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In questa meravigliosa estate di sport l’Italia ci sta aprendo il cuore. La vittoria agli Europei, il record di ori alle Olimpiadi con la vittoria nella corsa regina, quei 100 metri dominati da Jacobs. L’oro di “Gimbo” Tamberi nel salto in alto e poi oggi pomeriggio, quando un altro piccolo grande miracolo sportivo si è compiuto. La staffetta 4×100 che è partita per arrivare a medaglia ha vinto l’oro grazie a una squadra formidabile che entrerà nei libri di storia sportiva, segnandone una traccia indelebile: Patta-Jacobs-Desalu-Tortu.

Un quartetto che rimarrà impresso come chi recita a memoria “Zoff, Gentile, Cabrini…” perché l’impresa di questi ragazzi è, se possibile, ancora più grande. Se l’Italia ha infatti una grande tradizione calcistica, l’atletica è sempre stata avara di medaglie verso i nostri colori, con rare eccezioni che in quanto tali sono assurte a icone del nostro sport: Pietro Mennea, Sara Simeoni e Fiona May hanno per anni significato “atletica leggera” nel vocabolario italiano e nella Treccani.

Il filo che accomuna le vittorie azzurre di quest’estate è stata l’antagonista. Sempre e solo l’Inghilterra che, dopo la sconfitta nella staffetta per un solo decimo di secondo ha titolato “Basta, Italia!”. Perché possiamo dirlo? Quest’estate li abbiamo distrutti ed è molto probabile che dopo lo smacco di Wembley, la squalifica per falsa partenza nei 100 metri e quel bellissimo decimo di secondo nella staffetta, sia nata un’acerrima rivalità sportiva che prima non aveva motivo di esistere.

L’Italia del calcio ha violato il tempio di Wembley, ammutolendo quel nauseante e anche abbastanza tedioso “It’s coming home” che era diventato un vero e proprio mantra. Non ce ne vogliano gli inglesi, ma un trofeo per tornare a casa deve esserci stato e Oltremanica non hanno mai vinto un Europeo. La prosopopea ricacciata in gola da un dominio in partita che ha raggiunto il suo culmine grazie ai guantoni di Gigio Donnarumma, non è andata giù ai sudditi di sua maestà che hanno dovuto tornare alla loro realtà di inventori del calcio tradizionalmente perdenti.

Nell’atletica doveva arrivare la rivincita ed anzi, l’Italia non doveva proprio esserci. E invece Marcel Jacobs ha deciso di cominciare a correre come non mai, in puro stato di grazia agonistica e mentale, affacciandosi alla finale con modestia e celando ambizioni di vittoria. L’ennesima beffa britannica è stata la squalifica di Zharnel Hughues per falsa partenza: il nostro Marcel l’ha guardato con calma “olimpica” e non si è alzato neanche dai blocchi, abbastanza stupefatto dall’anticipo di oltre 0.150 che l’inglese aveva violato.

Il nostro… eroe è stato polvere da sparo, registrando un 9.80 da urlo e portando l’Italia a vincere una medaglia incredibile che forse nessuno avrebbe mai pensato di vedere al collo di un atleta italiano nel corso della sua esistenza, quella dei 100 metri.

Sarebbe potuto bastare certo, ma quest’Italia aveva proprio voglia di frustrare, oltre ogni sogno di noi tifosi, la spocchia e l’invidia che gli inglesi non erano riusciti a celare dopo la finale di Jacobs, accusato di essere dopato, di essere uno sconosciuto e definendo la gara “una sfida tra atleti da cercare su Google”.

Jacobs e compagni non hanno fatto una piega e non hanno risposto alle provocazioni; nella staffetta a squadre gli Azzurri, grazie a Marcel e ad un Tortu capace di qualcosa di incredibile nell’ultimo 100, hanno ricacciato in gola le urla indovinate di chi?

Della Gran Bretagna, superata per un solo decimo di secondo, una piuma, un capello; quanto basta insomma per vincere un oro da consegnare alla storia del nostro sport e ricacciare in gola le urla di vittoria degli inglesi che per la terza volta nell’arco di un mese si sono dovuti arrendere agli Azzurri, ancora una volta a mezzo millimetro dal traguardo.

Proprio come a Wembley, proprio come nei 100 metri, adesso il mantra è Patta-Jacobs-Desalu-Tortu, un quartetto che ha fatto gridare un “Basta Italia” grande come tutto il Regno Unito. Ci dispiace cara Inghilterra, neanche troppo in verità, ma questa è la nostra estate, quella che sportivamente parlando può tranquillamente definirsi del “miracolo italiano”. La più incredibile di sempre.