SIMBOLO DEL CALCIO FEMMINILE E VOCE LIBERA FUORI DAGLI SCHEMI

Nata a Venezia il 5 febbraio del 1964, Carolina Morace è la donna simbolo del calcio femminile italiano e internazionale. Dal 1978, anno del suo esordio, al 1998, anno del ritiro, ha vinto ben 12 campionati italiani, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana, laureandosi per 12 volte (di cui 11 consecutive) capocannoniere della Serie A.

Nel corso della sua prestigiosa carriera ha collezionato, con la maglia azzurra, ben 150 presenze e segnato 105 reti. Nel 1991 entra nella storia segnando la prima tripletta di sempre nella Coppa del Mondo FIFA Femminile, tenutasi quell’anno in Cina. Si tratta di un traguardo unico e importante. “Quando eri una giocatrice a quel tempo non ti rendevi conto di essere un pioniere e che stavi facendo la storia. Quindi tutto era normale e l’idea era che dovevo segnare solo perché io ero il numero 9 e quindi che era il mio ruolo e compito fare gol” – ha raccontato Carolina durante una intervista. Questi grandi risultati consacrano la Tigre, così veniva chiamata dalle compagne di squadra, come la giocatrice italiana più forte di tutti i tempi.

Carolina Morace con la maglia azzurra – Foto dal web

CAROLINA MORACE ALLENATRICE 

Al termine dell’attività agonistica la campionessa decide di intraprendere quella di allenatrice, prima sulla panchina della Lazio Femminile, poi su quella della Viterbese quando militava nel campionato di C1. È la prima donna ad allenare una squadra maschile in ambito professionistico. Dal 2000 guida per 5 anni la Nazionale femminile italiana, prima di diventare, nel 2009, Commissario Tecnico della Nazionale femminile canadese, con cui vince l’anno successivo laCONCACAF Women’s Gold Cup.

Dal 2016 al 2018 guida la Nazionale di calcio femminile di Trinidad e Tobago, assumendo al contempo l’incarico di responsabile del settore giovanile, prima di accordarsi con la neonata Milan. L’esperienza in rossonero termina nel maggio 2019, dopo un terzo posto in Serie A.

Prima donna ad entrare nella Hall of fame del calcio italiano, Carolina Morace vanta numerose esperienze televisive come cronista e commentatrice sportiva. 

Carolina Morace – Hall of Fame – Foto dal web

È di pochi giorni fa l’annuncio ufficiale. Carolina Morace ha ricevuto l’incarico della gestione tecnica della Lazio Women, che milita in serie B, al posto dell’esonerato Ashraf Seleman. Al suo fianco Nicola Jane Williams, ex calciatrice e campionessa australiana, che diventa allenatrice in seconda. Un ritorno in biancoceleste per la Morace che da giocatrice aveva vestito la maglia della Lazio dal 1982 e dal 1984 e, per la seconda volta, dal 1987 al 1989.

“Per me è un onore essere qui. Mi hanno contattata sui social tantissimi tifosi laziali ed ho potuto riscontrare il loro entusiasmo. Sono molto felice di iniziare questa nuova avventura. Ho solo cinque giorni per lavorare prima della prossima partita, non cambierò il modulo. La Lazio è una squadra forte. Voglio curare dei dettagli sulla fase offensiva e su quella difensiva: sono state incassate troppe reti per il valore della rosa attuale. Allenare con mia moglie a fianco? Siamo due professioniste” – la sua dichiarazione. 

Carolina Morace e Nicola Jane Williams – Foto da Facebook

UNA VITA FUORI DAGLI SCHEMI

Nicola Jane Williams è anche la moglie di Carolina Morace che, nel libro “Fuori dagli schemi” (Piemme, 2020, 144 pp.) scritto con la giornalista Alessia Tarquinio, racconta la sua vita.

Non solo una biografia sportiva, quindi, ma anche un diario intimo, un racconto personale in cui parla dell’amore per sua moglie e descrive, con toccante puntualità, la sua carriera vissuta sfidando per anni i tabù e il potere maschile. Coraggiosa e anticonformista, Carolina Morace è una donna libera. E, tra aneddoti e confessioni, spiega anche il motivo per cui si fa chiamare “coach” e non “mister”. 

Una testimonianza importante che contribuisce a spazzare via ogni forma di pregiudizio. “L’ho fatto – ha dichiarato la campionessa – naturalmente per le più giovani e per chi ancora non trova il coraggio di raccontarsi. Il mondo del calcio è pieno di pregiudizi e di omofobia. Non biasimo chi non fa coming out. Per molti uomini il non farlo è una forma di protezione. Credo che sia giusto farlo quando si è pronti, quando si è sicuri di poter togliere la maschera e non rimetterla più“.

Grazie, Carolina per aver dato voce a chi combatte, ogni giorno, le stesse grandi battaglie, dimostrando che il vero coraggio va dimostrato non solo in campo ma anche – e soprattutto – fuori.