Un solo gol alla Polonia, tanti gol sbagliati di cui alcuni clamorosi, Alvaro Morata non sta sicuramente giocando ai livelli che conosce e forse sta attraversando il momento peggiore della sua carriera. Le rivelazioni fatte però alla radio spagnola Cope hanno fatto subito il giro del mondo.

L’attaccante iberico, chiaramente non sereno, ha parlato di minacce di morte da parte dei tifosi spagnoli con il coinvolgimento anche dei figli. Una situazione che trascende il calcio e che è specchio di una società in cui da dietro la tastiera e attraverso i social, si sfogano le frustrazioni di una vita a volte miserrima.

Le minacce di morte a Morata e figli hanno profondamente scosso l’attaccante, che è dovuto ricorrere al supporto dello psicologo della Nazionale iberica per smaltire la paura e anche la frustrazione di questo periodo nero, in cui la palla sembra proprio non voler entrare nonostante la fiducia incondizionata di Luis Enrique.

“Ho passato nove ore senza dormire dopo il match con la Polonia. Ho ricevuto minacce e insulti alla famiglia, ‘speriamo che muoiano i tuoi figli’ però sto bene, qualche anno fa sarei stato molto peggio. Forse non sto facendo il mio lavoro come dovrei, ma la gente dovrebbe mettersi al mio posto e capire cosa significhi ricevere minacce. Io quando arrivo in albergo metto via il telefono, ma la cosa che mi infastidisce e che dicano queste cose a mia moglie e ai miei figli allo stadio. Oggi augurano la morte, ma se dovesse succedere qualche tragedia direbbero tutti che era un bravo ragazzo”.