• Tempo di lettura:3Minuti

Il 13 maggio 1992: una notte destinata a restare scolpita mella mente e nel cuore di migliaia tifosi granata. E’ la notte della partita di ritorno della finale di Coppa Uefa contro l’Ajax. La partita d’andata, disputata il 29 aprile, fini 2-2 con la doppietta di Walter Casagrande ed i gol di Jonk e Petterson per gli olandesi. Si respira grande ottimismo tra i granata per il match di ritorno in cui Mondonico deve fare a meno di Bruno e Annoni. Il match viene disputato nel vecchio Stadio Olimpico di Amsterdam. L’Ajax mette a disposizione del Toro quattromila biglietti. Il Toro deve vincere ma non parte subito all’assalto, anzi è l’Ajax che va vicino al gol con Petterson che sugli sviluppi di un calcio d’angolo gira di testa un pallone che Fusi sulla linea di porta respinge di petto. Passa un minuto e Casagrande, dopo uno scatto poderoso di Lentini e conseguente cross, schiaccia di testa, con Menzo immobile, trovando il palo. Passa un altro minuto, Cravero si infila in area e De Boer lo stende ma Petrovic fa proseguire scatenando l’ira di Mondonico che solleva una sedia che sta vicino alla panchina. Questa immagine diventerà un ‘cult’, un simbolo di protesta per il popolo granata. Negli anni successivi Mondonico è tornato sull’episodio” Quella sedia è il simbolo di chi tifa contro tutto e contro tutti. E’ il simbolo di chi non ci sta e reagisce con i mezzi che ha a disposizione. E’ un simbolo Toro perché una sedia non è un fucile, è un’arma da osteria”.

Il Toro non ha più niente da difendere e si butta in avanti alla ricerca disperata del gol. Al 73′ Mussi si impossessa della palla, arriva al limite dell’area e lascia partire un tiro leggermente deviato da Blind: Menzo è battuto ma la palla sbatte sul palo. E due. Il Toro non molla e a due minuti dalla fine, Mussi allunga di testa per Sordo, semigirata a dieci metri dalla porta e palla che si schianta sulla traversa. E tre. E’ Finita, con uno score incredibile di tre legni per il Toro con Menzo che li andrà a baciare. La traversa di Sordo a due minuti dalla fine è un’altra immagine che diventerà il simbolo del tracollo della società. Su quella traversa si è schiantato il sogno granata e l’era Borsano.

Il Capitano di alloran Roberto Cravero non ha mai dimenticato l’amarezza provata quella sera: ” E’ il più grande rammarico della mia vita non aver sollevato quella coppa; sognavo da sempre quel gesto, sarei entrato nella leggenda come il primo capitano granata ad alzare una coppa internazionale. Potevamo farcela, c’era un grande clima negli spogliatoi, ma in quella partita c’è tutto il Toro. E’ l’esempio più lampante di cosa voglia dire essere granata: soffrire, reagire a tutto, giocare contro una maledizione che chissà da dove arriva. Al primo palo ho pensato che era normale, al secondo che era un brutto palo preso in una partita sfortunata. Al terzo… non ho più pensato a nulla, ho avuto la sensazione che avremmo potuto giocare cento anni ma contro il destino non c’era nulla da fare. Negli spogliatoi continuavo a piangere. Davvero, non aver alzato quella coppa, per me che al Filadelfia ho passato una vita, è un rimpianto enorme. Per tutti i tifosi quel gesto avrebbe voluto dire una grande vittoria, la prima in Europa. Per me sarebbe stato realizzare un sogno meraviglioso, il sogno che fanno tutti i bambini del mondo prima di addormentarsi”. Ancora una volta, la sfortuna e i rimpianti arricchiscono la storia meravigliosa e piena di maledizioni del Toro.