Ad inizio partita Dybala sapeva di essere ad un passo dal mito. Ad un solo gol da quel Michel Platini che ha sempre un posto speciale nel cuore dei tifosi bianconeri. “Le Roi”, simbolo di una squadra fortissima come la Juve dei primi anni Ottanta, a detta di molti la più forte di sempre, ha incarnato con eleganza e regale “savoir faire” l’essenza di una Juve all’epoca aristocratica e sobria. Platini è stato la proiezione dell’Avvocato Agnelli, che lo adorava, su un campo di calcio, e rimane indimenticato beniamino a distanza di oltre quarant’anni.

Il caso ha voluto che proprio al decimo minuto del primo tempo, i due numeri 10 si incontrassero a quota 105 gol nella classifica all-time dei marcatori della Juve. Dopo il gol, la “Joya” ha deciso così di omaggiare Platini con un esultanza emblematica: sdraiato su un fianco, con la testa appoggiata sulla mano. Un’immagine iconica che il funambolo argentino ha voluto ricordare, un poster che è stato all’interno di migliaia di tifosi juventini sparsi per il mondo.

In quell’occasione Platini si vede annullare quello che per sua stessa ammissione fu “il più bel gol della sua carriera”, in finale di coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors. La sua “non esultanza”, sdraiato a terra per smaltire la delusione, è stata immortalata ed è diventata l’immagine simbolo di un giocatore unico nel suo genere e nel suo modo di interpretare il calcio.

Dybala, che evidentemente in tutti questi anni di militanza un’idea di chi era se l’è fatta, ha riprodotto la sua esultanza. Un gesto umile e allo stesso tempo sintomatico di quanto l’argentino abbia voglia di far parte della storia bianconera.