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Alla fine è arrivata la conferma con l’emoji di una sigaretta dall’account Twitter ufficiale della SS Lazio, alla quale è seguito un scarno comunica ufficiale accompagnato ad un video emozionale.

Sarri è il nuovo allenatore della Lazio.

Il popolo laziale era da giorni in fermento, scottato ancora dalla “vicenda Inzaghi”, e attendeva con ansia la conferma ufficiale, visti anche i rumors contrastanti che veloci correvano sui social e sull’etere romana. È arrivato, lui, il Comandante, così giustamente i tifosi hanno potuto gioire scaricando tutta l’ansia accumulata in due settimane con la solita goliardia che solo Roma può regalare. L’ultimo allenatore già scudettato a sedersi sulla panchina biancoceleste fu Zaccheroni nel 2001, quello precedente addirittura Bernardini 43 anni prima, tutti gli altri hanno ottenuto o arricchito il proprio palmares durante le loro gestioni.

Neanche a dirlo è stata la sigaretta, in barba alle campagne antifumo degli ultimi anni, a farla da padrona. Fedelissima compagna di viaggio, ma non più in panchina a causa del regolamento, dell’allenatore toscano che non solo ne disegna il personaggio, ma quasi identifica nella sua filosofia di Calcio: Il Sarrismo.

Ricorda molto un personaggio della serie manga e anime giapponese di Lupin III, iniziata a fine anni ’70 e tuttora molto diffusa, Jigen (in italiano a volte riportato come Gighen). L’infallibile cecchino, braccio destro del protagonista, è universalmente riconosciuto dall’immancabile sigaretta storta in bocca, fedele compagna di viaggio nelle varie rocambolesche avventure insieme alla sua Smith&Wesson.

Ma i due hanno molto di più in comune che l’immancabile sigaretta: entrambi hanno un carattere duro, possono sembrare burberi ma hanno una grande umanità, fedeli alle loro idee, ai loro principi, concentrati sull’obiettivo che va colpito e raggiunto con la massima precisione, in maniera fulminea. Come Jigen viene dalla strada, anche Sarri viene dai campi di terra e fango delle categorie inferiori, dove spesso gestire un gruppo è molto più difficile che tra i professionisti perché lì il calcio non è la priorità, facendosi strada man mano attraverso le esperienze vissute, nuove idee che maturava e che poteva applicare scalando le varie categorie fino ad arrivare al calcio che conta.

Eh sì, è arrivato nel professionismo, lui che per vivere lavorava in banca, fedele alle sue idee, senza piegarsi ad inutili formalismi: tuta, pacchetto di sigarette e si va in panchina a dirigere una nuova battaglia. Nel calcio si sa, a volte si vince, spesso si perde, lui ha sempre lottato anche contro i giganti senza mai arrendersi. Risultato? Una Europa League con il Chelsea ed uno Scudetto con la Juventus. Alla faccia di chi lo criticava per lo stile, per il suo carattere e di chi sosteneva che non era adatto ad allenare una grande perché non era un vincente.

Adesso una nuova sfida dopo un anno ai box. Uno come lui, anche a 62 anni, non può vivere lontano dal campo. A Formello avrà tutta l’estate per forgiare la sua nuova armata, sicuramente diversa da quelle già viste in passato, e chissà tra un tiro di sigaretta e l’altro quali nuovi schemi, nuove tattiche, nuovi postulati del Sarrismo usciranno fuori.