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In occasione dell’evento elettorale tenutosi oggi a Viterbo, il presidente della Lazio Claudio Lotito ha parlato del rapporto fazioso con la propria tifoseria che va avanti da ormai 18 anni. Lotito ha cominciato raccontando un aneddoto particolare.

 “Mi trovavo a Ladispoli con Arturo Diaconale che non c’è più. Citofonai al primo abbonato e gli dissi che ero il presidente Lotito. Lui pensò fosse uno scherzo e chiuse il citofono. Alla terza volta gli ho detto: “scenda o si affacci così vedrà che sono davvero io”. Loro ovviamente rimasero colpiti, era una bella famiglia di laziali. Io concepisco il calcio come una grande famiglia e io sono il padre di quella dei laziali“.

“Io non sono abituato a vendere sogni, bensì realtà. I tifosi hanno ragione dal punto di vista passionale a dire che la squadra sia un loro patrimonio. Ma dal punto di vista della gestione non è così. Quando porti i fatti, la gente non torna sui propri passi, ma vuole sempre di più”.

I tifosi?

“Abbiamo vinto la Supercoppa con l’Inter di Mourinho che aveva conquistato il Triplete. E il giorno dopo allo stadio non c’era nessuno. I laziali sono particolari, forse li ho abituati troppo bene. I romanisti invece sono contenti anche se va male. A inizio stagione partono per vincere il campionato, ma poi si accontentano di lottare per altre posizioni. Noi laziali invece siamo diversi. I tifosi hanno sempre sofferto. Hanno fatto le collette, sono stati depauperati, però erano coinvolti emotivamente. Ci sono state delle persone abituate a mungere la vacca che poi si sono trovate un presidente che ha detto ‘alt, non si può’. Ma non per me, per la società”. 

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