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Maurizio Arrivabene, amministratore delegato della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di TuttoSport

Più di un’ora di chiacchierata in cui si sono affrontati diversi temi con un occhio di riguardo per il mercato e il futuro del club bianconero. Quello che traspare, anche dalle sue parole, è che la dirigenza bianconera stia lavorando  seriamente per avviare un’era molto simile a quella del 2011 che vide l’inaugurazione dello Juventus Stadium e che si concluse ben undici anni dopo e qualche trofeo, ben 19, in bacheca.

Ve ne riportiamo i passaggi più salienti. 

Arrivabene, dove sta andando la nuova Juventus?  «Non c’è una nuova Juventus, c’è la Juventus che come obiettivo ha la continuità a mantenere una squadra ad altissimi livelli e mirare ad altissimi traguardi. Non starò a ripetere la famosa frase di Boniperti sul fatto che “vincere è l’unica cosa che conta”, ma l’obiettivo è sempre quello. Stiamo progettando una Juventus che parta dal calcio, perché rimane il nostro cuore pulsante, ma che si allarghi in altre dimensioni. Io credo che il marchio Juventus abbia enormi potenzialità e che possiamo andare oltre i confini italiani, facendoci scoprire altre aree di business da sfruttare. Ovviamente tutto parte da una squadra vincente o competitiva ad alti livelli, senza di quella fai molta fatica. Ma abbiamo la fortuna di partire da un posizionamento in Italia e in Europa che ci consente di andare oltre il concetto di club di calcio e diventare una global company».

Impossibile non entrare con lui nel merito delle voci di mercato e in particolar modo, in quelle riguardanti Matthijs De Ligt

Sembra ormai essere al capolinea la storia tra l’ex Ajax e la Juventus visto che, l’interessamento concreto di Chelsea e Manchester City, ha aperto le porte alla cessione del difensore. Lo stesso Arrivabene infatti, nonostante il contratto del giocatore sia in scadenza nel 2024 e abbia una clausola rescissoria di 120 mln di euro, ha congedato di fatto De Ligt con queste parole: 

Impossibile trattenere un giocatore che se ne vuole andare. Ma è sempre una questione di numeri, non è che se uno vuole andare via gli rispondi: prego, accomodati. Però dal tavolo della trattativa bisogna alzarsi tutti e tre soddisfatti. Vale sempre l’articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto”. 

L’ad bianconero ha anche parlato di Paulo Dybala chiarendo come sono andate le cose con l’argentino, che giusto oggi saluta definitivamente la Juventus essendo scaduto il suo contratto. 

C’era stato un accordo, poi c’è stato l’aumento di capitale, ci siamo tutti presi una pausa, di cui i procuratori erano informati e d’accordo, per effettuare valutazioni all’interno del Consiglio di amministrazione. Ci siamo rincontrati e abbiamo detto che i termini erano cambiati, perché volevamo muoverci in maniera diversa. Per cui da un contratto quadriennale a certe cifre, che vorrei evitare di citare per evitare ulteriori polemiche, siamo passati a un’altra strategia. Anche perché tutti sanno chi è arrivato a gennaio, no? Ma questo non ha compromesso i rapporti, non c’è stata nessuna guerra fra noi e Dybala. Dopo la decisione ci siamo sempre salutati cordialmente al centro sportivo. Diciamo che c’è stata una decisione senza se e senza ma su questa vicenda e l’abbiamo messa in atto. Mi auguro che Dybala trovi la squadra e le soddisfazioni che merita. Dal nostro punto di vista le cose hanno un inizio e una fine. Ribadisco: la Juventus è sopra tutto.“

Immancabile la domanda su un ritorno importante, in nome di questo file rouge del dna bianconero che sembra essersi ristabilito, come quello di Paul Pogba. Il francese è atteso a giorni alla Continassa e Arrivabene ha spiegato com’è nata questa operazione di mercato: 

Gli stiamo parlando e le cose si stanno evolvendo molto, molto bene.Esiste quella riunione di cui ho parlato. In quella riunione sono stati portati determinati nomi, alcuni dei quali arrivano come quello di Vlahovic. Apri una porta, lanci un nome, tutti ti guardano come se fossi matto e poi, piano piano, la macchina si avvia e costruisci l’operazione. Così è nato Pogba. Da una domanda: “Ma perché non prendiamo Pogba?”. Attenzione, l’idea non basta: l’idea è solo una provocazione, poi bisogna metterla in pratica. Devi sempre capire se quella provocazione ha i numeri per la messa a terra, la sostenibilità di cui si parlava prima.”

Arrivabene ha poi concluso la sua intervista svelando un suo sogno in nome della juventinità e italianità che vogliono tornare al centro del progetto:

La presenza di certi giocatori è importante sia dal punto di vista tecnico che commerciale, il mio sogno sarebbe avere un giocatore italiano che venga riconosciuto a livello internazionale: un Totti, un Del Piero, un Buffon, un Paolo Rossi del 1982″.