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Dopo la notizia trapelata nella tarda serata di ieri, è bene cercare di fare luce sull’indagine denominata “Prisma” che vede coinvolta la Juventus e la sua attuale dirigenza. 
Al vaglio della Procura di Torino, che ha aspettato la chiusura della borsa per emettere un comunicato ufficiale, vi sarebbero ben 42 operazioni di mercato nel periodo 2018-2021 per plusvalenze totali di circa 282 milioni di euro. 

Tra queste spiccano il trasferimento di Pjanic al Barcellona ma non solo, l’elenco è lungo e comprende anche l’affare Cancelo-Danilo con il Manchester City, la vendita del portiere Audero alla Samp più una lunga serie di acquisto e cessioni di giovani.

Sotto la lente di ingrandimento sarebbe finito anche Cristiano Ronaldo che, pur non risultando per ora indagato, è al centro di  accertamenti sui suoi rapporti economici con la società bianconera. 

Le ulteriori 20 operazioni delle 62 totali al vaglio della Procura, riguardano altri trasferimenti del calcio italiano tra cui quello di Osimenh al Napoli. 

I PRECEDENTI

Quella delle plusvalenze è da sempre una materia difficile legata non solo ai campionati di calcio italiani ma anche esteri. 
In passato simili inchieste si sono spesso scontrate con una difficoltà obiettiva: quella di individuare criteri oggettivi per la valutazione di un calciatore, facendo quindi arenare di fatto le accuse di “plusvalenze fittizie”. 

Nel 2008 Inter e Milan vennero prosciolte poiché fu stabilito che era impossibile quantificare “il valore dei diritti di cessione dei calciatori professionisti, in assenza di parametri di riferimento certi o adeguatamente condivisi”.
Nel 2018 il Chievo subì 3 punti di penalizzazione per “reiterata violazione ed elusione delle norme di prudenza e correttezza contabile” ma gran parte dell’impianto dell’accusa, fu di fatto respinto. Anche il Cesena subì uguale trattamento sanzionatorio ma, fallendo, di fatto non la scontò mai.

COSA RISCHIA LA JUVE?

Nonostante la notizia abbia di fatto scosso il mondo calcistico bianconero, e non solo, dalla Continassa filtra serenità. 
Serenità non del tutto immotivata perchè, di fatto, la Juventus non rischia nulla quantomeno dal punto di vista sportivo.

Per due motivi: 

  • difficoltá obiettiva di stabilire il valore reale ed oggettivo di un calciatore; 
  • mancanza di listini o riferimenti che lasciano quindi ogni società libera di trattare su basi che ritiene eque. 

A tal proposito Infantino, giusto un paio di settimane fa, ha ipotizzato l’introduzione di un algoritmo per decidere la valutazione di un giocatore. Premesso quindi che l’indagine ha contenuti ancora incerti, nel Codice Figc è l’articolo 31 a cui facciamo riferimento. 

Stando al 1º comma in riferimento a “informazioni mendaci, reticenti o parziali” ma anche a “comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica”, le sanzioni previste sono solo diffida e ammenda. 

Se i fatti saranno provati, a meno che non venga dimostrata un’alterazione ai fini dell’iscrizione del campionato, ci troveremo di fronte solo ad una multa o ad una lieve penalizzazione. 

Altro discorso dal punto di vista del presunto reato di falso in bilancio a cui fanno riferimento gli art 2621(“False comunicazioni sociali”) e 2622(“False comunicazioni sociali delle società quotate”) del codice civile e il dlgs 74/2000. 

Lo scenario che si sta delineando è quello in cui il PM definisce la Juventus “una macchina ingolfata” a causa di investimenti  oltre il budget e altre operazioni discutibili, ad esempio gli stipendi eccessivi. 

Ció che è certo finora è che 13 anni dopo l’assoluzione delle milanesi è in corso un’indagine che potrebbe finire di nuovo in un nulla di fatto ma che riporta alla luce una questione spesso dibattuta ma mai realmente affrontata.