Ieri sera il Napoli ha dato l’ennesima sgradevole sensazione palesata tante altre volte nell’arco della stagione. Ovvero, aver dimenticato in albergo qualità e determinazione. Stendendo un velo di pietoso silenzio sulla latitanza della cattiveria agonistica.

La sconfitta con l’Atalanta rappresenta uno degli esempi più dolorosi della incapacità di questo gruppo ad essere squadra. Al netto degli infortuni, sono imperdonabili gli orrori concettuali visti allo Gewiss Stadium.

Davvero inspiegabili certi strafalcioni. Ma più in generale, l’atteggiamento apatico e svogliato tenuto da giocatori di questo livello.

Le solite amnesie puniscono gli azzurri

Anche la Dea ha approfittato del classico corto circuito degli azzurri nella fase di non possesso.

Come da protocollo, tutto nasce da una cattiva lettura della manovra d’attacco avversaria. Maksimović, non nuovo ad amnesie del genere, sul movimento a smarcarsi tra le linee di Zapata, piuttosto che seguire il colombiano, scappa all’indietro.

Hysaj, per non essere da meno, invece di stringere, resta aperto in fascia. Mentre Zieliński, appare in ritardo nella chiusura preventiva, mancando di accorciare la mediana con la linea difensiva.   

Nondimeno, il centravanti dell’Atalanta è bravo nel coordinarsi in un attimo. A dare precisione al tiro. Eppure, ha potuto aggiustarsi l’attrezzo, dopo lo stop orientato. Approfittando di una colossale dormita collettiva, ai limiti dell’ingenuità da dopolavoro calcistico.

Così, dopo una decina di minuti, era già scompaginato il piano gara pensato da Gattuso per disinnescare i pregi dei nerazzurri. L’idea dell’allenatore, infatti, era prevedibile: non concedere quasi nulla ai bergamaschi, gestendo la solidità posizionale sotto la linea della palla.

Magari un calcio poco brillante a vedersi. Tuttavia, assai efficace, costruito attorno a due cardini. Innanzitutto, il baricentro basso. Con la squadra stretta e corta, posizionata all’altezza del centrocampo. Una compattezza di fondo, funzionale a sottrarre spazi vitali tra le linee ai padroni di casa.

E poi le immediate verticalizzazioni, tese ad andare subito in profondità, per cercare di sfruttare la rapidità di Lozano e Osimhen.

Abiurato il possesso, in favore dell’attendismo

Insomma, Ringhio ha rinunciato alla sua filosofia, orientata al dominio del giropalla, in cambio di una strategia maggiormente speculare e conservativa. Studiata per limitare uno dei principali punti di forza della squadra di Gian Piero Gasperini. Che pressa ossessivamente in avanti ed a tutto campo, andando in transizione ogni qual volta riconquista il pallone.

Chiaramente, il Napoli aveva pensato proprio a questo tipo di partita. Preparata con l’intenzione di sacrificarsi tanto. Chiudendosi, difendendo con molti uomini a ridosso della propria area. Affinchè si creassero i presupposti per ficcanti ripartenze.

Il punto è che l’Atalanta l’ha sbloccata non per effetto di una riconquista, frutto di quel gegenpressing, ormai marchio di fabbrica indelebile degli orobici. Bensì, in virtù di una colossale dormita. Con la squadra ospite schierata ed in superiorità numerica sottopalla.

Napoli sterile e improduttivo, con i piedi dello 0-0

Dopo aver subito il doppio svantaggio nell’arco di pochi minuti, il Napoli non ha cambiato la sua impostazione. Continuando ad interpretare il match come se il risultato fosse ancora in bilico e promettente in ottica qualificazione.

Immutata l’intensità, il ritmo è rimasto monocorde.

Sostanzialmente, gli azzurri non sono stati in  grado di ribaltare velocemente il fronte del gioco. Un obiettivo che anelano solitamente le squadre che difendono basse.

In mezzo a questo nulla, i partenopei non si sono resi mai veramente pericolosi. Quello che desta maggiore preoccupazione per il futuro azzurro, in effetti, è la mancanza di chiare occasioni da rete prodotte attraverso azioni manovrate.

Una povertà sul piano del gioco offensivo, unita ad una evidente mancanza di idee su cosa farsene concretamente del pallone, quando transitava tra i piedi dei calciatori di Gattuso, che ha ricalcato tante delle prove incolore di quest’annata.

Come una settimana fa al Maradona Stadium, il Napoli è rimasto confinato nella sua metà campo. Accumulando giocatori lontanissimo dalla porta di Gollini. Inabile a risalire il campo con ordine partendo dal basso, dovendo affidarsi a fonti di produzione primarie del gioco dalla tecnica di base discutibile, tipo i centrali difensivi.

Oppure il muscolare Bakayoko, impacciatissimo quando si trattava di abbassarsi a ricevere la palla e muoverla, coinvolgendo i compagni. Il franco-ivoriano è uno dei tanti elementi visti in campo ieri che si stanno rendendo protagonisti di una stagione incolore.

Francesco Infranca