L’Avvocato Marengo, noto a tutto l’ambiente granata per aver salvato il Toro dalla definitiva scomparsa nel 2005 con il Lodo Petrucci, ci spiega in esclusiva lo scenario che si potrebbe prospettare con l’attesa sentenza della corte di New York sul caso RCS-Cairo/Blackstone, ipotizzando peraltro una prospettiva che sarebbe molto gradita a tanti tifosi granata ormai delusi da anni di promesse puntualmente disattese.

Buongiorno Avvocato Marengo, iniziamo subito spiegando ai lettori che cos’è e chi è il fondo Blackstone

“E’ un fondo di investimento americano ed è uno dei 5/6 fondi più grandi al mondo. Attualmente è presente con i suoi investimenti in quasi tutti i paesi del mondo, tra cui l’Italia, ove, pochi mesi addietro, insieme a Cassa Depositi e Prestiti cioè lo Stato Italiano, ha rilevato le quote di Autostrade per l’Italia che era in mano ai Benetton. Un’ operazione da 10 miliardi di Euro con un impegno di Blackstone del 25% circa.” 

Ma come ha fatto Cairo a diventare azionista di maggioranza rilevando le quote di RCS?

“Nel 2016 il gruppo Fiat, all’epoca maggior azionista con il 22,55%, decise di disimpegnarsi da RCS, approvando, nella propria assemblea soci del 15 aprile, una scissione, perfezionatasi il 1/5/2016, con distribuzione ai propri azionisti delle azioni di RCS all’epoca detenute dal gruppo. 

Sicuramente per pura coincidenza, pochi giorni dopo l’uscita di Fiat da RCS (1 maggio 2016), venne lanciata un’OPAS (offerta pubblica di scambio ed acquisto azioni) sulle azioni RCS dalla Cairo Communication, che è società di proprietà per il 7,22% di Urbano Cairo persona fisica e per il 43,18% della UT Communication spa, con quest’ultima a sua volta controllata da Urbano Cairo. A seguito dell’OPAS, la Cairo Communication rastrellò circa il 50% delle azioni RCS, divenendone così controllante e socia di maggioranza. Tra le azioni rastrellate da Cairo sul mercato con l’OPAS, penso non siano mancate quelle direttamente o indirettamente in portafoglio della famiglia Agnelli, derivanti dal disimpegno Fiat di pochi giorni prima… Una coincidenza abbastanza particolare…”

In tutto ciò Cairo con Blackstone che cosa centra?

“Nel 2013, il fondo americano Blackstone, attraverso la sua società Kryalos, acquistò da RCS, all’epoca non ancora controllata da Cairo, lo storico famoso palazzo di Milano via Solferino, un palazzo che è grande quanto un isolato nella parte più nobile e cara di Milano, pagandolo 120 milioni di euro e riaffittandolo a RCS, per dar tempo alle aziende che lo occupavano (Corriere delle Sera e Gazzetta dello Sport) di sgomberare con calma i locali.  Acquisito lo storico palazzo con intento speculativo come normale per un fondo di investimenti, Blackstone lo mise poi sul mercato, avviando nel 2015 una seria trattativa con il gruppo Allianz.

Divenuto presidente di RCS il 3 agosto 2016, Urbano Cairo contestò la legittimità e liceità della vendita degli immobili di cui sopra, a quel momento peraltro in parte già svuotati, e la contestò mentre Blackstone stava perfezionando la vendita dei medesimi al gruppo Allianz a 250 milioni di euro, soldi che sarebbero serviti a Blackstone per acquistare le quote di controllo di un fondo immobiliare gestito da Bnp Paribas. Affari ed utili di Blackstone per tale ragione ovviamente sfumati e da cui nasce la nota richiesta di risarcimento danni.

L’Avvocato a questo punto racconta di come Urbano Cairo decida di andare contro uno dei più grossi colossi al mondo e di come inizi pericolosamente il suo potenziale declino.

“L’ardita tesi portata da Cairo a sostegno della suo ritenere nullo l’atto di vendita 2013, si basò sul presupposto che il fondo americano, in ambito di acquisto del menzionato palazzo, avrebbe “approfittato” delle difficoltà economiche e finanziarie del gruppo RCS, così spuntando un prezzo molto inferiore a quello congruo per l’immobile, con difficoltà economica e finanziaria tale da incidere significativamente sulla capacità stessa di autodeterminarsi di RCS, da cui l’integrarsi (a detta di Cairo) del requisito configurante il reato di usura posto in essere da Blackstone nei confronti di RCS. Un’ardita tesi cairota la cui infondatezza ed inconsistenza è poi risultata palese ed attestata nei passaggi giudiziari ed arbitrali successivi.

L’intero impianto accusatorio di Cairo si fondò quindi su una fattispecie di usura. Blackstone ovviamente non ci stette e partìcon una causa in America, con richiesta risarcitoria per 300 milioni di dollari contro RCS per la perdita contrattuale, ovvero per il fatto che era venuta meno la vendita al gruppo Allianz nel frattempo si era ritiratosi stante la contestazione di Cairo. Parallelamente, sempre Blackstone chiese altrettanti 300 milioni di dollari di danni al signor Urbano Cairo persona fisica, fondando la richiesta risarcitoria sulla diffamazione a suo dire subita nell’esser tacciata di usura. Cairo ed RCS, aperta la vertenza americana, azionano un parallelo arbitrato in Italia, che Blackstone accetta. Contemporaneamente ed autonomamente, la Procura della Repubblica di Milano apre un fascicolo per il reato di usura. 

Nel maggio scorso arriva il provvedimento del Collegio Arbitrale, un provvedimento che rigetta le tesi di RCS e a Cairo, dichiarando che non ci fu nessuna usura e che il contratto perfezionatosi nel 2013 tra Blackstone e Allianz era ed è assolutamente valido e pienamente efficace. Contestualmente la Procura di Milano archivia il fascicolo con l’ipotesi del reato di usura rilevando che, nella vicenda, non sussiste alcun reato di usura. Con questi due pronunciamenti, entrambi negativi per RCS e Cairo finisce l’andata.”

L’Avvocato Marengo entra nel vivo della questione spiegando chiaramente che nonostante ancora non ci siano sentenze definitive Cairo sia quasi certo di dover risarcire il fondo americano e del destino possibile o probabile del Toro.

“Finita l’andata giocata in Italia con l’arbitrato prima detto, è ora iniziata la partita di ritorno a New York. Blackstone ha infatti riattivato presso l’Alta Corte di New York il processo che fu sospeso per permettere lo svolgimento dell’arbitrato in Italia. Lo ha fatto depositato una propria memoria di 42 pagine, in cui ha evidenziato 139 fatti di contestazione tra RCS e Cairo, che sarà la pietra miliare di tutto il processo, senza peraltro modificare le 2 originarie domande risarcitorie, ovvero 300 milioni di dollari contro RCS e altrettanti contro Cairo, e chiedendo la riunione dei due processi, penso per palese connessione. Due processi riuniti con però due domande completamente diverse tra loro, una verso RCS di natura contrattuale, ovvero relativa al danno patito da Blackstone sulla mancata vendita del noto Palazzo, l’altra che rientra in quella fattispecie, usando il termine italiano, che si chiama responsabilità da fatto illecito o anche extra contrattuale, avente la sua ragione, detto in verbo non prettamente giuridico, nel precetto che, chiunque cagiona ad altri un danno ingiusto ovvero ponendo in essere un’azione illecita, è tenuto a risarcirlo.”

Seguici anche su Instagram!