• Tempo di lettura:15Minuti

E’ finita la stagione e, come sempre, è tempo di bilanci. E’ stato uno dei campionati più equilibrati degli ultimi 10 anni, in cui di forze assolute non ce ne sono state, a fotografia di una Serie A che, nonostante abbia ancora innumerevoli difetti, si sta riaffacciando ad una competitività che mancava da tempo. Tutto si è deciso all’ultimo atto, all’ultimo miglio di una navigazione durata 38 giornate in cui titolo, lotta all’Europa e salvezza si sono deliberate al fotofinish. E allora, andiamo a scoprire il meglio e il peggio della Serie A 2021/2022.

ATALANTA 5

La media è tra un 7 del girone d’andata e un 3 per quello di ritorno. L’Atalanta rientra nella categoria delle delusioni del campionato, specie per come l’ha finito, perdendo, ancora una volta, in casa contro un Empoli privo di veri obiettivi. La Dea non riesce a centrare neanche l’obiettivo Conference, a fotografia di una stagione nefasta e contraddistinta da un’altalena di risultati che ne hanno minato il rendimento. Al Gasp le attenuanti non mancano: dal passaggio di proprietà all’infortunio di Zapata, dalla scomparsa di Ilicic ad un meccanismo di squadra che ormai sembra essersi bloccato. Perso Gosens, perso il Papu, alla fine il castello comincia a cadere. Risultato: fuori dall’Europa dopo cinque anni. E’ finito un ciclo?

BOLOGNA 6

Sei perché la salvezza viene raggiunta sempre con ampio anticipo, ma non di più perché quel famigerato salto di qualità che pretende Mihajlovic non arriva mai. La storia dice: 10°, 12°, 12° e 13° posto quest’anno. Manca sempre quel centesimo per fare l’euro, e invece quando le cose sembrano girare per il verso giusto, ecco che il Bologna inciampa. Insomma, gli emiliani rappresentano lo stereotipo dello studente che si impegna, studia ma non si applica, finendo per raggiungere il minimo indispensabile. Da sottolineare la stagione dei giovani come Theate, Hickey e Svanberg, così come l’acquisto di Marko Arnautovic, che ha dimostrato ampiamente, nonostante l’età, di fare ancora la differenza. Da lodare i pareggi contro Milan e Juventus ma soprattutto la vittoria in casa contro l’Inter. Ci sono margini per migliorare ancora.

CAGLIARI 3

Un cataclisma, tecnico e progettuale. Giulini paga anni di gestione scellerata della squadra, scendendo meritatamente in B dopo sei anni. Una retrocessione amarissima per come avvenuta, visto che i sardi non sono riusciti ad approfittare della debacle casalinga della Salernitana contro l’Udinese per piazzare il colpo salvezza ad un Venezia già promesso sposo alla cadetteria. Con uno dei monte ingaggi più alti del campionato, considerando valore e ambizione della rosa, il Cagliari non è riuscito ad aggrapparsi ai suoi uomini chiave, da Joao Pedro a Pavoletti, da Nandez a Keita. La scelta di Capozucca di puntare sui sudamericani, Godin, Caceres, Dalbert, lo stesso Nandez, ha rispecchiato la confusione che aleggiava sui sardi, squadra che rappresenta non una città, bensì un popolo che non si meritava tutto questo. Occhio, perché risalire non sarà una missione facile.

EMPOLI 7

C’erano pochi dubbi ad inizio stagione sul tipo di campionato che poteva fare l’Empoli di Andreazzoli. Squadra che gioca un gran calcio e che rappresenta il manifesto del coraggio di lanciare giovani interessanti, come Parisi, Viti, Asllani, Pinamonti e Ricci, quest’ultimo trasferitosi al Torino nel mercato di gennaio. Se la stagione si fosse conclusa nel girone d’andata, i toscani avrebbero meritato un 10 pieno, come la posizione che stavano occupando. Poi, in quello di ritorno, solo due misere vittorie (contro Napoli in rimonta e Atalanta a Bergamo) che hanno fatto scivolare l’Empoli al 14° posto. Nonostante una difesa colabrodo (70 gol subiti), quella toscana si dimostra una realtà solida e ambiziosa. Se avesse “giocato” anche la seconda parte di campionato, staremmo parlando di tutt’altro. Comunque, applausi a scena aperta!

