Italia ’90: un mondiale sopravvalutato

Esattamente 30 anni fa iniziava il Mondiale di Italia '90. Vediamo perché non è stato uno dei migliori di sempre e cosa è mancato

Sono passati 30 anni dall’inaugurazione del Mondiale casalingo, dove la nostra nazionale partì tra i favori del pronostico, assieme alla Germania, e si rivelò la migliore, venendo beffata in maniera atroce in semifinale.

Notti Magiche era la colonna sonora che risuonava in TV e nelle radio ed era respirata in ogni angolo del Belpaese per accompagnare il cammino degli Azzurri di Azeglio Vicini. Prima del Mondiale gli appassionati collezionavano ritagli di giornale che raffiguravano i propri beniamini, davano notizie sugli avversari, raccontavano miriadi di aneddoti e poi c’erano le mitiche caricature di Franco Bruna.

A Italia ’90 l’atmosfera era delle migliori e i tifosi italiani sognavano di bissare il titolo vinto solo due edizioni prima. Era un’Italia giovane, costruita dalle ceneri della spedizione negativa di Messico ’86. Bando alla riconoscenza, in campo il nuovo che avanza. Era l’Italia di Maldini, Baggio, Bergomi, Donadoni, Vialli, Giannini e, ovviamente di Totò Schillaci, calciatore che ha legato la propria carriera ineludibilmente a Italia ’90.

Italia ’90 si aprì con la soprendente vittoria del Camerun contro l’Argentina campione in carica, grazie a una rete di Oman-Biyk. Quel Camerun che arrivò ai quarti e quell’Argentina che arrivò in finale senza mai esaltare e dopo essere arrivata terza nel girone, poi ripescata.

Era il Brasile di Careca, ma c’era poco altro all’apice della carriera. I campioni del 1994 erano ancora troppo giovani, tra cui Romario e Bebeto. La difesa era affidabile, ma era un Brasile lontanissimo da quelle nazionali ricche di classe che il Paese sudamericano ha sempre offerto.

L’Olanda era in fase calante rispetto agli Europei dell’88 e nel girone pareggiò tutte le partite, addirittura anche contro l’Egitto. La stessa Inghilterra era una squadra che era un mix tra giovani di grande talento e calciatori sul viale del tramonto. La stella era indubbiamente Gary Lineker.

C’era poi la Jugoslavia dei funamboli e degli artisti, una nazionale che poteva vantare tanti elementi della Stella Rossa. I balcanici si fermarono ai quarti dopo aver perso ai rigori contro l’Argentina.

E poi c’era la Germania, l’unica compagine al livello della nazionale di Azeglio Vicini. Quella Germania, storicamente tosta, solida e concreta, che poteva vantare alcuni tra i calciatori più forti al mondo, tra cui il trio nerazzurro, Völler e Littbarski.

Il Camerun fu decisamente la grande sorpresa di Italia ’90. La fotografia fu celebre del cammino dei Leoni d’Africa è il gol di Milla al San Paolo, dopo la palla rubata a un Higuita che si era avventurato in una delle sue solite sortite. Lo stesso portiere colombiano ha recentemente ricordato quell’errore, facendo autoironia sui social. In periodo di coronavirus, ha postato la foto dell’errore e ha scritto: “Non fate come me: non uscite!”.

Quel Camerun che arrivò a un passo dalla semifinale, venendo beffato allo scadere da Lineker. Il match andò ai supplementari e a vincere furono gli inglesi. L’Argentina battè la Jugoslavia ai rigori. Quest’ultima era comunque una squadra incompiuta, senza un vero grande bomber e che lasciava a desiderare in difesa.

La nostra nazionale fu invece gestita nel migliore dei modi. Vicini rinunciò a Mancini per tutto il torneo, mentre Vialli fece spazio a Schillaci come titolare, vero eroe di Italia ’90. I tifosi azzurri pregustavano un altro Paolo Rossi, ma sfortuna volle che Walter Zenga, uno dei migliori portieri al mondo all’epoca, commettesse un grave errore in semifinale.

Una semifinale in cui, a differenza di quanto riportato, il pubblico di Napoli non tifò Argentina. I napoletani tifarono Italia mentre Diego Armando Maradona, idolo del San Paolo, veniva comunque acclamato. Fu una partita del tutto ingiusta, maschia, dove gli argentini si limitarono a bloccare gli azzurri e furono assistiti da una dose di fortuna non indifferente.

C’è un mito popolare che aleggia sul successo dell’Argentina in Messico ’86 e che propaga la teoria che Diego Maradona abbia vinto i Mondiali da solo. In realtà, il D10S era il miglior giocatore indiscusso sulla faccia della terra, ma era assistito da un gruppo solido e forte. Da Italia ’90, invece, era circondato da una combinazione di compagni di squadra in declino e da nuovi elementi decisamente inferiori ai calciatori di quattro anni prima.

Paradossalmente, si può dire piuttosto che Maradona ha portato da solo in finale l’Argentina a Italia ’90. Superare i padroni di casa in semifinale nella sua città natale d’adozione, Napoli, è stato il suo grande risultato nel torneo, in una notte in cui Maradona si aspettava il sostegno di quello che vedeva come il suo pubblico, la sua gente. Non mancò l’incitazione per lui, ma il pubblico di Napoli supportò la nazionale italiana.

Un rigore parato da Goiycoechea

 

Che gli argentini siano riusciti ad arrivare in finale con Sergio Goycochea in porta è stato un grande miracolo. Dopo aver preso il posto di Pumpido uscito infortunato dal match contro l’Unione Sovietica, Goycochea ha palesato un’enorme inaffidabilità, compensata da quei maledetti rigori. L’Argentina era arrivata in finale a causa e, contemporaneamente, nonostante il suo portiere di riserva.

In un modo o nell’altro, la Germania fa sempre sentire il suo peso nei tornei internazionali. Lothar Matthäus, Rudi Völler e Jürgen Klinsmann sono stati tre monumenti di quella nazionale. Come sempre, la Germania Ovest poteva contare su una difesa forte, su un centrocampo meravigliosamente equilibrato, su una linea d’attacco cinica e su una qualità globale non indifferente.

A Roma ha avuto luogo una delle finali più brutte della storia dei Mondiali, ma ha vinto la migliore tra le due. La Germania Ovest era l’unica all’altezza degli azzurri e ha vinto. Eppure, onestamente, non era tra le migliori selezioni teutoniche che hanno conquistato un trofeo internazionale. Il punto è che altre volte la Germania ha vinto non essendo tra le migliori, a Italia ’90 ha invece vinto un Mondiale da favorita (assieme all’Itlaia)

In generale, Italia ’90 è un Mondiale che porta con sé un alone di mito, perché è stato il mondiale casalingo, per le notti magiche che gli Azzurri ci hanno fatto vivere, per i tanti calciatori iconici che sono scesi in campo. Eppure Italia ’90 non è stato un Mondiale bello come lo dipingono. Lo spettacolo spesso non è stato avvincente e poche squadre hanno deliziato il palato degli spettatori.

Proprio per questo, vista la forza della nazionale di Vicini, aumenta il rammarico di non essere riusciti a raggiungere neanche la finale…

 

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