunghissimi e precisissimi per gli esterni. Grazie all’agilità ed elasticità che ne hanno contraddistinto la carriera, era soprannominato “il Gatto”.

Il debutto di Dasaev in una competizione internazionale avvenne alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Nonostante i favori del pronostico erano tutti per i padroni di casa, furono costretti ad arrendersi in semifinale contro la Germania Est, accontentandosi del bronzo. Nello stesso anno, il portiere disputò una delle sue migliori partite con la maglia dell’URSS. Due giorni dopo il suo 23° compleanno, la Russia si recò in Brasile per giocare al Maracanà. Grazie anche ai suoi interventi, l’URSS sconfisse a domicilio una squadra che vantava Zico, Socrate, Nelinho, Junior, Cerezo, Zé Sérgio, Éder, Raul e altre stelle. Fu la prima sconfitta di Telê Santana alla guida del Brasile. L’altra sarebbe arrivata al Sarriá sotto i colpi di Paolo Rossi.

In occasione della Coppa del Mondo di Spagna ’82, l’esordio fu proprio contro il Brasile. Nonostante la sconfitta, i sovietici giunsero secondi nel gruppo, con grandi prestazioni di Dasaev. Contro la Scozia, si rese protagonista di una parata leggendaria, votata dalla FIFA come la seconda parata più bella in un Mondiale, dietro solo quella celebre di Gordon Banks. Nella seconda fase a gironi, nonostante le zero sconfitte, la Russia non approdò in semifinale in quanto segnò meno gol rispetto alla Polonia. E quell’anno Dasaev fu eletto miglior giocatore sovietico.

L’unica partecipazione di Dasaev al Campionato Europeo UEFA risale al 1988. L’URSS eliminò Francia e Germania Est e sconfisse 1-0 l’Olanda, sempre nel girone. Poi, in semifinale, i sovietici eliminarono l’Italia. In finale fu l’Olanda ad avere la meglio. Questo estremo difensore viene ricordato per essere il portiere che ha subito il gol impossibile da Marco Van Basten agli Europei del 1988.

Dasaev descrisse così il gol del Cigno di Utrecht: “Ricordo quel gol, mi sentii umiliato, ma a dirla tutta Van Basten ebbe fortuna: calciò il pallone lungo una traiettoria che non pensavo potesse centrare la porta“. In questi casi la fortuna gioca un ruolo fondamentale. Il fuoriclasse si distingue perché ha la capacità di pensare e provare il gesto tecnico stesso. In questo caso Van Basten l’ha pensato e l’ha provato, e le immagini lo dimostrano. Poi si può asserire che Van Basten avrebbe potuto colpire il pallone di qualche millimetro più internamente e/o esternamente e il pallone sarebbe finito da tutt’altra parte.

A fine 1988 fu eletto dall’IFFHS come miglior portiere del mondo, un premio creato nel 1987 e di grande prestigio all’epoca. Dal 1982 al 1988 è sempre entrato nell’elenco del Pallone d’oro. Ha raggiunto la migliore posizione nel 1982, sesto e migliore tra i portieri, davanti a Dino Zoff.

L’anno 1988 ha rappresentato anche un passo verso la fine della carriera di Dasaev. Il campionato sovietico aveva abbracciato il professionismo. Dasaev decise di trasferirsi ad occidente a 31 anni nel novembre 1988. Ad accoglierlo fu il Siviglia. Lasciò lo Spartak venendo riconosciuto come uno dei più grandi idoli della storia, con più di 300 partite giocate solo in campionato, di cui tante con la fascia di capitano. Per il club russo riuscì a mantenere la porta inviolata 185 volte. È un peccato che i suoi successi si siano limitati ai confini dell’Unione Sovietica. In quegli anni, lo Spartak non era competitivo a livello europeo. In entrambe le presenze alla Coppa dei Campioni, i sovietici furono eliminati relativamente presto, prima dal Real Madrid nei quarti di finale (1979/80), poi dalla Steaua Bucarest negli ottavi di finale (1988/89).

Dasaev e Polster ai tempi del Siviglia

Nonostante le difficoltà di adattamento, Dasaev trascorse bei momenti a Siviglia. Dopo una mezza stagione in Liga, contribuì a far qualificare la propria squadra alla Coppa UEFA nel 1989/90. Un Siviglia che annoverava tra le proprie fila anche Toni Polster, Pablo Bengoechea e Manolo Jimenez. In quegli anni il portiere di origini tartare disputò il terzo mondiale. Dopo un debutto negativo contro la Romania, dove commise un errore su Marius Lacatus, il capitano entrò in rotta di collisione con Lobanovsky. Fu relegato in panchina e la squadra fu eliminata al primo turno. La sua carriera in nazionale si concluse con 91 partite, secondo dietro Oleg Blokhin.

Dasaev era considerato il secondo miglior calciatore sovietico, dietro chiaramente Oleg Blokhin. Tornato a Siviglia, Dasaev ebbe un incidente d’auto e si fratturò la mano. A quel punto trascorse tutta la stagione in panchina, con l’arrivo del giovane Juan Carlos Unzué e l’ascesa del suo sostituto, Monchi. Il limite di poter schierare solo tre stranieri tolse spazio al portiere sovietico, soprattutto dopo l’acquisto del cileno Iván Zamorano. Così, alla scadenza del suo contratto, silenziosamente, la “Cortina di ferro” chiuse la sua carriera nel 1991.

Il ritiro dal calcio fu infelice e il portiere sovietico cadde in depressione e iniziò a bere. Divorziò con la moglie, che si portò via la figlia. Tornò in Andalusia come allenatore dei portieri dei rojiblancos prima di tornare allo Spartak. Ha partecipato all’organizzazione dei Mondiali di Russia 2018 e attualmente ricopre ancora l’incarico di allenatore dei portieri del suo Spartak. Dopo quei momenti di sbandamento, Dasaev riuscì a riprendersi, da “uomo con la testa sulle spalle” come era definito.