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SZCZESNY 7 – Inoperoso per 65 minuti, roba da raffreddore cronico. Improvvisamente il Cagliari prova a offendere, non avendo più nulla da difendere, e su un colpo di testa di Joao Pedro il portierone polacco si produce in una paratona salva risultato alla stregua della tradizione dei grandi numeri 1 di casa Juve. Una sola parata, ma decisiva. Come a Bologna su Dominquez. Per fortuna sua e nostra, la larva acchiappa papere di inizio campionato è un pallido ricordo. Ed anche Donnarumma…

CUADRADO 7 – Attaccante aggiunto. Fascia destra di totale dominio di Juanito. Lykogiannis non pervenuto, o meglio, assorbito nel limitare il colombiano. D’accordo, le belle galoppate si vedono sempre più raramente, spesso le finte non gli riescono come una volta, i cross talvolta latitano, ma la sua presenza tattica e di sostegno alla manovra sono da insegnare nelle scuole calcio. Resta largo per volere del tecnico e non concede nulla a qualsiasi avversario.

BONUCCI 6 – Ma Joao Pedro? Dov’è Joao Pedro? Eccolo e se non era per il “codice fiscale” polacco… C’erano una volta i lanci marchio di fabbrica, fine della fiaba. Certo, la porta resta inviolata, ma stavolta Bonny non contribuisce più di tanto, anche se non ha di fronte il Real Madrid. E’ Natale e gli voglio bene, quindi 6 politico.

DE LIGT 6,5 – Raiola gli dà il permesso di giocare. Non suda granché, soprattutto per demerito dei rossoblù isolani e si concede una discesa in mezzo verso la fine della partita che dà l’idea di quanto sia vero che il primo step sia la rete e non il Barça: avvisate il pizzaiolo.

ALEX SANDRO 5 – Vorrei dargli 6, per via delle Feste in arrivo, ma poi mi attiro gli improperi di amici televisivi e mi dispiace danneggiare i fegati. Certo è che ogni volta che il brasiliano ha il pallone, DAZN sembra che trasmetta un replay al rallenty. E’ macchinoso, costante nella corsa, soporiferamente costante, perennemente in ritardo nelle chiusure e tutti i pericoli vengono da sinistra, sovrastato da un ragazzino di nome Bellanova. Non ci siamo.

BENTANCUR 5,5 – Il solito don Rodrigo che entra nel gioco dopo almeno 15 minuti e non metabolizza la presenza di quel fenomeno di Arthur per tutti i primi 45 minuti. Ripresa migliore, forse per la scomparsa del brasileiro “sbagliato”. Fa sentire la sua presenza in mezzo al campo, detta i passaggi e si butta via su una possibile conclusione dal limite dell’area. Vanificata per chissà quale motivo o forse perché è Torero Camomillo e non si vuole smentire.

ARTHUR 5,5 – Pronti via, i compagni lo cercano e lui fa bella mostra di veroniche (olè!) e di controlli raffinati, come se giocasse da solo. Poi, qualcuno si decide ad escluderlo dal gioco (Bernardeschi non gli passa un pallone che uno per 97 minuti) e il gioco della squadra lievita. Ripresa anonima e sulla falsa riga della fine del 1° tempo. Siamo sicuri che sia brasiliano? O, per meglio dire, siamo sicuri che capisca il calcio europeo? (LOCATELLI 6 In 10 minuti verticalizza più lui che Arthur in tutto il girone di andata. Tocca pochi palloni, ma non ne perde nessuno, compreso quello che tiene vivo in un contrasto sulla riga di bordo campo in mezzo a tre cagliaritani. Sopravvalutato? Boh, comunque con la palla al suo piede, la luce è sempre accesa. Non è poca cosa)

RABIOT 5,5 – Allo spuntare dei giocatori juventini dal tunnel degli spogliatoi per riprendere il gioco, Adrien non fa capolino. Può essere che la colpa sia di una botta ricevuta o di una decisione del mister che, vista la consistenza ectoplasmatica, ritiene di poterne fare a meno. Tra lui e Bentancur, non se ne fa uno intero. E se il Cagliari regge, lo deve alla sostanza aeriforme della coppia di mezze ali più “problematica” della storia bianconera. (McKENNIE 6 Niente di particolarmente eccitante, ma un’altra consistenza nella terra di mezzo. In alcuni momenti, in certe strappate ad attaccare lo spazio in profondità, mi ha ricordato il primo Vidal. Deve sgrezzarsi nelle scelte finali, là dove la differenza tra essere devastanti e non colpo ferire è minima, ma determinante. Eppure, tanto è mollaccione “les chignonnaise”, tanto è tosto l’americanino. Non è una differenza su cui soprassedere)

