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Nell’attuale calciomercato tante trattative vengono effettuate con la formula del prestito con obbligo di riscatto, almeno secondo quanto comunicato dai media.

In pratica una parte obbliga la controparte, in maniera informale, ad acquistare un calciatore. Un prestito, quasi sempre a titolo oneroso, finalizzato però a garantire che l’acquirente proceda all’acquisto e al riscatto del calciatore una volta terminato l’accordo di prestito. Abbiamo sottolineato “in maniera informale”, in quanto si tratta di diritto di riscatto: nel classico diritto di riscatto l’acquirente può decidere se acquistare o meno il calciatore successivamente al prestito. In linea teorica, il diritto di riscatto è uguale a quello che definiscono “obbligo”. Sembrerebbe un errore, ma non lo è.

Nel senso: se stipulo informalmente un obbligo di riscatto per un calciatore e poi vengo meno alla parole, l’acquirente non può rivalersi su di me. Ovviamente, molto probabilmente, deciderà di non intraprendere più affari con me, ma non potrebbe adire le vie legali. Oppure, in un caso più comune, l’acquirente decide di ridiscutere il prezzo, in quanto il calciatore non ha avuto il rendimento desiderato o la società naviga in cattive acque per problemi sopraggiunti. A quel punto ci si può accordare e nessuno può rivalersi.

Regolamento, alla mano, l’obbligo di riscatto non è previsto in nessuna legge o regolamento della FIGC, dell’UEFA, della FIFA o di altre confederazioni di altri continenti.

Andando nello specifico, leggiamo l’articolo 103 del NOIF, presente sul sito della FIGC: http://www.figc.info/noif-cgs-regolamentocalcio/norme-organizzative-interne/articolo-103-cessioni-temporanee-di-contratto/

Riportiamo il comma 3, quello che ci interessa nello specifico:

Negli accordi di cessione temporanea di contratto si può convenire l’obbligo di trasformare la cessione temporanea in definitiva, al verificarsi di condizioni sportive specificatamente definite e semprecchè:
a) l’obbligo di riscatto risulti nell’accordo di cessione temporanea, con l’indicazione del corrispettivo convenuto tra le parti;
b) il contratto ceduto scada almeno nella stagione successiva a quella in cui va esercitato l’obbligo di riscatto;
c) la società cessionaria stipuli con il calciatore un contratto che scada almeno nella stagione successiva a quella in cui va esercitato l’obbligo di riscatto. L’obbligo di riscatto, a pena di nullità, deve essere sottoscritto dal calciatore“.

Fondamentale la parte quando è scritto “si può convenire”, ovvero che rientra in una “convenzione” tra società. In pratica, viene fatto riferimento, ma non viene regolamentato. Si tratta di un qualcosa che è lecita, ma rimane nel campo della convenzione, e non è possibile considerare “tutelato” o “salvaguardato”. Se il calciatore non dovesse soddisfare l’acquirente, il venditore non è salvaguardato, ergo non può rivelarsi.

E c’è anche il problema della scrittura privata: a norma di legge, le due parti intraprenderebbero un rapporto obbligazionario, che avrebbe come fine il riscatto “obbligatorio”. In altri ambiti avrebbe valenza, ma è bene ribadire che la FIGC non regolamenta le scritture private né queste ultime hanno valenza presso la Federazione. Ragion per cui, in tutti i casi, anche in presenza di scrittura privata, qualora venga disatteso questo patto di “obbligo di riscatto”, il venditore (anzi, la parte che ha prestato il calciatore) non potrebbe rivalersi in alcun modo.