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“Non è finita finché non è finita”, diceva una vecchia leggenda del baseball americano, Lawrence Peter Berra in arte “Yogi”. Un aforisma che non può che ripercuotersi su una delle trattative più lunghe, stressanti e intricate di questo calciomercato. La Juve che ha sempre voluto Di Maria, sin dall’inizio, il Fideo in dubbio fino all’ultimo ma che alla fine ha ceduto alle lusinghe bianconere. Se i matrimoni si fanno in due, allora eccoci al varco. Un unione che contrattualmente durerà un solo anno, su volontà dell’argentino ma sul dissenso della Juventus, che poi ha ceduto per dire “Sì, lo voglio”. Anche se Di Maria, nella conferenza stampa di presentazione, non ha affatto chiuso la porta ad una permanenza anche per la prossima stagione.

Firmate le carte e le magliette dei tifosi con l’autografo, per Di Maria è tempo di mettersi all’opera. Il giocatore è perfettamente consapevole del motivo per cui la Juve lo ha scelto: leadership, personalità e responsabilità. Tre aspetti che in una squadra giovane e che deve riscattare gli ultimi anni deludenti, non possono che essere vitali. Discorso analogo a Paul Pogba. Allegri non è stato mai chiaro su questo ma lo ha fatto sempre intendere: quando parla di calciatori che devono giocare tante partite per assimilare al meglio le modalità di gestione dei famosi “imprevisti”, o per catalizzare nel loro inconscio le migliori strategie per il controllo della gara, si riferisce a questi prototipi internazionali.

Fonte foto: Profilo Twitter Juventus

A gente che di gavetta ne ha fatta, che di responsabilità ne ha avuta e che nel rapporto prestazione-peso (inteso quanto è andata ad incidere la performance nei 90 minuti) ha determinato. E Di Maria lo si annovera come uno di questi. Giocatore che nonostante i 34 anni “suonati” – per qualcuno – ha la media di 40 partite disputate a stagione negli ultimi quattro anni. Tradotto: seppur con qualche capello bianco, le gambe continuano a dare segnali positivi.

LA POSSIBILE COLLOCAZIONE TATTICA

Adesso non resta che capire come Max Allegri voglia utilizzare l’argentino. Di Maria, lo conosciamo, ama spaziare sul centro-destra per poi venire dentro col mancino e sprizzare fantasia e genialità. Un movimento pluri-meccanizzato che nel corso degli ultimi anni ha fatto fare le fortune ai vari Mbappé, Neymar, Icardi. Il Fideo si è definito un assist-man, di conseguenza Allegri vorrà creare un alchimia perfetta tra lui e Dusan Vlahovic. Giocatori che appena parleranno la stessa lingua lirica sul campo potranno fare faville. In un ipotetico 4-3-3, dunque, Di Maria può agire come ala destra, con compiti di rifinire.

Guardando nel suo libro di storia, però, vediamo come il Fideo si è fatto apprezzare per la sua duttilità. Nel Real Madrid con Carletto Ancelotti veniva schierato come mezz’ala nel centrocampo a tre, così come capitato con la Nazionale argentina al Mondiale 2014, in cui fece il trequartista alle spalle di Messi e Higuain. Una manna al cielo per Allegri, a cui piace provare giocatori in diversi ruoli per farli rendere al meglio. E’ chiaro che, conoscendo il sacrificio che il tecnico livornese chiede ai suoi esterni offensivi, un’eccezione per Di Maria andrà fatta.

L’argentino va gestito e su questo Max è un guru; chiedergli di ripiegare nel classico 4-4-2 camaleontico che la sua Juve assume in fase di non possesso è francamente impensabile. Sicuramente questo punto rimane una questione da sciogliere, almeno finché non rientra Federico Chiesa dall’infortunio. Da una cosa non si scappa: più Di Maria gioca nelle metà campo avversarie e più possibilità avrà di tirare fuori un coniglio dal cilindro. D’altronde la “tecnica è il pane dei ricchi, la tattica il pane dei poveri”, come diceva il buon Carlo Mazzone.

Una visione di calcio sposata appieno dal pragmatismo di Allegri, tecnico che valorizza la qualità individuale che quella collettiva “filosofica”; quest’ultima lasciamola a Kant, Hegel e Schopenhauer.

DI MARIA TREQUARTISTA IN CASO DI ARRIVO DI ZANIOLO?

Insomma, molto dipenderà dal vestito tattico che Allegri vorrà far indossare alla sua squadra. Come detto, il 4-3-3 è l’opzione più quotata al momento e nel corso della preparazione il tecnico cercherà di lavorarci al meglio per mettere tutti al posto giusto. In passato abbiamo visto come Max abbia cambiato in corso d’opera, specie nel 2016-2017 quando virò su un 4-2-3-1 che si rivelò determinante per il cammino fino alla finale di Cardiff. Ecco, se ipotizziamo anche un arrivo di Nicolò Zaniolo in bianconero, la Juventus si ritroverebbe un vagone offensivo stellare.

A quel punto, Di Maria potrebbe agire più tra le linee per fare meno fatica in termini di allunghi e strappi. Complicata l’ipotesi della mezz’ala, per un semplice motivo: Allegri chiede tanto in termini di sacrificio ai suoi centrocampisti. Lo si vedeva già ai tempi di Khedira la devozione che il tedesco era “costretto” a fare durante l’arco dei 90 minuti. Di sicuro, il compito primordiale di Di Maria sarà quello di responsabilizzare tutti, sia i giovani, sia i vecchi. Una sorta di cicerone che con la 22 sulle spalle dovrà portare quella brillantezza e imprevedibilità che la Juve ha perso con Paulo Dybala. E perché no, magari qualche gol.

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