• Tempo di lettura:3Minuti

Per i tifosi Romanisti, Roma-Leicester è la partita dell’anno: la gara che può portare i giallorossi ad una finale europea che manca dal 1991 e che ha scatenato un entusiasmo senza precedenti. La domanda di biglietti per l’evento è stata tre volte superiore alla capienza dello Stadio Olimpico; una “febbre” da evento che conferma l’entusiasmo e la voglia del popolo giallorosso di tornare a vincere dopo tanto, troppo tempo. Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica perché qualcuno ha trovato il modo di mettersi da parte un bel gruzzoletto, speculando sulla passione di chi non è riuscito ad accaparrarsi l’agognato biglietto e che è disposto a tutto pur di esserci e di supportare la squadra.

La Roma ha messo in vendita due biglietti extra a persona, un’opportunità troppo ghiotta per chi ha pensato di poter fare il “furbo” e fare man bassa di tagliandi per poi rimetterli sul mercato a prezzi indecenti. Basti pensare che al momento sui vari siti di reselling (perfettamente legali) il prezzo varia dai 220 euro per un biglietto di Distinti Nord fino ad arrivare a oltre 500 euro per una tribuna. Un guadagno netto del 200% giustificato con la chiara scusa di parenti col Covid, improvvise partenze di persone che avevano preso il biglietto fino a mogli improvvisamente incinte che “non riescono ad andare”

PERCHE’ NON SI PUO’ PARLARE DI VERI E PROPRI BAGARINI?

Di fatto la legge non condanna, come invece fa con il bagarinaggio o il secondary ticketing, chi rivende “occasionalmente” un biglietto e non ne acquista una massiccia quantità per specularci in maniera sistematica. Si lascia insomma il beneficio del dubbio per chi effettivamente ha speso soldi e vuole rientrare della spesa se impossibilitato e se in questa piccola falla del sistema va ad inserirsi qualche “furbetto” amen. Almeno per la legge. Non sussiste neanche il concetto di “secondary ticketing” perché in materia di legge viene perseguito penalmente chi usa software (i cosiddetti bot) per acquistare una massiccia quantità di biglietti online bruciando chi, in maniera umana, non può competere con una macchina. La rivendita dei ticket acquistati tramite i bot, se individuata, è reato sia per chi vende che per chi compra.

LA “QUESTIONE MORALE”

Appurato dunque che non c’è niente di illegale a rivendere il biglietto se il gatto non può più venire si pone una questione etica: la speculazione sulla fede. E se la legge è permissiva, in questo caso il tifoso non perdona, per lui chi rivende è bagarino a tutti gli eventi. Basta girare qualche gruppo di tifosi della Roma per vedere le reazioni veementi sotto i post di chi prova (e sono tanti purtroppo) a rivendere a prezzi indegni un biglietto, fregandosene di aver tolto il posto allo stadio a un tifoso che magari era il numero 72.001 della fila e che non avrà la possibilità di vedere la Roma perché qualcun altro ha deciso di lucrare sull’evento togliendo disponibilità. Il linciaggio (verbale) è moralmente comprensibile, perché la pratica non è nuova e va contro la massima ideologia di un tifoso, cioè lucrare sulla passione infinita, quella che fa fare follie anche economiche per seguire la propria squadra.

Seguici anche su Per Sempre News!