Cassano o Di Natale?

Oggi Antonio Cassano compie 38 anni. Due carriere diametralmente opposte: facciamo un confronto tra i due Antonio, Cassano e Di Natale

I due Antonio, Cassano e Di Natale, hanno avuto fasi diametralmente opposte in cui sono stati in auge. Il talento di Bari Vecchia veniva etichettato come un fenomeno a inizio carriera, mentre l’attaccante cresciuto a Pomigliano D’Arco ha dato il meglio di sé dopo i 30 anni. Due calciatori del Sud, due attaccanti non alti, ma neanche due “nani”.

In nazionale Di Natale ha segnato 11 gol in 42 partite, di cui uno al Mondiale e uno all’Europeo. Cassano ne ha invece messi a segno 10 in 39 partite, di cui 3 all’Europeo. Numeri più o meno simili, pertanto. Nelle coppe europee, Cassano ha messo a segno 15 gol in 56 partite mentre 17 e 37 partite.

C’è da dire che la carriera di Cassano ha avuto un boost a seguito di quel gol incredibile contro l’Inter. Lo stesso calciatore barese ha affermato: “Il 18 dicembre 1999 è cambiata la mia vita. Avevo 17 anni, senza quel gol sarebbe stata diversa”. Un gol che gli aprì le porte del paradiso, con la Roma che lo strappò alla concorrenza di tanti club. Gli inizi alla Roma lasciavano intravedere una carriera da campione, quantomeno ai livelli di Zola. In Under 21 Cassano era a dir poco dominante e umiliava calciatori con 2 o 3 anni in più rispetto a lui.

Fantantonio era il classico giocatore genio e sregolatezza, una sregolatezza fuori dal campo ancor più che in campo. Le cassanate hanno condizionato la sua vita calcistica praticamente dall’inizio della sua carriera. Molti commentatori lo reputavano “ingestibile” e Fabio Capello sudava sette camicie per metterlo in riga.

Venendo all’aspetto tecnico, il tocco di palla, la classe, la leggiadria, il controllo e le capacità oculo-podaliche di dialogare con i compagni erano notevolissime. Cassano si è lasciato spegnere lentamente, facendo poco dopo l’Europeo 2012 e gli anni alla Sampdoria. Eppure il fatto che il carattere sia stato l’unico impedimento verso l’ascesa nel firmamento dei gradi è un luogo comune assolutamente da sfatare. Non abbiamo visto il miglior Cassano, ma quale sarebbe stato questo miglior Cassano? Se avesse fatto della disciplina un punto fermo della sua vita calcistica, lo avremmo visto costantemente titolare in top club italiani. Su questo non ci piove. Dopo la Roma non si è confermato a certi livelli. Lo scudetto vinto con il Milan ha rappresentato il canto del cigno in una big.

Eppure, fermo restando un’indiscutibile classe, ad Antonio Cassano non mancavano i limiti. A 20 anni veniva criticato per non avere una gran tecnica di tiro. A livello balistico è migliorato, ma il suo repertorio è rimasto limitato. Non è mai stato un Totti, un Del Piero e neanche un Di Natale. E Cassano, seppur estremamente rapido nei movimenti nel pieno della sua carriera, non è mai stato un calciatore esplosivo. Il suo rapporto con il pallone, il suo controllo di palla era a livello dei più grandi di questo sport, ma era limitato a livello balistico e di esplosività, fermo restando i limiti caratteriali.

Cassano e di Natale in nazionale assieme a Supermario Balotelli

 

Non è un’affermazione retorica quella secondo cui Di Natale non è considerato tra i migliori attaccanti italiani di sempre perché ha giocato nell’Udinese. Eppure, l’attaccante napoletano è rimasto a Udine non per idiosincrasia nei confronti delle sfide a livelli superiori, bensì per il suo amore viscerale per la maglia. Abbiamo iniziato a vedere il miglior Di Natale dopo il mondiale 2006, al quale non è stato convocato.

Il Di Natale visto a Udine era assolutamente dominante in Serie A e, nonostante il livello non eccelso della sua squadra, vanta una media gol notevole in Europa. Sarebbe quindi folle e riduttivo reputarlo un semplice bomber di provincia, uno alla Dario Hubner per intenderci. Di Natale è stato decisamente più attaccante rispetto a Cassano. Il calciatore barese era un assistman finissimo, quello napoletano aveva il killer instinct del bomber.

Di Natale sapeva organizzare con rapidità fulminea la conclusione dal punto di vista mentale. Totò chiedeva spesso il triangolo con uno degli esterni o l’altro attaccante, per poi puntare la porta e sparare gran botte con gran rapidità di esecuzione e pensiero. Parliamo di un 9 atipico, ma solo per l’altezza. Di Natale era anche solito partire dalla fascia, ma si sentiva particolarmente a suo agio al centro. Celebri i suoi gol sul filo del fuorigioco, i suoi tagli e anche le realizzazioni di testa anticipando difensori 15-20 centimetri più alti di lui.

Tantissimi gol di Di Natale celavano una difficoltà sottesa, una difficoltà superata grazie a coordinazione, capacità di lettura e rapidità di esecuzione.

Un mix tra Cassano e Di Natale avrebbe dato vita a un calciatore esplosivo, ma abbiamo assistito a due calciatori che hanno reso al massimo in differenti periodi della propria carriera. Di Natale è esploso tardi e, se avesse avuto le opportunità di Cassano magari a 23-24 anni, sarebbe con ogni probabilità arrivato al top. Cassano ha avuto tutte le fortune, ma se non è arrivato al livello di certi mostri sacri la colpa non è del fato. Fantantonio ci ha messo del suo con i suoi atteggiamenti mentre, fermo restando una tecnica titanica, non ha mai superato limiti balistici e atletici.

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