FIORENTINA 9

La sorpresa del campionato. Perché veniva da annate disastrose concluse in zona retrocessione; perché in estate c’era stata la diatriba con Gattuso; perché era la prima volta di Italiano su una panchina “pesante”. Insomma, una Fiorentina così rediviva, bella da vedere e che torna a giocarsi l’Europa dopo cinque anni era abbastanza impronosticabile, considerando i valori delle altre big. Grandi meriti a Italiano, che dimostra tutta la sua gavetta ridimensionando un ambiente che da tempo non vedeva la luce. Identità di squadra, calcio “palleggiante” e di qualità, acquisti mirati. Nonostante la partenza di Vlahovic a gennaio, la Fiorentina ha dimostrato di cavarsela alla grande nonostante i rendimenti oscillanti di Piatek e Cabral. 22 punti in più dell’anno scorso che testimoniano il grande lavoro fatto.

GENOA 3

Gira e rigira che la retrocessione, prima o poi, doveva accadere. Gli interventi salvavita di Preziosi negli scorsi anni erano serviti a scampare la B in corner, grazie anche alla cura Ballardini. Un antidoto che quest’anno non ha funzionato, anzi, si è rivelato un disastro unico. Il cambio di presidenza ha testimoniato l’incompetenza di queste proprietà straniere che pensano a buttare dentro giocatori come se fossero al subbuteo senza considerare gli aspetti di campo. La scelta di puntare su Shevchenko rimane un rebus ancora in via di comprensione. Mettere un primario di un ospedale (Zangrillo) a capo di una società di calcio è un punto interrogativo che, probabilmente, non avrà mai una risposta. Tanti dilemmi, insomma. L’arrivo di Blessin sembrava aver riacceso la speranza, ma alla fine è stata tutta un’illusione. B sacrosanta.

INTER 8

Alzi la mano chi si aspettava una stagione del genere? In pochi, probabilmente. Dopo il ridimensionamento estivo senza Lukaku, Conte, Hakimi ed Eriksen, l’Inter non era vista neanche tra le prime quattro per la stagione 21/22. Una sorte ribaltata completamente da Simone Inzaghi, arrivato in pompa magna in una società che doveva ancora pagare gli stipendi ai propri giocatori nonostante lo Scudetto. Tra Coppa Italia, Supercoppa, una Champions salutata con una vittoria ad Anfield e la consapevolezza di aver lottato fino alla fine per la seconda stella, l’Inter chiude la stagione con un 8 pieno.

Marotta dimostra ancora una volta la sua competenza sul mercato, mentre Inzaghi conferma il suo status di grande allenatore migliorando a livello di proposta lo spartito tattico cominciato da Conte. Pesano i punti persi tra gennaio e febbraio, mesi di fuoco per i nerazzurri. A dimostrazione che il debutto del calendario asimmetrico si sia rivelato un grande flop.

JUVENTUS 4,5

Stagione nerissima per la Juventus, che chiude con zero titoli dopo 10 anni. Sembrava che l’Allegri-bis bastasse e avanzasse per riportare la squadra al vertice e invece la Juve 21/22 non è altro che la fotografia delle malaugurate gestioni precedenti tra allenatori, giocatori e dirigenti. L’addio di Ronaldo a fine mercato, la mancanza di una vera punta prima dell’avvento di Vlahovic e un centrocampo che da anni viene lasciato allo sbaraglio. Le attenuanti a Max non mancano, anche perché in un ciclo di ricostruzione può succedere di finire una stagione a secco di coppe.

La questione degli innumerevoli infortuni sarà una problematica da affrontare in vista della prossima stagione, visto che i bianconeri si sono ritrovati in 13-14 per gli ultimi due mesi di campionato. Di buono rimane solo la striscia dei risultati utili per arrivare al quarto posto. Di sicuro, questa squadra, aggiustata con uno dei centravanti più forti del campionato, poteva fare ben di più sul piano della proposta.

LAZIO 6

Una Lazio che semplicemente ha rispettato ambizioni e valore della rosa. Un quinto posto meritato e che certifica il fatto che per arrivare a competere con le prime quattro serve ben di più, a livello di roster specialmente. Dopo qualche difficoltà iniziale, prevedibile, dalla convivenza del duo Milinkovic-Luis Alberto nello stesso centrocampo, alle fatiche di giocare l’Europa League in settimana, Sarri ha trovato la quadra, finendo il campionato con sprazzi di vero “sarrismo” e 77 gol all’attivo. L’assenza di un vice Immobile è il grande problema che Lotito si porta da anni, visto che l’arrivo di Cabral a gennaio non è valso neanche un terzo del capocannoniere del campionato. Di sicuro, per alzare l’asticella serve intervenire sul mercato in modo da dare a Sarri dei giocatori che possano sposarsi al meglio con le sue idee. Tutto, però, ha un prezzo e quello potrebbe essere il sacrificio di Milinkovic-Savic.

