Andrea Belotti è come uno di quei vecchi galli di un paese grande o molto urbanizzato che, confusi dal crescente e quotidiano inquinamento luminoso notturno, cantano tutto il giorno, indipendentemente dall’ora, lasciando da parte la loro innata missione di fungere da sveglia naturale nelle zone rurali affinché gli agricoltori o gli allevatori possano trarre vantaggio da tutte le ore di sole.

L’unica differenza è che, nel caso del centravanti del Torino, il suo costante canto ha una chiara ed essenziale ragion d’essere: tenere sveglia una squadra che è in difficoltà dall’inizio della stagione e non può permettersi di chiudere gli occhi nemmeno per un attimo.

Il recente arrivo di Davide Nicola sulla panchina granata al posto di Marco Giampaolo, un allenatore che non si è adattato alla squadra per una questione di idoneità e di caratteristiche, ha portato al Toro una rivisitazione tattica. Il Torino sta beneficiando di una spinta emotiva e psicologica da parte di un allenatore che per la sua grinta, i suoi valori e il suo carattere si adatta perfettamente all’essenza granata.

I Granata hanno finalmente dimostrato, in sole tre partite con il loro nuovo allenatore e nonostante non abbiano ancora vinto con lui al timone, di essere una squadra dal potenziale reale ben al di sopra di quello della media dei club destinati a lottare per evitare la retrocessione, e con armi per competere ogni partita. Lo abbiamo visto contro l’Atalanta e lo vedremo in tanti match futuri.

Tuttavia, se non fosse per la leadership solitaria e il canto nel buio del Gallo Belotti è molto probabile che questo Torino si troverebbe in una situazione molto più difficile. Senza un bomber di questo calibro, il Toro avrebbe decisamente punti in meno e sarebbe quasi spacciato.

I tifosi granata non possono che aggrapparsi a una certezza e una speranza così nitida come Andrea Belotti. Il centravanti lombardo riesce a mantenere svegli i suoi dieci compagni di squadra e a tenere in scacco l’intera retroguardia avversaria grazie alle sue corse sfrenate.

Con Giampaolo alla guida, il Toro era una squadra rigida, senza gioco né fantasia. Il Gallo era quindi chiamato a barcamenarsi per andarsi a prendere il pallone. Una squadra totalmente dipendente in attacco dall’energia di Belotti, dai suoi appoggi bassi per cucire il gioco, per rincorrere l’avversario e fungere da calciatore totale. Le azioni pericolose con Giampaolo arrivavano spesso grazie ai calci di punizione guadagnati dal suo centravanti in varie zone del campo.

E l’efficacia del bomber di Calcinate è aumentata ulteriormente. Lo scorso anno, Belotti ha tirato in porta in media 0,99 volte a partita, quest’anno 1,16. Il Gallo è stato coinvolto già in 16 gol in campionato, una cifra assolutamente ragguardevole. Belotti non è solo un finalizzatore, ma è un accentratore, un uomo squadra e, naturalmente, un assistman.

Il Toro ricorda quelle nazionali minori in cui il fuoriclasse si ritrova a barcamenarsi e sdoppiarsi, vista la presenza di pochi giocatori di buon livello e tanta mediocrità. Grazie alle virtù del suo Capitano, il Toro può tirarsi fuori dalle sabbie mobili e navigare in acque più tranquille. Acque decisamente più consone al suo status. Se Cairo non andrà in B, lo dovrà principalmente a questo condottiero straordinario. Nonostante abbia giocato in un Toro non competitivo, fermo restando la gloriosa storia della squadra, quando andrà via Andrea Belotti non potrà non essere inserito negli annali granata.