BERNARDESCHI 8 – Il migliore in campo per distacco. E’ il caso di scomodare l’Araba Fenice, il mitico uccello che risorgeva dalle proprie ceneri. Perchè il tremebondo e imbarazzante Berna della scorsa stagione a Verona, tanto per fare un esempio, o che si lasciava sfuggire i palloni a fondo campo o sull’out, con effetti tragicamente esilaranti, ovviamente a denti stretti, è scomparso come se fosse il protagonista di un brutto sogno. Corre di gusto e lascia sul posto gli avversari, dà sempre l’impressione che faccia succedere qualcosa, come quando fa sbattere sulla fronte di Kean il pallone del vantaggio. Dopo una serie impressionante di giocate e discese palla al piede, chiude la sua prestazione mostruosa con la rete del raddoppio, giusto premio per un ragazzo spesso sbertucciato da tifosi e opinionisti, che oggi lo osannano. Grande vittoria di Allegri, che vi piaccia o no. (DE SCIGLIO S.V. Per permettere lo standing ovation al Berna)

MORATA 6,5 – La tenacia e la generosità fatte punta centrale. Ed anche quando il mister gli chiede di allargarsi ed abbandonare il centro la sua prestazione non si smorza. Continua a rincorrere tutto ciò che si muove, senza accusare il minimo sintomo di stanchezza. Non segna, ma il lavoro oscuro che mette in campo vale per lo meno come un goal. (KAIO JORGE S.V. Abbonato a giocare i recuperi di fine gara)

KEAN 6 – Mai dare un’insufficienza a chi realizza una rete, anche se con un pizzico di casualità. Eppure era lì dove la palla è arrivata e questo è un merito. Era lì perché ce lo aveva spostato Allegri qualche attimo prima, della serie “quando parlate di Allegri, sciacquatevi la bocca”. Sfortunato invece al 10’, quando un suo colpo di testa violento e perentorio va a frangersi contro la base bassa del primo palo. Ha un difetto grosso per un attaccante: stoppa il pallone a 3 metri, se non ancora più in là. Tra lui e Kulu, fanno a gara a chi stoppa più lontano. Il ragazzo dovrà applicarsi non poco per migliorare questo fondamentale, ma è necessario. Per il resto, il peso e la stazza sono di assoluto valore ed anche la squadra sembra giovarsi della coesistenza di 2 punte vere (…e di Dybala che ne facciamo?) (KULUSEVSKI 6,5 Un quarto d’ora giocato col piglio giusto e soprattutto con la giusta concentrazione. Ringrazia per un cambio di gioco di un giocatore sardo, assolutamente bestiale e si invola a campo libero verso la porta avversaria, poi alza la testa e serve Bernardeschi per il diagonale che non lascia scampo a Cragno. Un quarto d’ora che fa intravvedere la grande predisposizione a bruciare l’erba dei campi aperti, anche se la brutta notizia è che essi, quando si gioca nella Juventus, sono davvero rari).

ALLEGRI 7 – Ad uso e consumo dei soliti lamentosi antiallegriani ideologici: per l’ennesima volta, una sua decisione porta frutto e immediato. L’inversione delle punte crea il presupposto per il goal del vantaggio, dopo una mezzora a ruminare calcio veloce sì, ma prevedibile. Registro soltanto il dato di fatto e mi compiaccio che Allegri scelga per il verso giusto. D’altronde la sua opinione è che il bravo allenatore sia colui che limiti i danni e sbagli meno dei colleghi. Et voilà. Trova l’equilibrio della squadra mettendola in campo con il 4 – 3 – 3, dando alle punte, 2 e non meno di 2, il supporto di un esterno a tutto campo come Bernardeschi. Un centrocampo con 2 incursori ed una mente pensante (che non sia Arthur, per l’amor di Dio!), la difesa a 4 mobile nei laterali e rocciosa nei centrali. Se il campionato fosse iniziato 8 giornate fa, la Juventus avrebbe 19 punti, frutto di 6 vittorie, 1 pareggio ed 1 sconfitta. Sarebbe dietro solo all’Inter ed in piena zona Champions. Grazie al pari di Marassi, l’Atalanta è solo a 4 punti con tutto il girone di ritorno a disposizione. Allegri insomma sembra iniziare a raccogliere i risultati di un impegno improbo nel recupero di valori che sembravano scomparsi insieme agli occhioni di Giorgina. Ah, se non si fossero persi 2 punti a Venezia…