Herbert Chapman, il primo innovatore tattico del ventesimo secolo

Raccontiamo Herbert Chapman, antesignano degli allenatori moderni, parlando della sua influenza sul calcio inglese e questo sporti in generale

Herbert Chapman è considerato il primo grande innovatore tattico del ventesimo secolo ed è famoso per aver condotto alla vittoria Huddersfield e Arsenal. Il tecnico dello Yorkshire è “lo sviluppatore” piuttosto che l'”inventore” del modulo WM (il cosiddetto “sistema”), precisamente un 3-2-2-3, con la posizione in campo che raffigura queste due lettere.

 

Chiamato all’Huddersfield nel 1921, inizialmente come assistente di Ambrose Langley, Chapman portò la squadra a un successo senza precedenti, rivoluzionando il club attraverso tattiche sofisticate che portarono il calcio inglese in una nuova era e consolidarono il suo status come uno dei più importanti pensatori di questo sport. Chapman trasformò l’Huddersfield in una squadra vincente. Tra il 1921 e il 1924 Champman portò l’Huddersfield a vincere tre titoli, una FA Cup e due campionati inglesi, guadagnandosi la corte dell’Arsenal, una squadra all’epoca che navigava a centro classifica. I Gunners lo resero il tecnico più pagato d’Inghilterra e gli fecero firmare un quinquennale.

A Highbury, Champman non fu un innovatore solo in campo, ma era un manager a 360 gradi: fece installare i fari allo stadio, fece stampare i numeri sulle maglie della squadra e scelse il colore bianco sulle maniche, introdusse l’Highbury Clock, e fece dare alla vicina stazione della metro il nome dello stadio. E nel 1928 scelse anche di ingaggiare David Jack, bomber del Bolton, che fu pagato 11.500 sterline, cifra record per l’epoca.

La vita di Chapman fu tragicamente spezzata a causa di una polmonite nel 1934, mentre la sua squadra era nel bel mezzo della bagarre per difendere il titolo. Ma ancora oggi, a 86 anni dalla sua morte, non è considerato solo il più grande allenatore dell’Huddersfield e dell’Arsenal, ma uno dei più importanti “visionari”della storia del calcio inglese.

Naturalmente, Chapman è stato fortunato ad aver avuto la possibilità di creare un’eredità del genere. Dopo una modesta carriera da calciatore, si è fatto le ossa da allenatore del Northampton Town. Nei suoi cinque anni alla guida della squadra, ha introdotto ai suoi giocatori un concetto per lo più alieno: l’equilibrio tattico. In anticipo sui tempi, Chapman ha riconosciuto prima di tanti che il solo talento in campo era inutile. Le squadre dovevano essere equilibrate, strutturate e preparate. Riteneva che le vittorie non erano dovute al caso.

Il suo pensiero profondo e la sua pianificazione scrupolosa erano sempre destinati ad attirare sguardi ammirati da parte di squadre più grandi del Northampton, ma Chapman riuscì comunque ad arrivare in una grande squadra: il Leeds City. A Leeds sfoggiò il suo calcio offensivo e, allo stesso tempo, efficace, prima che Prima Guerra Mondiale interrompesse tutto nel 1914. Dopo la fine del conflitto, mentre il calcio e la vita tornavano lentamente alla normalità, il Leeds fu travolto dallo scandalo dei pagamenti illeciti.

Dal Leeds City al gotha del calcio inglese

Anche se Chapman aveva trascorso la maggior parte del suo tempo durante la guerra come direttore di una fabbrica di munizioni e sovrintendente di una fabbrica di petrolio e carbone, fu uno dei cinque tesserati di quel Leeds City a ricevere una squalifica. Il City fu sciolto, bandito dalla storia. Chapman divenne un paria, un genio relegato nel deserto del calcio. Ma l’Huddersfield ritenne la sua squalifica quantomeno dubbia e, con il sostegno del club, questa sanzione fu annullata. La motivazione non lasciava spazio a dubbi: quando furono effettuati i pagamenti illeciti, Chapman non lavorava per il Leeds, pur essendo tesserato, ma si occupava di tutt’altro.

Il reinserimento di Chapman si è rivelato uno degli sviluppi più significativi nella storia del calcio inglese. Da persona non grata, è cresciuto fino a diventare una delle figure più rispettate del calcio, un uomo il cui occhio attento al talento e alle innovazioni tattiche ha dato una nuova vita all’Huddersfield, sfidando i pregiudici e spingendo la squadra oltre i confini con la sua aura di modernità.

Nei quattro anni all’Huddersfield Town ha dato un saggio delle sue capacità di creatore di calcio. Durante gli allenamenti ha impartito ai propri calciatori rigorosi dettami tattici, che ruotavano intorno a passaggi veloci e taglienti, difesa organizzata e rapidi contrattacchi. Favoriva l’organizzazione, ma non era l’unico sui cavallo di battaglia. Chapman riuscì a trovare l’equilibrio tra disciplina e creatività. I suoi giocatori erano allo stesso tempo solidi ed espressivi in attacco. Espressivi, ma senza essere troppo appariscenti.

L’Huddersfield di Herbert Chapman

 

Molti di loro erano “i suoi” giocatori. All’Huddersfield, ha sfruttato la sua naturale capacità di individuare i talenti, tra cui Clem Stephenson e George Brown, che in due hanno disputato quasi 500 partite con i Terriers. Sebbene il suo approccio non fosse difensivo, l’Huddersfield vantò la miglior difesa del campionato in entrambe le stagioni in cui conquistò il titolo, con soli 33 gol nel 1923/24 e 28 nel 1924/25.

