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Con tutto quell’alone di entusiasmo mediatico portato dagli arrivi di Vlahovic in primis e di Zakaria in secundis, la partita contro il Verona poteva nascondere diverse insidie. La Juve non ci è cascata, invece. Ha approcciato bene la partita rispettando il valore di un avversario che quasi tutte le squadre soffrono per il suo modo arrembante di giocare. Una serata così perfetta come quella di ieri, forse, nessuno se l’aspettava. Né i tifosi, né tantomeno Allegri e dirigenza. Vittoria, tre punti, momentaneo quarto posto, ma soprattutto gol decisivi di Vlahovic e Zakaria. Se due indizi sono solo una coincidenza, allora i debutti perfetti esistono eccome. Non accadeva da 11 anni che due acquisti bianconeri segnassero all’esordio: gli ultimi furono Vidal e Lichtsteiner contro il Parma nel 2011. Nota di merito anche per il terzo acquisto bianconero passato più in sordina, Federico Gatti, autore di un gol nel week-end con il suo Frosinone.

La rincorsa Champions della Juventus 2.0 nell’after calciomercato, riparte proprio dalla vittoria contro il Verona. Allegri, amante di equilibri, non ha avuto il braccino corto, sfoderando subito il tridente “delle meraviglie”. Serviva solamente disponibilità e sacrificio, specie da Paulo Dybala e Alvaro Morata, non proprio due cavalli nel ripiegare. Tutti e due protagonisti negli assist dei due gol, arrivati per freddezza e opportunismo. La Juventus adesso vive di “good vibes”, come se fosse iniziata un’altra piccola stagione di 5 mesi dove si azzera tutto e si cambiano modi e metodi. La Vlahovic mania non si è creata solo tra i tifosi, ma anche nello spogliatoio, che riconosce l’importanza di avere un terminale offensivo così prorompente.

L’arrivo del serbo ha deresponsabilizzato e responsabilizzato allo stesso tempo, perché non tutti i risultati passano dai suoi gol. Lo sa Allegri, lo sa la squadra. Il primo ad averne giovato è stato Morata, ragazzo dalla sensibilità caratteriale precaria che, messo in condizioni migliori, ha saputo estirpare tutto il suo arsenale migliore, tra tecnica, velocità e libertà di movimento. La vittoria contro il Verona ha avuto un sapore diverso; lo si è visto nelle facce degli 11 bianconeri, che evidentemente hanno ritrovato quel DNA di “uno per tutti, tutti per uno”.

Fonte foto: Profilo Twitter Juventus

Se prima la qualificazione alla prossima Champions League dipendeva più dai risultati delle prime quattro, nettamente più avanti della Juventus sotto tanti aspetti, adesso le carte in gioco sono cambiate. L’alibi che mancava un centravanti è stato spazzato via. Quello di mancanza di qualità a centrocampo è stato surrogato, almeno parzialmente, dall’arrivo di Zakaria. Con le due nuove pedine, la Juventus ha alzato nettamente l’asticella, proprio perché non può permettersi di arrivare quinta. Il crash-test di domenica prossima nella tana di Gasperini sarà quello della verità, considerando anche il momento difficoltoso che sta passando la sua Atalanta (5 punti nelle ultime quattro). Da inizio novembre Allegri ha messo a posto le cose, facendo più punti di tutti (27), solo uno in meno dell’Inter che però ha altre ambizioni. Ben 6 quelli guadagnati sull’Atalanta, 7 su Milan e Napoli.

Adesso il tecnico livornese sa di avere un materiale più robusto per “facilitare” il raggiungimento dell’obiettivo. Deve solo perseguire una strada, in cui le scelte diventeranno fondamentali. Tridente sì o tridente no? Centrocampo a due o centrocampo a tre? Max ha chiarito che le opzioni dipenderanno dal tipo di partita che dovrà affrontare la sua squadra, ma nei momenti cruciali della stagione i continui ricami tattici e di uomini potrebbero solo fare confusione. Perchè alla fine, di certezze, la Juventus fatica a contarle sulle dita di una mano.

La fase di sperimentazione, a inizio febbraio, è giunta al capolinea; ora deve venire fuori tutto il lato manageriale di Allegri da grande allenatore qual è. Se nel gennaio 2017 (Juventus-Lazio 2-0) il passaggio al 4-2-3-1 con Dybala dietro Higuain si rivelò decisivo per arrivare fino alla finale di Cardiff, oggi il tridente Dybala-Vlahovic-Morata potrebbe avere lo stesso effetto, chiaramente parlando di ambizioni di campionato, non di Champions League. Una cosa adesso è certa: la Juventus è tornata a vedere la luce dopo un inizio di stagione che presagiva un disastro unico per come era cominciata. Quel Vaso di Pandora in cui si trovava la squadra bianconera fino a poco tempo fa, si è rifocillato al 13′ e al 61′ minuto della partita contro il Verona: prima con tutti quei 75 milioni di motivi che hanno portato a Torino e al gol Dusan Vlahovic; poi con l’opportunismo di regalarsi un “tuttofare” di centrocampo che, scusate il gioco di parole, sa fare anche gol. Giulio Cesare avrebbe detto: “Veni, vidi, vici“, ovvero “Venni, vidi, vinsi”.

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