Quattro anni senza Cruyff: così iniziò la sua epopea

Quattro anni senza Cruyff

Quattro anni fa finiva la vita terrena di Giovannino Cruyff, ossia il calciatore che più ha rivoluzionato il calcio, che non si è limitato a segnare goal o fare assist, ma ha trasformato il modo di concepire tatticamente il calcio, di interpretare il ruolo in campo di ogni singolo calciatore, che ha trasformato un club, il Barcellona, da eterno secondo un po’ sfigatello e vittimista del complottismo anti catalano, in una potenza sfrontata e orgogliosa. L’impatto di Cruyff sul calcio è stato infinitamente più prolifico dell’eredità lasciata da un Maradona, da un Pelè, da un Di Stefano, Platini o chiunque altro.

 

La storia la conoscete, Giovannino perse il papà prestissimo, la madre iniziò a lavorare per il club, il papero frequentava il campo da gioco dei biancorossi e sovente qualche colpetto al pallone lo dava, evidentemente non nel modo goffo e improvvisato che farebbe un parvenu.

 

Da amatore a ragazzino delle giovanili il passo fu breve.

Buckingham, lo scopritore

 

L’esordio in Eredivisie nel calcio dei grandi, all’Ajax avvenne grazie all’inglese Vic Buckingham .

Buckingham ricorderà in un’intervista concessa nel 1993 al giornalista David Winner, che impressione ebbe da Johann:

Aveva stretto subito un legame con me, come fosse mio figlio. Mostrava a tutti noi come giocare. Era già maturo. Aveva un’immensa carica vitale. Correva per tutto il campo e poteva fare ogni cosa: creare movimento, volare sull’ala, inserirsi in area,colpire di testa. Piede destro, piede sinistro, e tutto ad alta velocità. Un dono di Dio all’umanità, in senso calcistico. Questo era Johann.

Buckingham non fu a lungo il suo mister, in quella apparentemente anonima stagione 1964/65,  l’Ajax prese una sonora scoppola nel derby con il Feyenoord, 9 a 4 mica una cosa da ridere e dato che ogni mondo è Paese e non è solo Zamparini ad allontanare gli allenatori, rimedio vecchio come il mondo, esce l’inglese entra Rinus Michels.

Arriva Michels

 

Michels aveva passato la sua carriera nell’Ajax, segnando 122 reti in 264 gare, con le annate più significative per il suo futuro DNA  di tecnico, sotto la guida di un inglese Jack Reynolds, che guidò i lancieri dal 1915 per trent’anni con delle pause, una per banali dissidi con la dirigenza, un’altra perché deportato dai nazisti, in quanto britannico, nel campo-manicomio di Toszek, nell’alta Slesia.

Fu l’inglese a lasciare i primi semi: le squadre giovanili dovevano giocare come la prima squadra, la prevalenza della fisica sulla tecnica, la passione per il gioco d’attacco . In un’intervista concessa nel 46: “L’attacco rimane la miglior forma di difesa”.  Chissà perché, me lo immagino con accento di Fusignano.

 

L’ex centravanti si trovò a dover sostituire, dicevo, Buckingham come, ironia della sorte, gli ricapiterà nove anni dopo alla guida del Barcellona, dove sostituì proprio il mentore di Cruyff, trovando già in eredità un bell’impianto a base di 4 -3-3 che a lungo diverrà copyright azulgrana.

 

Per capire meglio Rinus Michels e il suo calcio dovremmo tutti leggere la sua opera “Teambuilding”.

Come ricorda Sandro Modeo, nel suo fondamentale libro “Il Barca”, Michels amava paragonare la squadra ad un’orchestra.

In particolare il coach citava Bernstein. Il buon Direttore , dopo l’esibizione di un violinista, lo gelò: Da solo sei bravissimo, ma per suonare in un’orchestra la strada sarà molto lunga.

Michels costruirà una squadra in cui tutti sapevano fare tutto, all’interno di uno spartito dove coesistono libertà e disciplina.

 

Michels impartisce dogmi e Cruyff li recepisce così :

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare”.

Il suo Ajax inizia a vincere tutto in patria, mentre all’estero si fa conoscere arrivando a giocare la finale di Coppa dei Campioni con il Milan, nel 1969.

C’è ancora ingenuità nei lancieri e Gianni Rivera fa il bello e cattivo tempo, ma gli olandesi sono ormai usciti dall’eremo e saranno tutt’altro che una meteora.

 

 

Marco Bruttapasta

Banner 300 x 250 – Horeca – Post
Potrebbe piacerti anche