28 anni fa Marco Van Basten segnava, contro l’Ancona, il suo ultimo gol. Il Cigno di Utrecht, perfetto numero 9, diceva addio al gol. 

Un giorno il Dio del Calcio prese l’eleganza e la potenza, la tecnica e la finalizzazione, l’elevazione e la velocità. Prese queste qualità per modellare a suo piacimento un prototipo di attaccante perfetto.

Il risultato fu un olandese spettacolare e ammaliante. Una gioia pura per gli occhi, l’idolo dei tifosi, perché “L’ottavo giorno Dio creò Marco”. Un essere divino, il 9 per eccellenza, all’apparenza inarrestabile.

Ma siccome il Dio del Calcio sa anch’essere infame e cattivo, diede a questo olandese un fardello: il fatto di essere troppo fragile. Decise perciò che una caviglia, quella destra, lo perseguiterà per tutta la vita.

Ma Marco era più forte di quel tormento, e così, pur restando quasi più tempo in infermeria che sul campo, continuava a sfornare gol da antologia, come quella rovesciata contro il Den Bosch, ai tempi dell’Ajax, o quel gol all’Urss nella finale all’Europeo.

Col tempo però il dolore si acutizzò, e il tempo del bel Cigno di Utrecht stava per finire. Ma come i cigni di Platone che cantano prima di morire, anche il più elegante dei cigni stava, meravigliosamente, per cantare un’ultima volta; per sugellare l’amore platonico tra il miglior 9 di sempre e il gol.

Era il 9 maggio del 1993, da tempo gli infortuni lo martoriavano. Era un Ancona-Milan finito 1-3. Era un calcio d’angolo tirato da Boban. Era lo stacco imperioso, l’elevazione possente, l’ascesa al cielo di chi, nonostante due piedi fragili come il cristallo, mostrava a tutti la sua natura divina, e con un colpo di testa spediva in porta la palla.

28 anni fa Marco Van Basten segnava il suo ultimo gol in carriera, ponendo fine alla leggenda del miglior attaccante di sempre, il dono del Dio del Calcio.

Se Van Basten si è ritirato, vuol dire che Dio non voleva più vedere gol belli.

Diego Armando Maradona