MILAN 10

La perfezione. La quintessenza. Il Milan suggella il lavoro encomiabile fatto in questi ultimi due anni alzando al cielo il 19esimo Scudetto della sua storia. E’ una vittoria di tutti: della società che non si è mai inginocchiata alle richieste economiche dei suoi giocatori più rappresentativi, e di Pioli, consacratosi una volta per tutte come un grande allenatore per aver portato una rosa decisamente di livello inferiore rispetto a Inter, Juventus e Napoli, nell’Olimpo del calcio italiano. 86 punti conquistati che premiano semplicemente la squadra più continua nell’arco della stagione. Dalle parate di Maignan ai gol decisivi di Giroud, dalle sgroppate di Theo alla consacrazione di Rafael Leao come uno dei giocatori più devastanti d’Europa, quindi la maturità di Tonali. Insomma, un successo non meritato, di più.

NAPOLI 8

Partiamo da un presupposto: l’obiettivo era la Champions League, così è stato. Luciano Spalletti si dimostra una sentenza quando bisogna riportare le squadre nell’Europa vera ma quest’anno i rimpianti sono tanti. Le otto vittorie consecutive a inizio stagione avevo proiettato il Napoli, almeno per il momento, in un’altra dimensione, salvo poi essere schernita quando il tasso della pressione cominciava a salire. Sì perchè se c’è una cosa che i partenopei non hanno ancora sconfitto quella è l’alta quota, il che vuol dire che la posta in palio si alza, i palloni diventano più pesanti e le gambe tremano di più.

Con un’Inter che perdeva punti, una Juve mai in lotta e un Milan meno forte, i presupposti per arrivare a contendersi lo Scudetto fino all’ultimo c’erano eccome, l’ha detto anche Mertens. La vittoria a Roma con la Lazio aveva indirizzato la strada, il suicidio di Empoli l’ha sbarrata, così come i tweet minatori di De Laurentiis. Spalletti si conferma un “vorrei ma non posso“, perché ottimo è ma grande non ancora. Per diventarlo serve riempire il palmares.

ROMA 5,5

Sesta posizione finale, 63 punti, uno in più rispetto allo scorso anno, il tanto che basta per giocare l’Europa League la prossima stagione. Così come la Lazio, la Roma conferma il suo status chiudendo in una posizione facilmente auspicabile ad agosto. L’arrivo di Mourinho è stato un’alternanza di tante cose: se prima aveva creato un deserto senza oasi con quelle parole minatorie dopo la sconfitta pesante di Bodo, da un paio di mesi la sua Roma si è ricompattata, arrivando a giocarsi una finale europea. Comunque vada contro il Feyenoord, la stagione italiana poteva essere sufficiente se solo la società non avesse speso 100 milioni nel mercato estivo.

Va bene gli acquisti di Abraham e Rui Patricio che non hanno steccato, ma da Mou ci si aspettava ben di più sul piano del gioco visto tutto quel talento davanti, Zaniolo, Pellegrini, Mkhitaryan. Niles e Oliveira a gennaio si sono rivelati grandi flop finora, ma le tante battute d’arresto durante la stagione sono poco spiegabili, specie per una squadra allenata da un mentalista come il portoghese.

SALERNITANA 8

Basta un dato per comprendere la metamorfosi della Salernitana: 8 punti nel girone d’andata, 23 in quello di ritorno. In mezzo, un passaggio di proprietà che rischiava di sfociare in una clamorosa esclusione dalla Serie A, l’arrivo di un Ds come Sabatini, l’avvento di San Davide Nicola e il ricambio generazionale di 11 giocatori nel mercato di gennaio. Insomma, c’è un prima e un dopo nella stagione thrilling dei campani, dati per spacciati da chiunque in inverno e trovatisi salvi all’ultima giornata nonostante una batosta clamorosa contro l’Udinese. Nicola si dimostra ancora una volta non un semplice comune mortale, ma un uomo che va oltre la semplice logica. L’aveva detto anche lui che salvare la Salernitana sarebbe stato molto più difficile ma evidentemente per Davide l’ostacolo è un motivo d’ambizione. Sulla falsariga del famoso Ancona 2003/2004 con miriadi di giocatori sconosciuti, stavolta il miracolo è compiuto. Giusto così.

SAMPDORIA 5

Male male. L’addio di Ranieri poteva avere delle conseguenze e così è stato. Dalla nona posizione dello scorso anno, la Sampdoria termina con qualche sofferenza di troppo al 15esimo posto e si salva più per demeriti altrui che per meriti propri. D’Aversa non si è rivelato all’altezza della situazione ma neanche Giampaolo ha saputo dare una sterzata in un ambiente che lo aveva consacrato negli anni passati. Con tutto quel potenziale offensivo, Caputo, Quagliarella, Candreva, l’arrivo di Sensi, ci si aspettava ben altro. Alla fine gli episodi sono girati a favore, specie nel derby quando Audero ha parato il rigore a Criscito. L’anno prossimo servirà molto ma molto di più.

