Il calcio e la politica non sono certamente due universi paralleli. In tantissime occasioni, i calciatori manifestano le proprie simpatie per una fazione politica. Tante squadre sono state identificate con una determinata corrente politica. La connotazione estremista è la caratteristica più evidente della politicizzazione delle curve.

Basti pensare a tifoserie di estrema sinistra come Livorno (in Italia), St. Pauli o Rayo Vallecano. La Lazio, il Chelsea o il Milwall sono invece solo alcune delle società che hanno alcune frange di tifosi di estrema destra.

Noi e tanti altri amiamo raccontare questo rapporto tra calcio e politica ma lo facciamo in maniera assolutamente asettica, evitando di giudicare, fatti salvi i casi in cui si degenera o si è degenerato.

Sta tenendo banco il tesseramento di Romano Floriani Mussolini, pronipote di Benito Mussolini, da parte della Lazio. Qualcuno non poteva perdere l’occasione per rendersi protagonista di polemiche spicciole. Le colpe degli antenati non possono ricadere su dei ragazzini. Romano andrà giudicato per quanto farà personalmente negativo, non in quanto pronipote di Benito Mussolini. Avremmo fatto lo stesso discorso anche per un Nikolaj Stalin un Mihai Ceausescu, un Sarith Sar, un Karl-Heinz Hitler, “aborrendo” naturalmente tutti i regimi sanguinosi della storia.

Ad esempio, non entriamo nel merito delle idee politiche di Paolo Di Canio, pensando piuttosto ad apprezzare l’ex calciatore della Lazio, tra le altre, per le sue abilità prima in campo e poi da commentatore sportivo, in cui eccelle. In questi casi vanno evitate certe prese di posizione faziose.

Allo stesso tempo, abbiamo reputato opportuno lodare i comportamenti di calciatori che sono andati contro un regime sanguinoso. Si veda ad esempio Carlos Caszely. Siamo andati in Romania, raccontando la storia di Helmuth Duckadam e la sua antipatia nutrita per il regime del Cunductador Nicolae Ceaușescu. Nel nostro pezzo sul calcio a Lisbona abbiamo parlato poi del regime di Salazar, mentre abbiamo raccontato il contesto calcistico italiano sotto Mussolini e quello spagnolo sotto Francisco Franco, così pure quello in Germania prima della caduta del muro di Berlino.

“La Stampa” celebra la vittoria del Mondiale della nazionale italiana, conquistata “alla presenza del Duce”

Tuttavia, se da un lato reputiamo giusto esprimerci contro sanguinosi totalitarismi, dall’altro lato le idee politiche non guerrafondaie vanno rispettate sempre e comunque. Pepe Reina è stato esposto al pubblico ludibrio per avere semplicemente mostrato il suo apprezzamento per una scelta politica del partito di estrema destra Vox. A poco solo valse le parole dell’ex portiere del Napoli che si è definito assolutamente tollerante e antirazzista.

Sempre in Spagna abbiamo assistito a un bruttissimo episodio nei confronti di Zozulya. Il discorso è lungo e ci sarebbero da impiegare fiumi di inchiostro. Fatto sta che l’ucraino fu definito “nazista” dai Bukaneros, frangia ultrà di estrema sinistra del Rayo Vallecano, in quanto reo di essere vicino alla causa nazionalista e all’esercito ucraino.

La situazione è degenerata quando il calciatore, una volta ingaggiato dal Rayo, è stato letteralmente cacciato dai tifosi, i quali hanno persino scritto un volantino scrivendo che non era benvenuto. Qualche membro tra i più esagitati dai Bukaneros minacciò anche di fare del male alla figlioletta di Zozulya. Alla faccia della tolleranza.

Sul web si trovano insulsi sitarelli che, con contenuti dozzinali, esprimono idee politiche forti e intrise di intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente in termini di politica. Abbiamo letto un articolo delirante in cui si parla di odio per Salva Ballesta per il semplice fatto che quest’ultimo esprime idee di destra.

Condannare i totalitarismi è un pensiero comune quasi a tutti, mentre spesso si entra in un campo minato quando bisogna esprimersi sulle idee politiche di un particolare calciatore o una particolare squadra. Da parte nostra, Di Canio e Lucarelli (esempi lampanti) sono entrambi personaggi che vanno rispettati indipendentemente dal pensiero politico manifestato. È lecito essere in disaccordo sulle idee politiche ma, fatti salvi gli esempi di cui sopra, è d’uopo che viga la libertà di espressione.

Carlos Caszely ai tempi del Colo Colo

Un sito come il nostro, in cui lo storytelling riveste un ruolo preponderante, che tratta di storie di calciatori con commistioni con la politica, ha il dovere di raccontare queste storie ma, allo stesso modo, è altresì tenuto a non entrare nel merito di un’idea politica.

Il calcio ha conosciuto un’escalation dell’interconnessione tra lo stesso e la politica. Lo stesso riverbera dinamiche del mondo globalizzato e, in un contesto instabile come quello odierno, certe idee spuntano fuori come funghi. Ci ritroviamo al cospetto di calciatori giovanissimi (vedi quelli turchi, che hanno manifestato apertamente il loro sostegno nei confronti del regime di Erdogan) prendere posizioni politiche nette, anche in favore di regimi totalitari.

Il punto è che il tutto va sempre contestualizzato. Tanti calciatori possono avere idee distorte perché hanno vissuto sempre in quel determinato contesto, non uscendo dalla famosa “campana di vetro”, spesso per colpe non loro. Diverso è invece il discorso di scrittori che, dall’alto della loro torre d’avorio, sputano dalla loro penna parole rosse come il sangue nei confronti di chi la pensa diversamente in materia di politica.

Il calcio e le sue commistioni con la politica vanno raccontate in maniera imparziale e asettica, rispettando destra e sinistra ma rigettando i sanguinosi totalitarismi.