Fabrizio Miccoli, classe ’79, originario della provincia di Lecce ma palermitano di adozione, per aver militato per sei stagioni con la maglia rosanero, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a tre anni e sei mesi, pena già pronunciata nel gennaio del 2020 in secondo grado. I fatti risalgono al 2013 quando riceve un avviso di garanzia dalla procura di Palermo per tentata estorsione, concorso in tentata estorsione ed accesso abusivo a sistema informatico (per l’uso di schede telefoniche cellulari intestate a persone ignare).

Tutto è partito da una conversazione intercettata tra Miccoli e Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Nino, tenuto all’epoca sotto controllo, in cui chiedeva la restituzione di diverse migliaia di euro all’imprenditore Andrea Graffagnini relativi alla cessione della discoteca ‘Paparazzi’ di Isola delle Femmine, per conto del suo amico Giorgio Gasparini, ex fisioterapista del Palermo Calcio. Per la Procura Lauricella si era dato da fare, utilizzando metodi violenti per far riottenere 12 mila euro a Gasparini con il quale Miccoli condivideva la gestione della discoteca.

Successivamente l’ex talento salentino di Fiorentina, Juventus, Lecce e Palermo, dichiarò di non essere a conoscenza che Lauricella fosse in rapporti con dei mafiosi e balzò alle cronache in quanto usò parole vergognose nei confronti del giudice Falcone che lo definì ‘fango’. Per queste parole Miccoli tentò di scusarsi in seguito tra le lacrime. Lauricella per la stessa vicenda era stato condannato in primo grado a un anno per violenza privata, ma in appello è stato contestato anche il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso che gli è costata una pena definitiva di 7 anni.

Miccoli si è presentato spontaneamente al carcere di Rovigo per iniziare a scontare la sua pena. Per Miccoli d’altro canto non esistevano soluzioni alternative al carcere perché a causa dell’aggravante non potevano venire concesse misure alternative.