SASSUOLO 7,5

Incredibile ma vero, il Sassuolo deve mangiarsi le mani per tutti i punti persi con le medio-piccole, visto che con le big i risultati sono quasi sempre arrivati. Vittorie a Milano con Inter e Milan, a Torino con la Juve, in casa con la Lazio. Insomma, i 12 punti in meno rispetto allo scorso anno sono da ricercare in quelle partite sulla carta abbordabili ma che in fin dei conti si sono rivelate dei trappoloni unici. Il proscenio del Sassuolo 21/22 è tutto di Alessio Dionisi, che prende un’eredità pesante lasciata da De Zerbi e, senza Locatelli e Boga, non due qualunque, riesce a fare un grande campionato alla prima esperienza in assoluto in Serie A. Tecnico giovane, preparato e che è riuscito a trasformare il tridente composto da Scamacca, Raspadori e Berardi come uno dei più realizzativi in Europa (tutti e tre in doppia cifra di gol). Chapeau!

SPEZIA 8

Un otto pieno per una squadra che ha il mercato bloccato da un paio d’anni e che si è presentata ai nastri di partenza con un tecnico ancora alla ricerca della propria dimensione come Thiago Motta. Esperimento riuscito, insomma, dallo Spezia, che dopo essersi salvato egregiamente con Vincenzo Italiano, ha condotto un campionato di tutto rispetto condito da una serie di colpacci come a San Siro col Milan e a Napoli. Gli Aquilotti hanno dimostrato di starci benissimo nella categoria e adesso si preparano ad affrontare un’altra stagione con un altro allenatore, visto che il destino di Motta pare essere segnato.

TORINO 8

L’ingaggio di Juric aveva già fatto intendere in che tipo di direzione voleva andare Cairo: quella di riportare il Toro dove merita per storia e tradizione nel campionato italiano. Dopo gli ultimi anni vissuti con lo spettro della B, l’arrivo dell’ex Verona ha ridimensionato totalmente l’ambiente tramite un’identità di gioco ben riconoscibile e in grado di fare subito la differenza. La decima posizione raggiunta testimonia il salto di qualità che per Juric è soltanto un punto di partenza, non di arrivo. Il prossimo anno, con un Belotti in più magari, l’obiettivo sarà centrare l’Europa. In bocca al lupo!

UDINESE 7

Mezzo voto in più per la professionalità di andare a giocare l’ultima giornata come se fosse la prima di campionato. Uno 0-4 dominante sul campo di una squadra che doveva fare di tutto per salvarsi. Grande merito a Cioffi, allenatore con una bellissima storia dietro che prende le redini di Gotti e dà un’inerzia maggiore alla squadra da un punto di vista realizzativo. Sono ben 60 i gol siglati a fine anno, 18 in più rispetto al precedente torneo, a testimonianza del campionato grandioso di alcuni giocatori come Deulofeu, Beto, Molina e Udogie, di fatto i migliori dei friulani. Al di là di questo, c’è sempre la sensazione che l’Udinese non faccia mai quel passo in più verso zone più nobili di classifica ma, anzi, si accontenti dell’obiettivo minimo di salvarsi. Peccato.

VENEZIA 4

Una squadra più esotica del Venezia è difficilmente individuabile nella storia della Serie A. I lagunari retrocedono per mancanza di giocatori di categoria, con un mix di giovani provenienti da qualsiasi parte del globo che hanno reso poco o nulla. Dopo un girone d’andata più che sufficiente, suggellato anche da un pareggio contro la Juventus al Penzo, Zanetti ha perso totalmente la bussola, inanellando una striscia di sconfitte consecutive che hanno relegato la squadra in ultima posizione. L’arrivo di un gregario come Nani è durato il tempo di un misero assist al primo gettone stagionale. Nota di merito per Andrea Soncin, che ridà un’anima alla squadra nelle ultime giornate pur sapendo del destino già segnato. Le basi possono essere subito rigettate.

VERONA 8,5

C’è chi dice che sono i giocatori a fare la differenza nelle partite. Poi arriva il Verona che esonera Di Francesco dopo tre sconfitte consecutive, prende Tudor che con gli stessi elementi comincia un altro campionato, terminando in nona posizione a 53 punti (-1 dal record) e migliorando sensibilmente la classifica dello scorso anno. Il Verona di Setti si conferma una grande realtà del nostro campionato, giocando un calcio arrembante e fortemente identitario che ha messo in difficoltà quasi tutte le big di Serie A. Tudor si rivela molto più di un semplice vice come nella Juve di Pirlo, dimostrando di avere idee chiare e sfacciate, come quelle di lasciare ampia libertà a Caprari, Barak e Simeone di esprimersi. Così è stato. A Verona sperano in una sua permanenza.

Seguici anche su Per Sempre News