Serie A poco credibile, come parte delle Istituzioni

Invettiva sulla questione istituzioni, in vista dell'inizio del prossimo campionato di Serie A. Parliamo di Lega calcio, Dal Pino, Gravina, etc

Campionato controverso, meno male che finisce

La Serie A si chiude questo weekend. Ovviamente, l’eccezionalità delle circostanze che hanno obbligato le squadre a riprendere l’attività agonistica, comprimendo la lunghissima stagione 2019-20 in poche settimane, ha pesato non poco sulla effettiva regolarità del più controverso campionato di sempre.

In tanti hanno palesato un rendimento assai diverso – in senso positivo e negativo – rispetto ai valori visti in campo prima della pausa. Del resto, era inimmaginabile pretendere ritmo ed intensità massimali o sub massimali dai giocatori, dopo mesi di divano e videogames.

Se fosse giusto o meno tornare a far rotolare la palla, mentre le consuetudinarie abitudini della gente venivano radicalmente modificate dall’emergenza sanitaria, è stato davvero un complesso argomento da affrontare.

Trascurando le motivazioni di carattere etico, appare evidente quanto abbiano prevalso le scelte di tipo economico, sulle posizioni assunta da Lega Calcio e Figc. Ergo, ottemperare ai contratti televisivi, così da incassare i soldi necessari a tenere in piedi l’intera baracca.

Oltre, chiaramente, a quelle funzionali alla salvaguardia del merito sportivo. Ovvero, i risultati maturati sul terreno di gioco, piuttosto che sanciti nelle stanze del Potere.

Serie A poco credibile, come parte delle Istituzioni

La credibilità delle italiche Istituzioni pallonare, soprassedendo, almeno in questa sede, su quelle del Governo, è stata messa a dura prova dal Covid.

E continuerà ad esserlo in proiezione futura. Influenzando, con pesanti ripercussioni, pure la ripartenza della prossima annata calcistica.

Le dichiarazioni del presidente della Lega, Paolo Dal Pino, che, da un lato, spinge per la riapertura degli stadi, e dall’altro, non esclude che l’inizio della stagione 2020-21 possa slittare ben oltre il 12 settembre, sono surreali.

Poiché rendono l’idea di quanta distanza ci possa essere tra chi è deputato ad organizzare e gestire il carrozzone della Serie A, e la realtà che alberga appena fuori la sede di via Rosellini, a Milano.

Il sistema-calcio appare del tutto impreparato ad assorbire la forza distruttiva della crisi generata dalla pandemia. Ecco, dunque, che si immaginano risorse alternative ai famigerati diritti televisivi, per rimpinguare il business.

Format e calendari, la ricetta di ADL

Però, l’ipotesi di un format rivoluzionario, avanzata dal presidente del Napoli – Serie A con due gironi e playoff Scudetto -, viene osteggiata da molti colleghi di Aurelio De Laurentiis. Lo scetticismo sulla proposta avanzata dal produttore, tuttavia, non avrebbe un fondamento sportivo. In realtà, la formula post season all’Americana risulta incompatibile con l’attuale norma in materia di diritti televisivi.

Il problema relativo alla stesura del calendario va a braccetto con la presenza del pubblico sulle tribune. I proprietari dei club, infatti, voglio più tempo per programmare il prossimo campionato, affinché i loro tesserati possano riposare a cavallo di due stagioni talmente attaccate l’una a l’altra, da confondersi.

E pretendono di giocare a porte rigorosamente aperte, seppur con le dovute precauzioni di natura igienica ed il doveroso distanziamento tra gli spettatori allo stadio.

Difficilmente, quindi, la Serie A, che, gioco forza, dovrà essere schiacciatissima, prenderà il via nella data ipotizzata inizialmente (il 12 settembre). Dovrebbe slittare almeno un paio di settimane dopo. Probabilmente, al 26.

Bisogna comunque rispettare le squadre impegnate nelle Coppe Europee (Europa e Champions League), non si sa bene fino a quando. Inoltre, soddisfare le esigenze delle Nazionali, garantendo la presenza dei calciatori convocati, per le partite di agosto.

Al netto del legittimo riposo, sancito da contratto, per i calciatori. Senza trascurare il piccolo particolare che gli impegni agonistici dovranno essere preceduti dal classico ritiro preparatorio.

Rebus date, Serie A prigioniera delle scadenze

A conti fatti, dunque, gli spazi di manovra sono oggettivamente contingentati. Il prossimo campionato, dovrà terminare entro e non oltre il 23 maggio. D’altronde, il 29 si disputa la finale della Champions League. Poi, l’11 giugno, comincia l’Europeo.

Proprio il rebus date ha scatenato l’ira funesta del pelide ADL, spingendo il presidente partenopeo a tuonare contro tutto e tutti nell’assemblea di Lega.

Ormai De Laurentiis, nelle discussioni tra plenipotenziari, interviene a pieno titolo, muovendosi nelle segrete stanze dei bottoni con la tranquilla di un veterano.

E poco importa che le sue parole destino l’impressione di instabile e collerica mancanza di controllo.

Teoricamente, esporsi talmente tanto, potrebbe essere un passo potenzialmente in grado di attirargli le antipatie di alcuni, gli strali di altri, tra i suoi pari.

Apparentemente, il presidente del Napoli preferisce il testosterone alla diplomazia. In pratica, è freddo, controllato, attento solo a non danneggiare gli interessi imprenditoriali dell’azienda pedatoria.

La sua determinazione a sostenere con passione infervorata le proprie tesi, stimolando pubblicamente la platea riunita in assise dei suoi omologhi, è tipica dell’uomo forte. Avvezzo a comandare e non ad essere gestito da altri.

Specialmente quando si tratta di criticità scottanti, che attanagliano le società su argomenti tabù, come i mancati ricavi o gli aumenti delle risorse.

Francesco Infranca

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