Napoli, cosa non è andato alla prima di Gattuso

Seconda sconfitta casalinga per l’insicuro Napoli, la via Emilia è un incubo: prima il Bologna ed ora il Parma. Prima con il compassato Ancelotti, ora con l’esuberante Gattuso, tarantolato, motivatore, volenteroso, ma la prima è un flop almeno come risultato. In tre gare contro tre squadre che ai blocchi di partenza miravano solo alla salvezza (Bologna, Udinese e Parma appunto) gli azzurri raccattano l’elemosina di due punti sui nove in palio. Ecatombe.

Eppure qualche segnale positivo con Ringhio in panchina si è intravisto: la squadra è scesa sì in campo imbambolata, difatti ha subito prestato il fianco al travolgente attacco ospite che l’ha perforata con Gervinho, grazie anche alla tenera collaborazione di Koulibaly. Ma poi, ma poi: il Napoli ha alzato testa e ritmo, ha attaccato a testa bassa, tirato decina di volte in porta, però, come al solito da lungo tempo, ha concretizzato il minimo. Ci sono squadre che con mezzo tiro in porta ne fanno due ed altre, il Napoli nello specifico, che con una decina abbondante, magari ne indovinano uno solo.

Gattuso finalmente sembra orientato al 4-3-3, poi mutato in corsa d’opera ma gli si avvicinerà di più di quanto non fatto da Ancelotti. L’idea del tridente lo accompagnerà nel prosieguo, ed è questo il miglior modulo per la rosa del Napoli.

La svolta emotiva all’esordio c’è stata, ma attenzione, quando arriva un nuovo tecnico il primo impatto emozionale è inevitabile e scontato, bisognerà vedere il resto, ma il sentore che qualcosa possa cambiare c’è stato nella maledetta serata conl Parma. Del Napoli è piaciuto il coraggio, la veemenza, il ritmo alto dalla mezzora in poi, l’assalto all’arma bianca; è piaciuto Milik, al nono gol in 10 apparizioni stagionali e non è poco; a tratti Manolas ha dato sicurezza a volte meno; dello stesso Insigne non si può dire solo del male, ce l’ha messa tutta, per il vis a vis con Sepe in occasione del quale il capitano ha fatto uno dei tiri peggiori della carriera.

Ma il cammino è lungo: il Napoli non ha equilibrio nei reparti, è una formazine sbilenca, sbilanciata ed amorfa, come un bimbo che mette le mani nella plastichina e non dà forma a nulla. Fra attacco e centrocampo sembra ci sia un deserto, la partecipazine non è sempre corale. E poi il peso maggiore è nelle teste dei giocatori, pesanti, ingombre di inquietudini, di paure: dai risultati che latitano alla querelle con la società per l’ammutinamento e le multe che aleggiano.

Gattuso ci ha provato e ci proverà ancora. È ancora presto per capire se al capezzale di un gruppo malato saprà trovare l’antibiotico giusto. Come prima al Napoli, e non per colpa sua, ne è venuto fuori appena un pasticcio di patate.

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