Da sempre attratto dall’idea di lavorare a Londra, Chapman accettò le avances dell’Arsenal nel 1925/1926. Anche la sua nomina arrivò in un momento chiave, in concomitanza con la modifca della regola del fuorigioco, che ridusse da tre a due il numero dei difensori che dovevano stare dietro la palla per evitare di far scattare la trappola.

Nel 1925, l’Arsenal acquistò Charlie Buchan, bandiera del Sunderland e attaccante senza tempo, che giocò e segnò con i Gunners dal 1925 al 1928, dai 34 ai 37 anni. Chapman mise da parte il tradizionale 2-3-5 che ha permeato il calcio inglese per quasi mezzo secolo, per passare al 3-2-2-3, modulo che divenne il suo marchio di fabbrica. Quel sistema prevedeva che l’attaccante centrale si spostasse all’indietro, permettendo alla squadra di Chapman di dominare il centrocampo e dare vita a transizioni offensive veloci e incisive. Per aiutare i giocatori a capire le sue istruzioni, Chapman ha persino concepito l’idea di un tabellone tattico, che illustrava le varie sfumature e idiosincrasie insite in una formazione calcistica.

In maniera simile ai suoi anni all’Huddersfield, Chapman condusse una campagna acquisti eccezionale, che trasformò l’Arsenal da una squadra da metà classifica a quella che era considerata indiscutibilmente la migliore compagine del Paese. Tra questi calciatori figuravano Joe Hulme, Jack Lambert, Tom Parker, David Jack e Cliff Bastin, che con Hulme e Alex James formarono un reparto offensivo devastante.

L’Influenza sulle squadre

Chapman ha dato grande importanza allo spirito di squadra, incoraggiando i suoi giocatori a pensare alle partite da un punto di vista tattico, ad analizzare l’avversario e a discutere i piani di gioco sul pullman della squadra. Lo spirito di squadra non era però, secondo Chapman, tutto incentrato sul divertirsi insieme. Ha incoraggiato i suoi giocatori a esprimere la loro obiezione a un’idea e ad avere un aperto scambio di opinioni tra di loro.

Con il tempo il suo Arsenal è cresciuto troppo velocemente: troppo intelligente e troppo organizzato per le altre squadre. I suoi calciatori avevano la meglio sugli avversari grazie a un mix di preparazione fisica, conoscenze tattiche e qualità tecniche. In questo senso, Chapman è stato un vero pioniere. Una volta ha dichiarato che “i tempi in cui il calcio era uno sport disorganizzato sono finiti”. È stato lui a mettere la pietra tombale al calcio inglese senza tattiche.

Chapman ai tempi dell’Arsenal

 

I nove anni di Chapman all’Arsenal rivoluzionarono il club a prescindere dai titoli. Infatti, dopo la sua prematura scomparsa nel gennaio 1934, l’Arsenal conquistò il titolo di campione, aggiungendone altri due nel 1935 e nel ’38, vincendo anche la Coppa d’Inghilterra nel 1936.

Naturalmente, la sua influenza si estendeva ben oltre il campo. Chapman riconobbe l’importanza di allargare gli orizzonti. Riconosceva che il calcio al di fuori della Gran Bretagna era ben sviluppato e, in virtù di ciò, osservava le migliori squadre a livello continentale. Studiò le squadre e gli allenatori europei, fece amicizia con il grande Hugo Meisl, la mente dietro il Wunderteam austriaco degli anni ’30, e propose una competizione per club a livello europeo molto prima della nascita della Coppa dei Campioni nel 1955. Ma soprattutto Chapman è ricordato per aver trasformato l’Arsenal da club mediocre a vera e propria potenza calcistica, un’istituzione da cui i suoi rivali cercarono ispirazione.

Forse la più grande risorsa di Chapman è stata l’instancabile desiderio di migliorare sé stesso. Una volta affermò “non è mai sicuro essere soddisfatti”, e ha vissuto di questo, escogitando sempre strategie per migliorare le sue squadre, anche se erano reduci da campionati dominati. Chapman ha stabilito gli standard per la moderna gestione del calcio. Anche se può esagerato affermare che Chapman “ha inventato le tattiche”, ha certamente sottolineato la loro importanza per il calcio in Inghilterra.

Grazie a questo e al suo apprezzamento per la psicologia, la fisiologia e persino la sociologia del calcio, rimane una delle menti più astute ed esigenti che la storia di questo sport abbia mai offerto. Se la sua vita non fosse stata spezzata a soli 55 anni, avrebbe potuto vincere molti altri campionati con l’Arsenal. Anche senza tutto questo, però, Herbert Chapman rimane una delle figure più influenti di questo sport, un vero uomo di calcio, un uomo per il quale la parola “Pioniere” è più che mai azzeccata.

Un gioco non più edwardiano

Chapman fece passare lo stile di gioco inglese da uno schieramento “edwardiano”, iperoffensivo, a un gioco ragionato di passaggi e lavoro di squadra.

Un difensore poteva quindi marcare l’attaccante, visto che la linea difensiva era composta dallo stesso numero di uomini dell’attacco avversario. A centrocampo c’erano due mediani e due calciatori più offensivi, senza esterni, mentre l’attacco a tre è simile a quello attuale.

La struttura della squadra veniva semplicemente trasformata. Il lavoro dei calciatori a centrocampo era meno offensivo ma allo stesso modo fondamentale. A differenza del 2-5-3 uno dei centrocampisti arretrava e diventava una sorta di libero del passato.

Secondo il giornalista di Football 68, J.P. Rethacker: “Il WM garantisce un equilibrio tra le diverse zone del campo”. In Inghilterra verrà chiamato “quadrato magico”. Il “padre del sistema” viene considerato Herbert Chapman ma in realtà fu uno scozzese, Johnny Hunter, al Motherwell.

Nel 2003 è stato inserito nella National Football Museum Hall Of Fame.

 

Vincenzo Di Maso

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