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Alex Meret è fortemente in bilico al Napoli. L’estremo difensore friulano è in crisi nera da tempo. Il disastroso pre-campionato ha certificato che il discorso concorrenza di Ospina non aveva alcun senso.

Meret ne ha fatte di tutti i colori. Rinvii sbagliati, falli da rigore, palle regalate agli avversari, palloni non chiamati, prese difettose, etc. Il rinnovo, dato per certo da alcuni organi di stampa, non è ancora arrivato. Il Napoli sta per chiudere per Kepa Arrizabalaga, che sarà probabilmente il nuovo portiere titolare del sodalizio partenopeo.

Si sono sprecati gli elogi nei confronti dell’ex Udinese. Addetti ai lavori e preparatori dei portieri, esperti o pseudo-tali, lo esaltavano come un fenomeno. Ne lodavano lo stile e la tecnica di parata, addirittura avvicinandolo a illustri corregionali. Certe giustificazioni ai recenti errori sono sconcertati. Colpa del compagno, del sole, del vento, dei carichi, della pioggia, delle scie chimiche, dei cambiamenti climatici. Roba che Mazzarri fa un baffo!

In Italia in molti non si sono distaccati dalla concezione vetusta secondo cui il portiere debba essenzialmente parare, e tutto il resto è secondario. Ci si basa in maniera ossessiva sulla tecnica di parata per giudicare un portiere e si lavora essenzialmente su questo. Il risultato è che nessun portiere italiano gioca a certi livelli in Europa e che nessuno è preso in considerazione nelle classifiche dei migliori.

Un portiere moderno è chiamato a una serie innumerevoli di decisioni. Il controllo dello spazio tempo è fondamentale. Lo è nelle uscite, nelle parate, nella chiamata degli uomini, nei rilanci, nell’eludere il pressing, nel giocare la palla verso gli esterni, nell’innescare il contropiede, etc…

Rispetto ad anni fa, agli estremi difensori sono richieste abilità spiccate nell’uno contro uno. In passato tantissimi attaccanti superavano facilmente i portieri. Quelli di scuola italiana, formidabili tra i pali, venivano facilmente saltati dall’attaccante nell’uno contro uno. Nel calcio moderno, tantissimi estremi difensori riescono a disinnescare la minaccia nell’uno contro uno. Si inizia dal gioco di sguardi, per poi capire le intenzioni dell’attaccante, chiudere gli spazi e, dulcis in fundo, dare il balzo al momento giusto.

Oltre ad incutere timore agli attaccanti, il portiere moderno deve essere in grado di poter comandare la difesa, rilanciare l’azione ed essere una risorsa fondamentale nel possesso palla. Fondamentale, inoltre, è il calcolo dello spazio-tempo.

Nel calcio moderno, troppi difensori o terzini, poco dotati tecnicamente, arrivati a centrocampo e non sentendosi in grado di effettuare una finta o giocare il pallone in una situazione non troppo comoda, si rivolgono al portiere. Se l’estremo difensore non è dotato di qualità oculo-podaliche per gestire il pallone, e rimetterlo in posizione utile dove giocarlo, ne risente tutta la manovra, facendo perdere tempi di gioco.

20-30 anni fa, un portiere non era così chiamato al gioco. Nel calcio moderno l’estremo difensore è parte integrante del possesso. Se un portiere è un campione tra i pali, ma palesa difetti nella gestione dello spazio-tempo e nel gioco con i piedi, risulta un vero e proprio pesce fuor d’acqua. Altri portieri, reputati magari meno forti tecnicamente di Meret, hanno costruito le rispettive fortune sulle tante altre abilità che sono una conditio sine qua non per il gioco moderno.