Pochi sono i calciatori che, per la loro bravura, si ergono dalla massa e conquistano l’Olimpo del Calcio. Ancora meno sono gli allenatori. Però, tra i tecnici leggendari di questo sport, non si può non citare quello che forse è il più grande, colui che rivoluzionò il calcio italiano e non con la sua filosofia. 75 anni fa nasce colui che, a distanza di anni, metterà una firma indelebile sul calcio: Arrigo Sacchi.

Le prime esperienze– Avendo giocato solo a livello dilettantistico, la sua carriera da allenatore parte dal basso. Inizia allenando nel 1973 il Fusignano, la squadra della sua città che milita in seconda categoria, e nel mentre lavora nell’azienda di calzature del padre. Successivamente allena l’Alfonsine, il Bellaria e, dal 1978, la primavera del Cesena. Proprio col Cesena, nel 1982, vince il campionato primavera. In quel momento Alberto Rognoni, fondatore del club, ottiene l’iscrizione al corso per allenatori di Coverciano per il Ragioniere di Fusignano.

Il professionismo– Dopo aver superato il corso approda al Rimini in C1. In Emilia-Romagna ci rimane però un solo anno, in quanto prende in seguito la guida della primavera della Fiorentina. La svolta arriva quando, nel 1985, allena il Parma. Gli allenamenti sono estenuanti ma anche rivoluzionari, in quanto imposta il suo modo di giocare sul modello dell’Olanda di Cruyff. I suoi giocatori devono quindi verticalizzare e muoversi continuamente in fase di possesso. In fase difensiva tutta la squadra, attaccanti compresi, devono pressare. Il risultato è un calcio offensivo composto da azioni veloci, ma è degna di nota anche la difesa, che subisce pochissime reti grazie alla difesa a zona e alla trappola del fuorigioco.

La promozione e la sfida col Milan– Grazie a questa sua filosofia di gioco, che supera di gran lunga il catenaccio, Sacchi ottiene subito la promozione in Serie B. La stagione successiva non solo il Parma arriva settimo, ma, con soli 26 gol subiti, è la miglior difesa del campionato. In Coppa Italia agli ottavi di finale batte inaspettatamente il Milan, con il presidente Rossonero Berlusconi che rimane stupito dal gioco del Parma. Al turno successivo è l’Atalanta a fermare il cammino dei Crociati.

La chiamata del Milan– Nell’estate del 1987 il nome di Arrigo Sacchi si accosta a quello del Milan. Il Ragioniere di Fusignano sottopone i grandissimi campioni del Milan ai suoi allenamenti strazianti. Concentra la sua tattica sulla difesa, preparando un vero e proprio muro composto da Baresi, Costacurta, Tassotti e dal giovane Maldini. Questo muro gli consentirà di vincere al primo anno lo scudetto e la Supercoppa italiana. La stagione dopo il Milan di Sacchi conquista l’Europa vincendo, a Barcellona, la Coppa Campioni e, successivamente, conquista anche la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale. Quella di Arrigo è una squadra temuta in tutta Europa, capace di rifilare 5 gol al Real, ma soprattutto capace di incantare il pubblico pagante col bel gioco. L’annata ’89-’90 è la replica della precedente, Infatti i Rossoneri vincono la Coppa Campioni, la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale.

Addii e Nazionale– Come tutte le favole, anche le imprese del Ragioniere di Fusignano devono finire. Così, in seguito all’eliminazione ai quarti di finale di Coppa Campioni contro il Marsiglia, Sacchi lascia il Milan e accetta di allenare Nazionale. Nella sua esperienza sulla panchina azzurra è degna di nota la spedizione al Mondiale del 1994 negli Stati Uniti. L’Italia parte male, ottenendo soltanto un terzo posto nel girone, ma è Baggio a trascinare gli Azzurri fino alla finale. All’ultima sfida, contro il Brasile, l’Italia fa fatica a creare gioco, nonostante la difesa regga gli attacchi di Romario e degli altri brasiliani. Dopo lo 0-0 maturato nei 120 minuti si arriva quindi ai rigori, dove è decisivo l’errore di Baggio.

Gli ultimi anni– Successivamente la sua Italia si qualifica agli Europei del 1996, ma viene eliminata ai gironi, e Sacchi si dimette. In seguito, tra Milan, Atletico Madrid e Parma, non otterrà più successi di rilievo e nel 2001 pone fine, col suo ritiro, alla leggenda del Ragioniere di Fusignano.