L’UEFA: emblema dell’incapacità di gestire il calcio

La necessità di chiudere i campionati nazionali e le Coppe europee ha convinto la Uefa a scegliere il male minore, eppure...

Era nell’aria: gli Europei slittano al 2021

Ormai c’è l’ufficializzazione. La Uefa ha reso noto che gli Europei slittano di un anno. La manifestazione continentale è rinviata al 2021.

L’epidemia di coronavirus ha paralizzato tutta l’attività agonistica. Il calcio ha adottato una misura di sicurezza draconiana, a causa dell’emergenza, fermando i campionati. Prima in Italia. Dopo, anche la stragrande maggioranza degli altri tornei, in giro per l’Europa, hanno mutuato la necessità di mettere in quarantena il pallone, come estrema ratio, per cercare di contenere la pandemia. C’è da dire che non tutte le federazioni e discipline sportive hanno cancellate immediatamente gli eventi a rischio. Chissà, magari hanno soltanto reagito in maniera più blanda all’emergenza, a causa del minor tasso di diffusione del virus nel loro paese…

Lega Calcio e presidenti novelli Ponzio Pilato

La Lega Calcio, l’associazione dei club che partecipano alla Serie A, ha fatto di tutto per provare a terminare la stagione regolarmente. I presidenti smaniano per giocare. Appare evidente che l’obiettivo primario non è stato quello di tutelare la salute dei propri tesserati. Bensì terminare regolarmente la stagione. Altro che annullamento. Oppure, in subordine, playoff e playout. Il congelamento del campionato rischia seriamente di mettere a repentaglio i bilanci. Abbondantemente appesantiti dal costante e vertiginoso aumento dei costi di gestione. Trascurando le spese pazzesche versate a intermediari vari ed agenti assortiti: tuttofacenti ai quali vengono pagate commissioni a peso d’oro per la loro consulenza…

In effetti, almeno inizialmente, l’idea dei presidenti italiani era stata abbastanza “pilatesca”. E non perché le sopraggiunte necessità sanitarie imponessero un cambiamento drastico nelle consuetudini igieniche. Indubbiamente, continuare a far giocare la Serie A, ma a porte chiuse, dava davvero l’impressione che i padroni del vapore volessero lavarsene le mani, per scacciare i proprio dubbi. Come fece Ponzio Pilato. Un modo per detergersi la coscienza e non sentire il peso di dover giustificare scelte scellerate.

Giocare a porte chiuse avrebbe sicuramente determinato un pregiudizio economico alle società. Sembra quasi che non bastino solamente le plusvalenze (più o meno fittizie…), per far quadrare i conti a questi onnipotenti proprietari. Troppo poco appassionati di calcio giocato. O troppo furbi per rimetterci un euro. Lungi da costoro pensare eventualmente di sanare le casse perennemente in rosso, ricorrendo all’autofinanziamento. In soldoni, ricapitalizzando di tasca propria. The show must go on: lo spettacolo deve andare avanti. Un princìpio sbagliato. Assurdo nei tempi e nei luoghi, visto il momento contingente che sta attraversando l’umanità.

Lo spettacolo deve continuare… ad ogni costo

Al contempo, però, è apparso innegabile l’egoismo palesato da alcuni presidenti, interessati a tutelare solo ed esclusivamente il proprio piccolo orticello. Decretando – de facto – una lenta e progressiva morte del sistema calcio. Inteso come quel rito, che si ripeteva tutte le settimane, con anticipi e posticipi, coinvolgendo un numero consistente di italiani, in un’atmosfera carica di passione e spensieratezza. Trasformatasi, di colpo, in infinito pessimismo.

Coerentemente con il loro modo di intendere il calcio, spazzato via da un capitalismo sfrenato, diventato sempre più schiavo del denaro, giocare a qualsiasi costo, piuttosto che fermarsi, era lo strumento idoneo ad evitare che poi si intasassero i calendari. E poco importava che, sovrapponendo i weekend di campionato ai turni infrasettimanali di Champions ed Europa League, fosse contrario ai più elementari princìpi su cui si fonda l’uguaglianza competitiva ed il valore del risultato sportivo maturato sul campo. Minando alle fondamenta quel che rimaneva della regolarità di tornei nazionali e Coppe europee.

Ceferin ondivago sulla scelta di rinviare gli Europei

Tutto questo, ovviamente, ha coinvolto anche il principale organismo che controlla il calcio europeo, la UEFA. Bisognerebbe, infatti, stendere un velo di pietoso silenzio sul grande sonno che ne ha colpito il presidente, Aleksander Ceferin. Prima di tutto perché ha avuto un comportamento ondivago. Effettivamente, l’aver permesso che si continuasse a giocare in Champions ed Europa League. Alcuni a porte aperte. Altri senza pubblico sugli spalti, l’ha sostanzialmente delegittimato, in un curioso palleggio di responsabilità, con le singole federazioni.

Ma dove l’atteggiamento di Ceferin appare incondivisibile è in considerazione allo spostamento degli Europei. Fino a poche ore fa, il presidente della Uefa era assolutamente restio a prendere in considerazione l’idea di rinviarli di un anno. Da quest’estate, a quella del 2021. Una chiusura mentale da condannare. Nella forma, nel merito e nella sostanza. Mentre la pandemia assumeva dimensioni sempre più inquietanti, contagiando progressivamente tutte le nazione qualificate alla fase finale della competizione.

Alla fine ha dovuto gettare la spugna e cedere alle pressioni più o meno velate delle principale Leghe europee. Il succo della questio è facilmente riassumibile in una semplice equazione matematica. L’Europeo è una manifestazione con cadenza quadriennale. Dunque, può essere recuperato con minori perdite. Che, in ogni caso, sarà inevitabile mettere in preventivo. Lo sforzo, quindi, deve concentrarsi sulla necessità di terminare i vari campionati nazionali e le Coppe europee, che non sono rimandabili, entro l’estate. Possibilmente a giugno e non a luglio. Lo spettro di un tracollo economico-finanziaria per i club ha convinto Ceferin della bontà… del suggerimento altrui!

Francesco Infranca

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