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La stagione 1989/90 fu caratterizzata dal duello testa a testa fra il Napoli di Bigon ed il Milan di Sacchi, fresco vincitore della Coppa dei Campioni, nonostante la Serie A si presentasse al via con diverse squadre con ambizioni di arrivare al titolo: su tutte, l’Inter Campione d’Italia.

Nonostante Maradona si attardi nelle sue vacanze estive, rientrando abbondantemente dopo, rispetto al resto dei compagni, il Napoli sembra non risentire dell’assenza de El Diez e parte forte, portandosi subito in testa alla classificaGrazie anche alle giocate di uno sconosciuto talento sardo, Gianfranco Zola, prelevato in estate dalla Torres grazie ad una intuizione del Direttore Generale, Luciano Moggi.

Alla 6ª giornata la Roma di Radice, aggancia sorprendentemente al vertice i partenopei, bloccati 1-1 dalla Cremonese. Ma è un fuoco di paglia. La settimana dopo, gli azzurri schiantano letteralmente 3-0 al San Paolo il Milan (doppietta di Carnevale e gal del Pibe de Oro) e riprendono la vetta in solitaria.

Al netto di qualche pareggio di troppo (Genoa, Sampdoria e Juventus) la squadra di Bigon resta al vertice, e il 17 dicembre, con un turno di anticipo, si laurea Campione d’Inverno battendo 2-0 la sorpresa Bologna.

Nel girone di ritorno, però, le cose cambiano drasticamente. Il Milan scala rapidamente posizioni: dal 30 dicembre al 4 febbraio inanella 7 vittorie di fila, portandosi a 3 lunghezze dalla capolista Napoli.

La squadra di Sacchi sembra aver messo la quinta. Infatti alla 24ª aggancia il Napoli in vetta, dominando lo scontro diretto: 3-0 al Meazza, reti di MassaroMaldini Van Basten. Una scoppola che lascia un segno emotivo sugli azzurri. Sulle ali dell’entusiasmo, due turni dopo arriva anche il sorpasso, con i rossoneri che schiantano la Roma all’Olimpico e si portano a +2.

Invece, di lì a poco, c’è un nuovo colpo di scena. La Juventus di Dino Zoff rifila al Diavolo una cocente sconfitta per 3-0 a Torino alla 28ª, e al Napoli basta un pareggio per 1-1 con il Lecce per rifarsi sotto e tornare a -1. Il Milan paga lo sforzo fatto per la rimonta e cade per la seconda gara consecutiva, con l’Inter che banchetta 3-1 nel Derby della Madonnina e mina i sogni di Scudetto dei cugini. Tuttavia la contemporanea sconfitta del Napoli a Genova contro la Sampdoria lascia la situazione al vertice invariata.

Tutto dovrà perciò decidersi nel rush finale, con la situazione di classifica che dice: Milan punti 42 e Napoli punti 41. Alla 30ª due successi, in casa del Lecce per i rossoneri, al San Paolo contro la Juventus per i campani, lasciano aperta ogni eventualità.

Si arriva così alla terzultima giornata: il Milan capolista affronta il Bologna al Dall’Ara, il Napoli vola a Bergamo contro l’Atalanta: i rossoneri chiudono con un deludente 0-0 il confronto con i felsinei, che si vedono anche non convalidare un gol fantasma di Marronaro (con la palla dentro di almeno mezzo metro), lo stesso risultato sembra poter venir fuori dall’altra gara. Ma a poco più di 10 minuti dal 90′, accade il fatto che spinge lo Scudetto all’ombra del Vesuvio.

Fra fischi e ululati, il centrocampista brasiliano Alemão, colpito alla testa da una monetina lanciata dagli spalti, si accascia a terra. Il giocatore viene portato a bordo campo e poi sostituito.

In base al regolamento vigente in quei tempi, in situazioni simili è prevista l’assegnazione della vittoria a tavolino. E così avviene pure in quest’occasione. I 2 punti così conquistati consentono al Napoli di agguantare il Milan al vertice della classifica. E avviarsi a vincere il suo secondo Scudetto.

Alla penultima giornata il Milan incappa poi nella “fatal Verona“. Ma questa è un’altra Storia.

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