Lo spavento per quello che è accaduto a Christian Eriksen è stato grandissimo, un fulmine che ha squarciato la serenità di questo Europeo prematuramente etichettato come “il ritorno alla vita”: suo malgrado, il trequartista danese, ci ha riportato bruscamente con i piedi per terra.

Dopo il trauma, è il momento dell’analisi, che non possiamo di certo fare noi ma che affidiamo al Dottor Enzo Voccia, specialista in chirurgia generale e di pronto soccorso, la cui lucidità nell’analizzare cosa può essere successo in quei tragici attimi è frutto di anni di esperienza.

La prima domanda è quella che si sono posti tutti: cosa è successo a Christian Eriksen?

“Eriksen è stato colpito da un arresto cardiaco la cui natura è ancora da valutare ma le tipologie sono due: quella neurologica dovuta a shock neurologico e ad una serie di componenti ambientali (il caldo, l’umidità, lo stress) e quella dovuta ad aritmie o patologie cardiache. Per come è caduto il giocatore, ma il se che in questi casi è d’obbligo, la prima ipotesi potrebbe essere più probabile: Eriksen, infatti non si è portato le mani al petto e non ha accusato prodromi. Ha perso immediatamente conoscenza ed è caduto a terra in avanti perdendo i sensi.”

L’importanza del primo soccorso e del defibrillatore gli hanno salvato la vita…

“Ovviamente, in questi casi il tempismo è fondamentale. Il ragazzo, dietro la dignitosissima cortina di compagni, è stato sottoposto a una procedura immediata chiamata BLSD (Basic Life Support and Defibrillation), un massaggio cardiaco immediato atto a mantenere ossigenato rapidamente il cervello e nel mentre gli sono stati applicati gli elettrodi del defibrillatore che è stato fondamentale per una pronta diagnosi e per la terapia d’urgenza. I defibrillatori di ultima generazione, automatici, sono fondamentali in ogni disciplina sportiva e non solo: fanno la differenza perché oltre a fare la diagnosi immediata di arresto cardiaco, indicano anche se è necessario defibrillare o meno il paziente automaticamente. E’ ovvio che anche il supporto ventilatorio ha la sua importanza e quindi durante le manovre, una volta risoltosi l’arresto cardiaco, è necessario ventilare e ossigenare il paziente come si può anche vedere nella foto divulgata dai media, in cui Eriksen riceve ossigeno-terapia tramite una mascherina mentre viene trasferito in ospedale.”

Eriksen portato via in barella (foto GettyImages)

Nel 2021 è possibile che possa accadere ancora una situazione del genere?

“Assolutamente sì, sono casi che per fortuna sono rari ma non sono prevedibili: la probabilità è bassissima ma, come accaduto anche in passato, purtroppo c’è. Soprattutto gli arresti cardiaci che hanno una natura neurologica sono difficilmente preventivabili nonostante le varie procedure di controllo che in Italia sono all’avanguardia nel mondo del calcio, perché non evidenziano anomalie cardiache che emergono nei controlli. Possono capitare a tutti, anche a chi non è sotto sforzo e sono difficilmente prevedibili.”

Ultima domanda, Eriksen potrà tornare a giocare? In molti danno la sua carriera per finita…

“Prima bisognerà individuare la causa che ha portato all’arresto cardiaco: una volta individuata bisognerà valutare se tale causa sarà necessaria di terapia adeguata e soprattutto per quanto tempo. In caso di un arresto cardiaco dovuto a problemi come uno shock neurologico o patologie che non necessitano di specifiche terapie, sarà necessario dopo un periodo di riposo, rivalutare funzionalmente il giocatore sia dal punto di vista generale che cardiaco per poter poi emettere una prognosi precisa. In genere se la struttura fisica del giocatore è integra e non si è trattato di una patologia grave di base, in pochi mesi ci può essere una “restitutio ad integrum” pressoché totale. E’ chiaro che se ha avuto una patologia grave come ad esempio un’ischemia, il ritorno in campo apparirebbe più improbabile.”