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Dopo la sonora vittoria di giovedì sera nel quarto di ritorno di Conference League, la Roma ha finalmente riassaporato il verace tifo giallorosso.

I tifosi della Roma sono stati i veri protagonisti della serata europea, cantano e tifando per tutto il match, creando un clima pressochè surreale che ha molto probabilmente dato la giusta carica ai giocatori romanisti. La società giallorossa è riuscita a riportare i tifosi allo stadio, facendoli sentire parte di una famiglia.

Dal presidente Friedkin, alla dirigenza capitanata da Pinto, fino al condottiero Mourinho: la vera strategia della Roma è stata fin dall’inizio quella di rimettere al centro del progetto il tifoso pagante, con prezzi stracciati e alla portata di tutti. Una scelta che, pur economicamente svantaggiosa per il botteghino, ha mostrato dopo tanto tempo, causa anche pandemia, il vero volto dell’Olimpico, riportando la gente allo stadio.

Il colpo d’occhio nelle ultime due partite giocate in casa, dimostra quanto la città e i tifosi possano davvero essere il 12° uomo in campo. Il calore del pubblico e l’amore incondizionato rappresentano un’arma in più per la squadra di Josè Mourinho nell’arco dei 90 minuti.

Non è un’abitudine in Italia, riempire per ben due volte consecutive uno stadio con più di 60.000 paganti prima per un Roma-Salernitana e poi per un quarto di Conference League. Lo “Special One” insieme ai Friedkin, è riuscito a ridare animo ad un popolo intero, facendo sentire ogni singolo tifoso parte integrante di una sola famiglia: la Roma.

Un clima magico che prende vita mezz’ora prima del match e termina solo dopo che siano tutti usciti dal terreno di gioco. Ed è proprio sul terreno di gioco che l’Olimpico fa la differenza. Nel match di giovedì sera, aldilà del notevole divario tecnico visto in campo, i norvegesi del Bodo sembravano chiaramente spaesati ed in balia del vortice giallorosso, che allo stesso tempo spingeva oltre i limiti del possibile la propria squadra. Un duplice effetto che può trasformare il rettangolo verde in un colossale campo di battaglia, rischiando il più delle volte di intimorire psicologicamente l’avversario.

Mourinho sa quanto sia importante il tifoso, e fin dall’inizio ha lottato dentro e fuori dal campo, anche con la Lega per suonare l’inno dopo quello di Allevi con i giocatori già schierati in campo. Il tecnico portoghese sa cosa voglia dire riempire lo stadio nelle partite casalinghe: decine di migliaia di persone che spingono nella stessa direzione, spinte da un amore folle, totale ed incondizionato verso i propri colori. Tutto questo rende la tifoseria giallorosssa di gran lunga una delle più calde e magiche d’Europa.